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Scienza e social media – Part IV (the end)

Dopo aver visto in un post precedente alcuni dei motivi tecnologici successo dei social networks, vediamo ora quale sia la nuova ricchezza in questa era social, e quali siano le opportunità e i rischi per la scienza in questo scenario.

 

 4 La nuova ricchezza: i dati e lo stream

Nello scenario sin qui mostrato, la nuova ricchezza è costituita quindi da una parte dai dati e dal loro possesso, dall’altra dalla possibilità di condividerli e  di avere questo ‘flusso continuo’ (il cosiddetto ‘stream’) sempre aggiornato.
Il possesso di dati può essere in maniera abbastanza semplice correlato ad una ricchezza economica: le possibilità offerte dagli strumenti statistici e informatici di esplorare i dati  (data mining) permette infatti di trarre informazioni preziose utilizzabili strategicamente in ambito economico. Questa azione, tra l’altro, viene promossa a livello intercontinentale (Stati Uniti ed Europa) con azioni che tendono a diffondere le politiche di open data, ovvero politiche che favoriscono l’apertura a tutti di tutti i dati (si vedano i due esempi italiani, a livello nazionale e regionale).
Il flusso dei dati (lo stream) è altrettanto prezioso poichè attrae una grande quantità di utenti: è quello che succede su facebook quando si consulta la propria “bacheca” in cerca delle novità degli amici. Questo garantisce quindi una presenza costante di utenti, a cui è possibile veicolare messaggi pubblicitari e che possono inoltre essere in un certo modo ‘indirizzati’ a contenuti di interesse (pubblicità, siti compravendita online ecc).
In questo contesto prenderemo in esame gli aspetti più legati alla scienza.

4.1 Opportunità collaborative offerte alla scienza

Al giorno d’oggi infatti l’idea romantica di scienziato che solo nel suo laboratorio scopre e governa le leggi della materia e del cosmo è non solo obsoleta, ma inadeguata ad affrontare le sfide che la stessa scienza pone.

La scienza ha bisogno di team di scienziati che in maniera collaborativa lavorino insieme per raggiungere obiettivi. Questo è richiesto sia dall’incremento della mole di dati da annalizzare (impossibile per un singolo essere umano senza l’ausilio di un gruppo di ricerca coordinato e di mezzi tecnologici opportuni) sia dal carattere sempre più interdisciplinare che riveste la ricerca, la quale può trovarsi a trattare singoli temi da punti di vista diversi (si pensi solo al tema del DNA che riveste gli ambiti biologico, chimico, teorico, matematico, computazionale…).

Tali considerazioni sono vere in particolar modo per i campi della scienza (diversi dagli studi in laboratorio o teorici) che effettuano monitoraggio e che quindi sono intrinsecamente legati ad aspetti sociali, collaborativi e di condivisione dei dati, come nel caso della sismologia e delle reti sismiche.

Inoltre, per come si configura oggi la prassi della ricerca scientifica, sovente legata a progetti di ricerca nazionali od europei, risulta quasi ovvia non solo l’utilità ma anche la necessità di strumenti sociali e collaborativi, con le caratteristiche descritte precedentemente, che promuovano il dialogo e lo scambio di informazioni tra soggetti che lavorano sullo stesso progetto.

4.2 Rischi comunicativi

I social media, tuttavia, presentano ancora delle sfide, in particolar modo per quanto riguarda i rischi comunicativi che possono essere brevemente elencati:

