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Quando una cosa funziona, bisogna dirlo (specialmente se è una roba nerd, poi dell’INPS!!)

Ho provato un senso di  soddisfazione – quasi di liberazione –  quando, volendo verificare se ho una remota possibilità di andare in pensione (e comunque la risposta è “no, creperai lavorando”), mi sono collegato al sito dell’INPS.

Guida-Fisco-Contributi-Volontari-Inps-2012

Però fermi tutti, chiariamo subito una cosa. Se scrivo queste due righe è solo perchè l’immagine mentale che ho dell’INPS è stata completamente sovvertita. Rivoluzionata, cambiata in maniera irreversibile.
“Ehh… e cosa mai avrai pensato?…” ci si potrebbe chiedere.
Niente di che, quello che pensano tutti: 

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Lavorare con un illuminato (non è una pubblicità dell’ENEL) (EGU #3)

Questa foto merita di stare al centro della pagina. E’ memorabile.

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Perchè? Lo spiego subito:
Chi ha l’occhio da scienziato avrà già intuito che stavo presentando un poster. Ero all’EGU a Vienna.
Il tizio vicino a me, con pantaloni viola, camicia nera, foulard di seta nero con colombe bianche e un giacchetto tipo chiodo (e la capigliatura assicuro che non è una parrucca, ma vero capello anni 70!), sebbene possa dare l’idea di essere un frikkettone trovato all’ultimo momento per le strade della città, è in realtà un grande (rischia seriamente di diventare il mio Guru informatico): si chiama Keith J Jeffery, è un vero cervellone delle architetture informatiche in Europa, con vari titoli (dice un excerpt di una sua bio: “Keith Jeffery is currently Director of IT and International Strategy of STFC (Science and Technology Facilities Council), based at the Rutherford Appleton Laboratory (RAL) in the UK.“). Ma possiede vari altri titoli (direttore di quà, presidente di là), si è occupato di Grid o ora lavora col Cloud e tante altre belle cosine che tralascio.

Oltre ad essere molto simpatico, eclettico e singolare, ci sono vari altre caratteristiche che ci accomunano (suona la chitarra ed è un vero rocchettaro). Ma più di tutto, ha una maniera di ragionare affascinante. Ha un pensiero sistemico.
Non sono sicuro se sia la modalità di pensiero dei geni: ne ho conosciuti personalmente pochi ma in effetti pensano in maniera simile.

Mentre ero alla presentazione del poster, lui era lì con me essendone un co-autore. Nei momenti morti tra una chiacchierata e l’altra con quelli che volevano informazioni su simpatici ed incomprensibili schemi, ci siamo messi  a fare un piano di lavoro per i prossimi mesi, ed lì ho visto il genio al lavoro.
Bellissimo, mi sembrava di essere tornato all’università, ai tempi di informatica teorica.

Nella pianificazione delle attività per la costruzione dell’infrastruttura del progetto, mentre un qualsiasi nerd sarebbe partito dall’installare un qualcosa e smanettare, lui ha preso la cosa tutta da un atro verso: “prima di tutto abbiamo bisogno di quattro modelli per descrivere completamente il sistema” mi spiegava, “uno per gli utenti, uno per i dati, uno per le risorse e l’ultimo per il processing”.
E continuava “poi dobbamo trovare le interfacce tra i vari modelli e vedere le interazione utente-sistema, sistema-sistema, dati-processing”… e via su questo tono.

Alla fine sul file excel avevamo una lista di una cinquantina di task, di cui nessuno intellegibile da un essere umano normale, e solo un paio comprensibili da un nerd (tipo: “installare postgresql”), tutto il resto trattava di oggetti astratti, delle loro interazione e delle strategie per riuscire a definirli proponendo prima uno schema semplificato, poi chiedendo alla comunità un feedback ed infine mettendo assieme i pezzi.

