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Invidia il prossimo tuo – John Niven

Avevo un pensiero ricorrente durante la lettura di questo libro. Scorrevo le righe, le pagine e mi dicevo: “bello ma cinico”.
Bello, poiché Niven è senza dubbio un grande scrittore, dalla prosa fluida, ironico, capace evocare immagini originali.
Cinico, poiché sembrava si basasse sulla canonica triade di valori “soldi, successo, sesso” dai quali dovrebbe dipendere il mondo.

E invece… è riuscito a stupirmi con la narrazione di questa amicizia travagliata tra due compagni di scuola oramai più che quarantenni. Uno sul treno della vita alto borghese, l’altro sul pullman sgangherato dell’ex rock-star in declino.

Diversamente brillante rispetto a “A volte ritorno”, ma forse più profondo.
Se lo si sa cogliere per il verso giusto, è un libro che fa riflettere.

E mi piace chiudere con la stessa conclusione dei feedback più beceri su AirBnb: “consigliatissimo!” 🙂

Scheda libro su Anobii: http://www.anobii.com/books/Invidia_il_prossimo_tuo/9788806236526/01668791898a2fb3dd

E voi, lo avete letto? Cosa ne pensate?

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Come avere milioni di follower su Instagram: 10 principi infallibili

Guardando qua e la, esaminando me stesso, parlando con amici e colleghi, ho scoperto che la sete di like – quel cuoricino e quel pollice alzato che ci gratificano un po’ nel grigiume di alcune giornate – è una patologia trasversale.

Attraversa ceti sociali, differenze di genere, livelli culturali normalmente distanti, diversi stati di vita: dal prete al professore, dal macellaio all’adolescente, dalla massaia al tassidermista, tutti cercano l’altrui plauso, almeno un po’.

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10 libri che lasciano una (bella) traccia

In vista di un possibile progetto di scrittura – di cui non voglio dare alcuna anticipazione poiché si tratta di un desiderio ancora allo stato embrionale – mi sono ritrovato a selezionare alcuni dei titoli migliori tra i libri che ho letto.

Libri che hanno lasciato qualche traccia nella mia vita: che hanno svelato domanda che non riusciva ad emergere, che hanno risvegliato desideri o un desiderio di scrivere come lo scrittore (ambizione esagerata quando si tratta di Calvino… e va bene, lo so) o che semplicemente mi hanno fatto fare delle sane e furenti risate.

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Caro Pat, ecco uno che vi frega tutti

Caro Pat, è arrivato Guthrie.
Guthrie lo fa meglio di tutti perché siete tutti in lui. Ci stai tu, ci sta Scott (Henderson), ci sta Marcus (Miller). ci sta Enrico (Cleptone), ci sta Jimmy (Hendrix) e pure quel contadino di Zappa (il Frank)

Guthrie è uno di quei materiali sintetici con tantissime proprietà: ti ci asciughi, lo usi come panno, non lo devi stirare, va bene per le situazioni eleganti ma anche per quelli estreme, poi lo metti in lavatrice con l’acqua fredda e si lava. Super versatile.
Slappa, sweeppa, tappa, arpeggia triadi su 4 ottave con solo due pennate. Scivola nel flusso. Saltella da un piolo all’altro: questo è Guthrie.

Ascoltiamolo

 

chitarristachitarristiguitaristguthrie govanjazzmusicaordinariabellezzapazzescotroppobellovirtuosismi


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Burocrazia vs. Informatica : 1000 a zero

Foreword

Solo questa mattina in occasione di una analisi specialistica – un’ortopanoramica per vedere se i denti crescono verso il cervello o verso il palato – una serie di considerazioni che latentemente si autoalimentavano è esplosa in tutta la sua virulenta grazia. La general picture si sta chiarendo. L’informatica, che sta entrando in maniera sempre più diffusa negli uffici pubblici, ha un ruolo. Lo dovrebbe avere.
Poi c’è la sua antagonista: la burocrazia.
Bhè, nelle buone intenzioni iniziali, il cavallo bolso della burocrazia avrebbe dovute ricevere dall’Informatica una iniezione di energia che potesse ringiovanirlo un po’, dargli un po’ di sprint.

Un’informatica a supporto della burocrazia, che in teoria avrebbe dovuto migliorare il lavoro dei dipendenti e la vita degli utenti dei servizi pubblici. Ovvero i cittadini

Ma questo è successo?  Solo in parte. Il cavallo bolso rifiuta le iniezioni e preferisce gongolarsi nel suo bolsume.

Osserviamo la situazione da un punto di vista nerd-oriented, allora.


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#Buonenotizie – diventare scrittori con il self-publishing

E’ con grande piacere che riporto il mio primo articolo su una fantastica testata giornalistica: Buonenotizie.it

Forse è capitato anche a voi  – discorrendo con amici o conoscenti di scrittura ed editoria – di sentire che il 50% degli italiani ha un romanzo inedito chiuso nel cassetto. Una cifra forse esagerata, che non corrisponde rigorosamente alle statistiche ISTAT secondo cui ogni anno vengono pubblicati circa 60mila nuovi titoli (libro più libro meno).
Tuttavia, accantonando per un momento l’iperbole colloquiale e concentrandoci sui dati ufficiali, osserviamo che proprio queste cifre ci raccontano il grande desiderio degli italiani di far conoscere e pubblicizzare le proprie opere. Negli ultimi dieci anni infatti i libri pubblicati sono circa 600mila: vale a dire che quasi un italiano su cento ha pubblicato un libro nell’ultima decade. Una cifra impressionante!