  • Privacy. La privatezza delle informazioni, specialmente se si tratta di dati sensibili o scientifici, è fondamentale e non sempre adeguatamente curata. UN tipico esempio, allo stato attuale, è dato da tutti i siti a cui è possibile “accedere tramite facebook”. Chi acconsente a queta azione fornisce infatti libero accesso a tutti i propri dati da parte del sito a cui si è acceduti “tramite facebook”, e le informazioni su questa perdita di privacy non sempre sono adeguatamente illustrate.
  • Protezione tramite crittografia: insieme al miglioramento degli algoritmi di crittografia, c’è un aumento delle risorse per ‘craccare’ i dati protetti. Questa è una sfida in continua evoluzione. Fra pochi anni sarà possibile probabilmente scoprire password anche lunghe, e l’unica maniera per avere un accesso sicuro sarà fornire dati “più personali” non tutelando quindi adeguatamente la propria privacy.
  • Incomprensione tra soggetti: sebbene le tecnologie dei SN e, più in generale, collaborative, promuovano e semplifichino la comunicazione, ci sono ancora aspetti culturali, personali e storici che possono complicare il processo comunicativo e che non sono affatto da sottovalutare, come risulta evidente nell’ambito di grandi progetti scientifici europei e , ancor di più, nelle collaborazioni pan-europee. In questa prospettiva, la collaborazione portata avanti attraverso incontri personali, conferenze, riunioni risulta ancora il mezzo più efficace per ragionare assieme in maniera produttiva e creativa.
  • Il problema dello “SPAM”: un grosso problema da arginare è, inoltre, quello dei dati senza significato (il cosiddetto spam, nel gergo informatico utilizzato soprattuto in relazione alla posta elettronica indesiderata).
    Per questo motivo i metadati collegati al dato, che sono uno degli elementi fondamentali del web semantico, rivestono ora come mai una fondamentale importanza, poichè permettono di dare un significato ai dati e quindi rendono una macchina in grado di selezionare in maniera semplice 8e rapida) i dati di interesse da quelli ‘spazzatura’.

 Conclusioni

In conclusione, la scienza nell’era dei social media può trarre grande vantaggio da tutti gli aspetti collaborativi che i social network mettono a disposizione.

Essa potrà esprimere al meglio le potenzialità di progresso di cui da sempre è stata foriera se saprà emendarsi dai timori collegati ai rischi dei social networks e sfruttarne al massimo le potenzialità collaborative e di aggregazione sociale che tali reti presentano.

**************

Bene, questo breve excursus su scienza e social media è finito.
Come al solito, ogni tipo di feedback è gradito tramite i commenti qui sotto.

A presto!

 

 

 

HEADER IMAGE Photo by jesse orrico on Unsplash

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Scienza e social media – Part III

Dopo aver visto in un post precedente cosa siano i social network ed alcuni dei motivi sociali del loro successo, vediamo ora alcuni delle ragioni tecnologiche della loro immensa diffusione.

 

 3 Motivi tecnologici del successo dei Social Networks

I bisogni descritti sopra hanno potuto, tuttavia, trovare soddisfazione almeno parziale anche e soprattutto grazie all’evoluzione tecnologica senza precedenti nella storia dell’umanità, che ha reso possibile la diffusione dei SN per mezzo di:

  • Interfacce grafiche accattivanti e di facile utilizzo. Tale tema è vastissimo, mi limito ad alcuni accenni, come ad esempio l’esplosione del web 2.0. Esso è, in sintesi, un insieme di interfacce e di meccanismi che rendono l’esperienza di navigazione estremamente interattiva e personalizzata. Ciò è possibile con l’uso intensivo di insiemi di tecnologie e di standards come HTML5CSS3javascript. Esse integrano, oltre ad espetti esteticamente gradevoli, anche l’uso della georeferenziazione al fine di erogare i contenuti più adatti all’utente, assemblandoli con contenuti anche esterni e di terze parti di possibile interesse per l’utente.
    Tali nuove tecnologie comprendono protocolli asincroni che riducono i tempi di attesa apparente dell’utente, fornendo un elemento web alla volta e non obbligando l’utente ad aspettare il caricamento completo dei contenuti prima di visualizzare qualcosa; essi inoltre danno la sensazione singolare di “partecipare ad una esperienza” più che di “consultare dei contenuti”.
    Le interfacce grafiche, che ora includono messivamente animazioni, transizioni, modifiche dinamiche dell’aspetto dei contenuti (cf ad esempio le nuove specifiche per i fogli di stile CSS3) aumentano tale aspetto esperienziale.
  • Supporto per grandi moli di dati. Volendo schematizzare con una pseudo equazione, potremmo scrivere molti utenti=molti dati. Il paradigma secondo cui i dati dovevano essere accentrati su una sola macchina si sta rivelando insufficiente per le applicazoini relative ai SN che hanno avuto una incredibile espansione anche grazie a basi di dati distribuite che consentissero un elevato thorughput di transazioni e la possibilità di replicazione, anche a scapito della consistenza in tempo reale che non si è rivelata fondamentale per molte applicazioni dei SN.
    Tali basi di dati sono spesso basate su paradigmi non relazionali, o no SQL, come ad esempio couchDBmongoDBCassadra etc3
  • Incremento della banda. Un altro elemento che ha promosso la diffusione dei SN è l’aumento della banda di comunicazione, che permette il trasferimento di una mole sempre maggiore di dati e di un grande numero di transazioni al secondo, e quindi – osservandone l’aspetto concreto e quotidiano – consente agli utenti di stare collegati senza interruzione e di condividere la loro vita sui SN tramite foto, messaggi, notifiche di spostamento ecc.