Ovviamente i miei neuroni rincorrevano i suoi, nel tentativo di captare il più possibile. Dopo la compilazione della lista l’ho poi sottoposto ad un trattamento shock: una buona mezz’ora di bombardamento  di domande per essere sicuro di aver capito quello che avevamo appena scritto. Ho forzato con l’apriscatole la sua scatola cranica ed ho trovato una miniera. Eccezionale!

Ora non mi resta che lavorarci assieme, imparando il più possibile.
E facendo un upgrade del mio pensiero.

Se poi vado in crash, rebootto!

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BES: L’economia si avvicina all’uomo?

Ieri ho prima sentito a Radio 1 e poi trovato su internet il sito dell’ISTAT che parla di questo nemmeno tanto nuovo indicatore: il BES, ovvero BENESSERE EQUO SOSTENIBILE.

Non è un indicatore che nasce dagli ambiti vicini al commercio equo e solidale, bensì da situazioni meno alternative e pienamente istituzionali:

L’impegno a trovare nuove misure “oltre il Pil” si è fortemente rafforzato dopo la pubblicazione nel settembre 2009 dei risultati della Commissione istituita dal presidente francese Sarkozy e presieduta dal premio Nobel Joseph Stiglitz, con la collaborazione dell’altro premio Nobel Amartya Sen e dell’economista Jean Paul Fitoussi. Nel documento conclusivo la commissione ha suggerito che il Pil deve essere corredato da altre informazioni sulla ricchezza prodotta, ma ha anche indicato che le misure macroeconomiche vanno affiancate a misure della qualità della vita e a misure della sostenibilità. 

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il Gianicolo

Fra i motivi in testa ad un’ipotetica lista per cui val la pena di sopportare questa assurda città, il Gianicolo.

 

 

Camminare – a costo di tacchi alti – sotto lo sguardo altero di Garibaldi. Sporgersi su Roma nella luce dorata d’estate. Risentire il tuffo al cuore del primo cannone. Scorgere, fra le fronde o nella nebbia del ricordo, il teatro dei burattini. Scendere le gradinate su cui hai visto il tuo primo Goldoni. Ai piedi della quercia rabbrividire di pietà per il poeta.

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Campotosto: svegliarsi la mattina con le montagne negli occhi

Svegliarsi la mattina (anche non all’alba) con le montagne negli occhi. Per esempio quelle sul lago di Campotosto. Soprattutto se sei in buona compagnia (grazie dell’ospitalità Freak!) e il tuo bello ti porge un caffè mentre sei ancora avvoltolata nel sacco a pelo… 😉

lago di campotosto

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La Sfida delle 100 Cose

Volevo scrivere una recensione sulla http://www.lasfidadelle100cose.it/
Poi ho pensato che la migliore presentazione di questo libro è un suo breve estratto.
Buona lettura:
”[…] Esiste però un’arte che possiamo padroneggiare, o almeno una capacità in cui possiamo avvicinarci alla maestria: quella di trovare la felicità in situazioni men che perfette. L’arte di essere, a prescindere da quanto siamo bravi e da quanto possediamo, persone comuni che non hanno bisogno di dominare per andare avanti. Io possedevo una quantità di cose accumulate nel corso di una vita. Cose che indicavano come, pur convinto che la felicità non la si compra, non fossi pronto a voltare le spalle ai negozi per cercarla altrove. Adesso invece si. Quasi tutti gli oggetti che avevo posseduto non c’erano più, persino gli attrezzi da falegnameria, i più difficili da lasciare. Avevo meno cose di quanto ptessi immaginare. E dentro di me nasceva un nuovo modo d’essere.
Ero pronto ad iniziare la sfida delle 100 cose. Ero arrivato ad averne meno di cento. […] Sopratttto, erta stato difficile riunciare alla speranza di essere qualcuno che non sono e che non sarei potuto diventare.
Come le pulizie di primavera, è stato un modo tonificante di prepararmi alla sfida. Guardando avanti, all’anno in cui avrei vissuto con meno cose, sentivo di avere dentro lo spazio per accogliere dell’altro.”

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