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Pay me my Money down

E Buon Lunedì!

I thought I heard the Captain say,
Pay me my money down,
Tomorrow is our sailing day,
Pay me my money down
Oh pay me, oh pay me,
Pay me my money down,
Pay me or go to jail,
Pay me my money down

As soon as the boat was clear of the bar,
Pay me my money down,
The captain knocked me down with a spar,
Pay me my money down

Oh pay me, oh pay me,
Pay me my money down,
Pay me or go to jail,
Pay me my money down

If I’d been a rich man’s son,
Pay me my money down,
I’d sit on the river and watch it run,
Pay me my money down

Oh pay me, oh pay me,
Pay me my money down,
Pay me or go to jail,
Pay me my money down

(trumpet)
well…
I wish I was Mr Gates,
Pay me my money down,
They’d haul my money in in crates,
Pay me my money down

Oh pay me, oh pay me,
Pay me my money down,
Pay me or go to jail,
Pay me my money down

Well 40 nights, nights at sea
Pay me my money down,
Captain worked every last dollar out of me,
Pay me my money down

Oh pay me, oh pay me,
Pay me my money down,
Pay me or go to jail,
Pay me my money down

Oh pay me, oh pay me,
Pay me my money down,
Pay me or go to jail,
Pay me my money down

…pay me my money down….
…pay me my money down….
…pay me my money down….

 

TESTO TRATTO DA http://www.metrolyrics.com/ 

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Divergent – fuori dagli schemi

E’ facile definire le persone in maniera chiara: lui è un bravo padre, quello fa il pompiere, l’altro è uno svitato, la signora del piano di sotto è divorziata, al palazzo di fronte c’è l’avvocato.

Che bello. Siamo tutti tranquilli. Sappiamo chi sono le persone che abbiamo intorno. In un certo senso riusciamo anche a definirci: il mio lavoro, il mio stato di vita, il mio impegno nella società.

Ma tali definizioni sono sufficienti per dire chi siamo?

Divergent parla proprio di questo: è ambientato in una società del futuro dove – al fine di mantenere l’equilibrio della struttura sociale – ognuno, al momento della maggiore età, è chiamato a scegliere una categoria che poi lo/la definirà per il resto della vita.
Ci sono gli intrepidi, una massa di scalmanati, allegri e sempre atletici che hanno il compito di difendere la società.
Ci sono gli eruditi che si occupano dell’istruzione e della scienza.
Ci sono i caritatevoli che si danno alle opere di carità, al soccorso del prossimo.
…e così via.

Ma cosa succede quando qualcuno scopre che non può essere una cosa sola?
Un gran casino, ecco cosa succede. La società cerca di rigettarlo come un corpo estraneo.
Eppure sono proprio i divergenti a notare meglio le falle del sistema, a capire cosa sia la vera vita, a non rimanere narcotizzati dagli ordini indiscutibili impartiti dall’alto.

Sono loro a squarciare il velo dell’omologazione, del facile giudizio, ad andare oltre, a scoprire quanta libertà ci possa essere nel vivere qualcosa per cui non sono stati programmati.

Insomma, un bel film che parla degli aspetti più umani della persona e cerca di mettere a fuoco la complessità dell’animo umano, i sentimenti contraddittori che si possono vivere, il bisogno di gradualità nello scoprire gil altri e noi stessi allo stesso tempo.
Vale la pena di menzionare una scena – brevissima, passa quasi inosservata – dove i due protagonisti scoprono di avere dei sentimenti uno per l’altra, cominciano a baciarsi e mentre vanno avanti lei con grande rispetto e gentilezza dice “aspetta, andiamo piano, ho bisogno di tempo”. Sono rimasto senza parole. Il regista ha voluto sottolineare la necessità di vivere anche l’amore a ritmo con il proprio cuore.

Certo, il mio videotecaro – grande esperto di cinema, capace di fare pelo e contropelo a qualsiasi film argomentando in maniera professionale tutte le sue critiche – forse lo derubricherebbe come una mezza americanata.
Io dico che è un film edificante. Di quelli che non si trovano spesso.

Divergenti. Tutti siamo divergenti, di fatto. Nessuno può essere infilato in una categoria precisa. Mi ci ha fatto pensare il brano di un libro sull’intercultura che recitava (vado a memoria):

Anche noi in fondo siamo un insieme di passioni, interessi e “persone” differenti. Ad esempio, è facile per ognuno di noi descrivere un amico o conoscente in questo modo:è un impiegato, ama il teatro, legge fumetti, non ha figli, va in parrocchia, è iscritto al sindacato, non è bravo a scrivere, ha fatto karate, ama la montagna, odia il calcio, preferisce i capelli con la gelatina, compra la settimana enigmistica, passa ore su internet, spesso va al cinema, è un chiacchierone, gli piace fare il bagno, adora le lasagne…

Si potrebbe andare avanti a lungo.

E ora mi chiedo: se avessi a disposizione poche parole da mettere come epitaffio sulla mia lapide, sceglierei “Al nostro caro D., compianto ingegnere e amico ..bla bla” oppure, “A D., che amava le lasagne, la tromba, e sapeva fare i cruciverba senza schema”?

 

 

 

HEADER IMAGE BY MoviePosterEdits [CC BY-SA 4.0], attraverso Wikimedia Commons

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Equity Crowdfunding: l’Italia scende in campo

Si parla di “equity-based crowdfunding” quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.

Così comincia la Guida all’equity crowdfunding della CONSOB dedicata a tutti quelli che, interessati al mondo delle startup e magari desiderosi di aprirne una, vogliono capire meglio da che parte cominciare.

[CONTINUA A LEGGREE SULLA FUCINA DI IDEE]

HEDAER IMAGE BY Bizking2u (Opera propria) [CC BY-SA 4.0], attraverso Wikimedia Commons

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