 

Fra qualche giorno analizzeremo quale sia la nuova ricchezza nel mondo dei social e quali siano le opportunità che ssa fornisce alla scienza… stay tuned.

E per qualsiasi domanda, lascia un commento qui sotto.

 

 

CITAZIONI

3 per la consistenza e i database non relazionali si veda “CAP theorem” su wikipedia o su “couchDB, the definitive Guide”

 

 

HEADER IMAGE Photo by Samuel Zeller on Unsplash

 

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Scienza e social media – Part II

Dopo aver introdotto l’argomento in un post precedente, passiamo al cuore del tema: cosa sono i social network ed i motivi sociali del loro successo.

 

  1. Cos’è un social network

Un social network (SN da ora in poi), o rete sociale, è una piattaforma informatica generalmente accessibile tramite world wide web (www) che permette ad utenti e gruppi di utenti di interagire condividendo informazioni e dati. Tali reti sono normalmente tematiche (ad esempio dedicate alla musica, o alle scienze, o all’amcizia etc) anche se allo stato dell’arte le più diffuse, come facebook, tendono ad integrare utenti ed interessi diversi.

In un SN si possono condividere informazioni personali, sulla propria vita passata, sui propri interessi, sulle attività che si stanno svolgendo, generalmente in tempo reale. Un SN permette anche la condivisone di materiale multimediale (foto, video ecc).

Alcuni SN permettono inoltre all’utente di condividere in maniera collaborativa dei file di tipo office (documenti, presentazioni, fogli di calcolo ecc) tramite servizi affiliati; si veda ad esempio google drive, accessibile facilmente se si ha un account google che dà accesso al SN Google Plus.

  1. Motivi sociali del successo dei Social networks

Pur senza essere un sociologo, mi è possibile mettere in luce un sotto-insieme delle dinamiche puramente umane che contribuiscono alla diffusione inarrestabile dei SN:

  • Bisogno di socialità dell’essere umano, a cui i SN offrono un succedaneo, rispetto alle relazioni reali, che tuttavia pare coinvolgere e soddisfare molte persone
  • possibilità di comunicare e scambiare informazioni e dati in maniera immediata e semplice (cf. prossimo post)
  • possibilità di essere visibili, farsi conoscere dal mondo
  • estrema “democraticità” dei SN, per cui la visibilità di un singolo utente non viene decisa da organismi superiori ma democraticamente costruita dalla “mandria elettronica”[1]
  • bisogno di conoscenza, una delle necessità psichiche dell’essere umano, che può presentarsi in maniera polimorfa: necessità di conoscenza scientifica, necessità di conoscenza di notizie, curiosità per il sapere[2]
  • per ultimo aggiungo un aspetto socio-economico: l’accesso di molti utenti ad un unico portale può costituire motivo di ricchezza e di profitto, perciò viene promosso, facilitato ed incentivato dall’industria pubblicitaria e da altri soggetti economici come vedremo meglio nel prossimo post

Fra qualche giorno analizzeremo alcuni dei motivi tecnologici del loro successo… stay tuned.