Chi – del resto – non ha un lontano parente, un amico o  un conoscente che si è cimentato con la scrittura di un libro e con la sua pubblicazione? O forse siamo stati proprio noi i protagonisti dell’avventurosa e ardua ricerca di un editore disposto a pubblicare la nostra opera… Chi ha avuto esperienze di questo genere con il mondo dell’editoria tradizionale sa bene che è facile incorrere in case editrici che – pur senza arrivare alle aberranti pratiche succhia soldi narrate da Umberto Eco nel suo il Pendolo di Focault – richiedono all’autore di investire diverse centinaia di euro (migliaia in alcuni casi) per pubblicare un libro, senza che esso abbia poi il successo sperato o quantomeno la risonanza promessa tramite i canali di distribuzione tradizionali.

[continua a leggere su Buonenotizie.it]

 

HEADER IMAGE BY PIXABAY  Creative Commons CC0


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La bibliotecaria anarco-post-punk / spennellare personaggi #3

Liberamente ispirato dalla storia di un essere umano realmente esistente. (Be patient, Alice, se ti ho saccheggiato la vita)

Entro nella biblioteca.
Quella pubblica.
La porta cigola poichè l’ultimo demente che non si è pulito le scarpe sull’apposito zerbino ”Benvenuti”, si è invece evidentemente peritato di depositare i sassolini incastrati nella suola esattamente sotto la battuta della porta.
Fantastico! Benissimo!
Adesso oltre al cigolio posso ascoltare un raschio strascinato di millimetrici lito-detriti in attrito sul marmo del pavimento. Melodiosi suoni che si posizionano nella zona d’ombra tra La Traviata e il raspar di unghie sulla lavagna.


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EPISODE 0

Clic.. clac…clac.. cloc.

Silenzio.

Clic clic.. clac. Clic clic…

$(self.el).append(this.messages.login);

 

“Mhmmmm… aspetta però. Ridefiniamo un attimo la proprietà login.. “


var this.messages={
“login”:”Welcome to your new social life”,
“logout”:”See you in while.”
}

nerdposto di lavoroprove letterariespennellare personaggiworkplace


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Pennac: la lunga notte del dottor Galvan.E la mia, anche.

Il mago della medicina interna, ecco cosa volevo diventare. Lei mi dirà che era un’ambizione più che onorevole… No? Sì? Eh?”
“Be’, si sbaglia. In realtà, io sognavo una cosa sola… Quasi non oso dirgliela, tanto è… Da non crederci! Sognavo il mio futuro biglietto da visitai”

E’ uno di quei libri che ti frega. Ingenuamente ti chiedi “cosa mi leggo stasera?”, e allora ravani tra i testi non letti in pila sullo scaffale, vedi questo qui, piccolo, breve, la tipica lettura serale per prendere sonno – semmai ce ne fosse bisogno.
E invece ti ritrovi incollato alle pagine, ad ammirare le performance di giocoleria verbale di Pennac, che ti spara una storia assurda raccontata con arte.

daniel pennacfichissimola lunga notte del dottor galvanrecensioni


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Primo sito italiano del crowdfunding del libro

BOOKaBOOK è la piattaforma italiana di crowfunding del libro e una community indipendente di lettori e autori

Ecco un sito veramente interessante. Il crowdfunding sbarca nel mondo dell’editoria, per permettere a scrittori ed autori di autofinanziarsi il libro.

(articolo da retroonline.it del 5 Aprile 2014 di Matteo Rinaldi)

cropped-logodefinitivoE’ arrivato: bookabook, il primo sito di crowfunding per l’editoria.
In parole povere: editoria dal basso, con i lettori che finanziano gli autori se l’opera piace.
Un modo che sembra fatto apposta per aggirare gli editori. Magari quelli che strombazzano titoli e copertine degne di un trailer cinematografico, ma che poi non fanno neppure mezzo editing. O che, peggio che mai, chiedono soldi per far pubblicare un libro, diventando semplici stampatori. Nascondendosi dietro al dito dei “costi imprenditoriali”. Come se nessun altro li avesse.
[..continua a leggere…]

L’articolo riportato è molto interessante, nuovi orizzonti si aprono per l’editoria… e tuttavia pare leggittimo chiedersi: funzionerà? Cosa può spingere un potenziale lettore ad investire in un libro che ancora deve uscire?
O ancora: quali sono i mezzi appropriati per utilizzare queste piattaforme come una sorta di auto-promozione?

Tutti quesiti da sviscerare se si intende seriamente far conoscere le proprie opere.

 

 

HEADER PHOTO by Blair Fraser on Unsplash

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