E per qualsiasi domanda, lascia un commento qui sotto.

 

CITAZIONI

[1] Per la definizione di “mandria elettronica” si veda l’interessante saggio di TLFriedman “Le radici del futuro. La sfida fra la Lexus e l’ulivo: che cos’è la globalizzazione e quanto conta la tradizione

[2] Sui bisogni psichici dell’essere umano si vedano le teorie di Maslow o anche testi più recenti come “Amori difficili” di T.Cantelmi e R.Barchiesi

 

HEADER IMAGE Photo by Sabri Tuzcu on Unsplash

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Scienza e social media – Part I

Sono passati poco più di dieci anni da quando uno studente della Harvard University ha gettato le basi per quello che – allo stato dell’arte – è il network che quasi automaticamente viene associato all’espressione “social network”: Facebook.

M.Zuckerberg – questo è il nome dell’oramai ex-studente, novello milionario – ha saputo farsi portavoce e interprete dell’aspetto sociale della rete, che ha favorito in un tempo relativamente ridotto, se paragonato alle centinaia di migliaia di anni che ci sono voluti all’uomo per introdurre ad esempio l’uso del ferro, una diffusione enorme e capillare dell’utilizzo dei computer e, più nello specifico, del  web.

Facebook tuttavia può essere considerato solo un caso d’uso del concetto più esteso di social media, che ha assunto le forme più diverse a seconda dell’ambito di interesse degli utenti: si passa quindi da network integrati simili a Facebook come Google plus, a network di utenti esperti che collaborano a costruire conoscenza (es. wikipedia e tutti i suoi wiki-derivati) o a rispondere a domande di meno esperti (es. la comunità di stackexchange), oppure – ancora – a network dedicati ai messaggi brevi (twitter) e network rivolti alla scienza in modo più specifico.

Tra questi ultimi possiamo citare:

– Mendeley.com, una comunità che permette di condividere e catalogare le proprie pubblicazioni scientifiche, anche tramite l’utilizzo di software di catalogazione gratuito e scaricabile

– Researchgate e Academia, due social network che in maniera simile a Facebook permettono di condividere il proprio stato, aggiungere informazioni personali, in particolare quelle relative alla propria carriera scientifica, ed il curriculum.

Tratterò le opportunità collaborative offerte dai social media, approfondendo nei prossimi post i seguenti punti:

1) cosa sia un social network

2) motivi sociali del successo dei social networks (d’ora in poi SN)

3) motivi tecnologici del loro successo

4) la nuova ricchezza introdotta dai Social Network: i dati e lo stream

 

Fra pochi giorni cominceremo con i primi due paragrafi: cosa sono i social network e motivi sociali del loro successo…. stay tuned.

E per qualsiasi domanda, lascia un commento qui sotto.

 

 

 

HEADER IMAGE Photo by NASA on Unsplash

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Ma come si sceglie la “faccia” del mio nuovo blog? (a.k.a. temi wordpress per un blog personale)

Insomma era tanto tempo che volevo farlo, ma la mania di perfezionismo contrastava esageratamente la mania di grandezza. Ora le cose si sono parzialmente riequilibrate, ed ecco che come conseguenza mi sono comprato il dominio www.danielebailo.it.
Dopo tanti smanettamenti informatici (vedi sotto per la lista, solo per i nerd!) ho in pratica deciso di copiare tutto questo blog attuale sul nuovo dominio, che sarà la mia nuova home.

Perchè questa scelta?

Oltre che per il succitato spirito egomaniaco, ci sono altre ragioni:

  1. adesso ho la mail daniele@danielebailo.it (probabilmente non gliene frega nulla a nessuno, ma io so’ troppo contento!)
  2. posso organizzare meglio tutti i contenuti che ho in mente di mettere (ad esempio un piccolo portfolio)
  3. posso usare anche temi diversi da quelli che wordpress da di default sul blog hostato da loro

E con quest’ultima considerazione arriviamo al punto dolente…

Oddio, e ora che tema scelgo?

Normalmente per creare altri progetti, la scelta è stata rapida. Ad esempio per il sito chiaracorbellapetrillo, confrontandomi con una mia cara collega, in una settimana abbiamo selezionato e scelto. Per il sito della festa parrocchiale la scelta è durata non più di un’ora (guarda che carino festasantanselmo).

Ma adesso che si tratta di scegliere un layout per il mio blog personale… PANICOOO!

Allora, provo a mettere nero su bianco (o bianco su nero, se come me avete scoperto il ctr+alt+cmd+8 dell’iMac) le cose che desidererei nel nuovo blog:

  1. area per il portfolio, dove inserire vari progetti conclusi (roba di lavoro ma soprattuto di creatività e arte)
  2. uno slideshow iniziale. Mi piace troppo, è carino
  3. contenuti ben distribuiti, nel senso che già dalla prima pagina sia chiaro che c’è una sezione blog, una portfolio, una per la scrittura,  una contacts. IN questo senso un tema di magazine & news andrebbe bene… ma quelli stonano per un blog perosnale
  4. questo è in parziale contraddizione col punto 3: vorrei una cosa semplice, ma allo stesso tempo colorata e creativa. Cioè: abbastanza contenuti da far capire che ci sono varie sezioni, ma che non confornda l’utente (ecco che l’opzione magazine può diventare inapplicabile).

Ecco, sì, vorrei tute queste cose.. quindi bho.

Please help!

Chissà, magari volete darmi una mano nella scelta… allora ci sono due possibilità:

  1. La prima è che mi suggeriate qualche tema che vi piace e che secondo voi può andare. Sarei pure disposto a spendere una piccola cifra, và…
  2. Vi elenco quelli passati al vaglio finora e mi date un parere. Chissà magari col confronto si chiariscono le cose.
    Eccole di seguito:

Simplemag

Lo stesso con cui ho fatto il sito chiaracorbellapetrillo. Forse modificato opportunamente può funzionare.
Ha il vantaggio che si possono organizzare bene le sezioni. Inoltre ci ho già smanettato abbastanza. Forse però è troppo per magazine.

Schermata 02-2456695 alle 17.19.49

Hueman

Sembra un bel tema con varie impostazioni. Ma andrà bene per un blog personale, non è troppo incasinato? IN particolare non mi convince il fatto che non abbia lo slideshow. O meglio, ce l’ha solo nella configurazione a tre colonne (con quella principale al centro).

hueman-theme

Jovial

E’ un poco corporate e si dovrebbe lavorare sui colori. Ma potrebbe essere carino. Sotto ha il blog, poi ha lo slideshow. Non che sia molto creativo, è un po’ quadrettoso. Ma forse può andare.

Schermata 02-2456695 alle 17.30.56

 

Kent

Questo mi piace un sacco. Solo due drawbacks: è troppo quadrettoso ed è molto magazine. Si potrà riuscire a renderlo più… come dire… creativo?

screenshot

 


Reporter

E’ fantastico mi piace un sacco. Ma andrù bene per un blog personale? Certo, ha delle funzinonalità davvero bellissime…

screenshot (1)

 

 

The Newswire

Anche questo, è fantastico. Cacchio mi piacciono tutti quelli giornalistici? Frose devo aprire una testata giornalistica?

screenshot

 

Time

Altro tema molto bello. Ma tirando fuori il macho che è in me mi chiedo: non è da femmina?

time_thumb

 

Unite

Su questo ci sarebbe da lavorarci un po’, ma forse incarna il mix di semplicità e organizzazione che cerco. Chissà, magari va bene.

Schermata 02-2456695 alle 17.52.51

 

Ecco la rassegna è finita, ed io mi trovo da capo a dodici. Come uscirne? Credo che un periodo di disintossicazione dai wordpress theme e qualche consiglio esterno siano il toccasana che mi serve.
Quindi arrivederci, passo e chiudo.

Anzi no, un ultimo messaggio lo lascio: HELP, HELP, HELP

Lista smanettamenti informatici

  1. acquisto dominio e spazio web da tophost (5 euro per un anno!)
  2. download & installazione wordpress
  3. installazione del mitico plugin WP jetpack, che permette di far parte della rete di wordpress (seguire ed essere seguito, poeter fare ‘mi piace’ sui post, avere le statistiche di wordpress e tante alte cosine) anche avendo un self-hosting

lettura-scritturariflessionitecnologytecnology & ICTwordpress


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Quando una cosa funziona, bisogna dirlo (specialmente se è una roba nerd, poi dell’INPS!!)

Ho provato un senso di  soddisfazione – quasi di liberazione –  quando, volendo verificare se ho una remota possibilità di andare in pensione (e comunque la risposta è “no, creperai lavorando”), mi sono collegato al sito dell’INPS.

Guida-Fisco-Contributi-Volontari-Inps-2012

Però fermi tutti, chiariamo subito una cosa. Se scrivo queste due righe è solo perchè l’immagine mentale che ho dell’INPS è stata completamente sovvertita. Rivoluzionata, cambiata in maniera irreversibile.
“Ehh… e cosa mai avrai pensato?…” ci si potrebbe chiedere.
Niente di che, quello che pensano tutti: 

ordinariabellezzariflessionitecnology


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Lavorare con un illuminato (non è una pubblicità dell’ENEL) (EGU #3)

Questa foto merita di stare al centro della pagina. E’ memorabile.

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Perchè? Lo spiego subito:
Chi ha l’occhio da scienziato avrà già intuito che stavo presentando un poster. Ero all’EGU a Vienna.
Il tizio vicino a me, con pantaloni viola, camicia nera, foulard di seta nero con colombe bianche e un giacchetto tipo chiodo (e la capigliatura assicuro che non è una parrucca, ma vero capello anni 70!), sebbene possa dare l’idea di essere un frikkettone trovato all’ultimo momento per le strade della città, è in realtà un grande (rischia seriamente di diventare il mio Guru informatico): si chiama Keith J Jeffery, è un vero cervellone delle architetture informatiche in Europa, con vari titoli (dice un excerpt di una sua bio: “Keith Jeffery is currently Director of IT and International Strategy of STFC (Science and Technology Facilities Council), based at the Rutherford Appleton Laboratory (RAL) in the UK.“). Ma possiede vari altri titoli (direttore di quà, presidente di là), si è occupato di Grid o ora lavora col Cloud e tante altre belle cosine che tralascio.

Oltre ad essere molto simpatico, eclettico e singolare, ci sono vari altre caratteristiche che ci accomunano (suona la chitarra ed è un vero rocchettaro). Ma più di tutto, ha una maniera di ragionare affascinante. Ha un pensiero sistemico.
Non sono sicuro se sia la modalità di pensiero dei geni: ne ho conosciuti personalmente pochi ma in effetti pensano in maniera simile.

Mentre ero alla presentazione del poster, lui era lì con me essendone un co-autore. Nei momenti morti tra una chiacchierata e l’altra con quelli che volevano informazioni su simpatici ed incomprensibili schemi, ci siamo messi  a fare un piano di lavoro per i prossimi mesi, ed lì ho visto il genio al lavoro.
Bellissimo, mi sembrava di essere tornato all’università, ai tempi di informatica teorica.

Nella pianificazione delle attività per la costruzione dell’infrastruttura del progetto, mentre un qualsiasi nerd sarebbe partito dall’installare un qualcosa e smanettare, lui ha preso la cosa tutta da un atro verso: “prima di tutto abbiamo bisogno di quattro modelli per descrivere completamente il sistema” mi spiegava, “uno per gli utenti, uno per i dati, uno per le risorse e l’ultimo per il processing”.
E continuava “poi dobbamo trovare le interfacce tra i vari modelli e vedere le interazione utente-sistema, sistema-sistema, dati-processing”… e via su questo tono.

Alla fine sul file excel avevamo una lista di una cinquantina di task, di cui nessuno intellegibile da un essere umano normale, e solo un paio comprensibili da un nerd (tipo: “installare postgresql”), tutto il resto trattava di oggetti astratti, delle loro interazione e delle strategie per riuscire a definirli proponendo prima uno schema semplificato, poi chiedendo alla comunità un feedback ed infine mettendo assieme i pezzi.

Ovviamente i miei neuroni rincorrevano i suoi, nel tentativo di captare il più possibile. Dopo la compilazione della lista l’ho poi sottoposto ad un trattamento shock: una buona mezz’ora di bombardamento  di domande per essere sicuro di aver capito quello che avevamo appena scritto. Ho forzato con l’apriscatole la sua scatola cranica ed ho trovato una miniera. Eccezionale!

Ora non mi resta che lavorarci assieme, imparando il più possibile.
E facendo un upgrade del mio pensiero.

Se poi vado in crash, rebootto!

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Google: il Rocco Siffredi della tecnologia (EGU#2)

Cosa c’entra Rocco Siffredi con Google e con la tecnologia?

Il punto in comune è chiaro: l’ostentazione di enorme potenza, in un caso sessuale, nell’altro computazionale (lascio indovinare al lettore quale sia il caso di Google e quale quello del Siffredi).

E’ un parallelo che è apparso in maniera evidente nella mia mente quando ho ascoltato un talk, qui all’EGU, (leggi questo post per scoprire cos’è ‘EGU) del nuovo motore di ricerca/calcolo per le scienze della terra,  EarthEngine, targato Google.

 

 

IMMAGINE Di Niccolò Caranti (Opera propria) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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Un congresso di geoscienziati? (alias: EGU #1)

Ho vari amici e conoscenti al di fuori della cerchia del lavoro con cui spesso mi ritrovo a parlare delle mie attività. Ogni volta – sorprendentemente – scopro quanto sia poco semplice raccontare quello che si fa a questi congressi  o meeting a cui ogni tanto partecipo.

Avendo già gettato la spugna sul tentativo di rispondere alla fatidica domanda “che lavoro fai?” posta dai  non addetti ai lavori di età superiore a 70 anni  (“…lavoro in EPOS, un progetto Europeo che si occupa delle integrazione delle infrastrutture di ricerca per le scienze della terra, ora mi occupo della raccolta dei metadati per la creazione del catalogo che permettarà la discovery e l’integrazione dei dati” ho provato a dire, e seguivano sguardi basiti, degli “ah però, interessante” detti con evidente meccanicità e altre scene che vi risparmio), tento allora di illustrare come funziona un congresso come l’EGU.

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Software Open Source o proprietario? Per rispondere ci vuole una cultura del software?

Riporto questo articolo scritto qualche tempo fa sul blog “STOP” di Marco Fioretti

Lavoro oramai da anni nell’ambito della ricerca ed ho avuto la possibilità di usare e sviluppare software sia open source che proprietario. Al momento uso e sviluppo prodotti “free”.

Cerchiamo di vedere la questione dal punto di vista dello sviluppatore. In generale sono d’accordo con le considerazioni fatte dai primi due commenti all’altro articolo:

  1. si deve avere ben chiaro prima il modello di business
  2. bisogna farsi i conti, capire da quale base (o da quali risorse, più in geerale) si parte (scusate ma la citazione mi viene spontanea: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento”… Lc 14, 25)

Aggiungo alcuni elementi per la discussione:

Un punto da considerare, fondamentale, è la comprensione del fatto che il software free non funziona da solo, non e’ eterno, ci si deve lavorare sopra continuamente!(parlo di applicazioni un minimo elaborate, non il programmino per indovinare il codice fiscale!) Questo è quello che permette agli sviluppatori free di guadagnare. Altrimenti è chiaro che i creatori di Free Software potrebbero solo essere filantropi. Il software che producono deve essere installato, aggiornato. Il personale che lo usa ha bisogno di formazione. L’utente potrebbe fare delle richieste particolari diverse dal software base su cui lo sviluppatore può guadagnare (a fronte del lavoro fatto).

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