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Il solista – categoria “film edificanti”

Qualche tempo fa avevo l’abitudine di andare in videoteca – una di quelle poche a Roma sopravvissute allo streaming – e chiedere consigli al videotecaro. Spesso capitava di trovare negozianti appassionati, prodighi di consigli.

Il problemone era comunicargli cosa stavo cercando.
Thrieller….mhmm… sì, ma che non mandassero in paranoia.

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Italia – España connection

This post is just an homage to my new Spanish friends.
The story is pretty simple.

I’ve found myself in Brussels because of my job, as it often happens. This time it was for one day only, so I got to Brussels the evening before the meeting, and I was around, alone.
I then went for a beer (at the wonderful Delirium Café ) were I stumbled upon 3 Spanish people.
You know, it was quite simple to get in touch with them. We – the Italians – and the Spanishes don’t have any particular probelm in gettin in touch with others and talk (on the contrary, often the problem is to make us stop talking… but that’s another story…).
So, to make the long story short, the three Spanishes were part of a bigger group, coming mainly from Madrid and Extremadura (Merida). A group of friends who – once each year – take some days off in the Carnival period and go to one European city. Wonderful! Simply wonderful. I could practice my Spanish (which is not dead actually, even though the real mystery remains: where the heck did I learn Spanish? I can’t remember… but it doesn’t matter…). In the end we had a dinner together, and they were so nice that they even offered the dinner.
Great!

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My friends, you definitiely deserve a special hospitality in Rome. Please come soon!

PS: Special greetings to Manolo and Manola!!

UPDATE PPS: as evidenced by Nice, I maybe learnt Spanish in Escobar del Campos (joder!).

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Chuck Mangione – feels so good

Chuck Mangione mi emoziona.
Il primo impatto – da bifolco, lo ammetto – è stato il pensiero: ma che nome ha? Si tratta forse di un  don Ciack Castoro bulimico?
Poi quando ho sentito questo famosissimo pezzo Feels So Good mi sono immediatamente ricreduto, son rimasto a bocca aperta. Lui soffia dentro a quel flicorno e tira fuori melodie tutto sommato semplici ma bellissime…

Visto che vanno tanto di moda “i 10 motivi”, “le 4 cose”, “le 77 boiate”… ecc. Ecco un elenco di 10 ragioni per cui questo pezzo è una bomba:

  1. Il Flicorno è eccezionale
  2. Chuck è polistrumentista (suona anche il piano), un vero musicista
  3. Rob Mathes, il chitarrista, è una macchina assassina, suona  il piano e canta
  4. I musicisiti sono tutti giovani, ma il pezzo ha una sua incredibile maturità
  5. Mi accarezza l’anima, mi mette allegria
  6. Il tema principale si pianta in testa e non se ne va
  7. L’assolo di chitarra è stratosferico (
  8. Il groove, porca vacca, il groove è eccezionale
  9. I capelli anni 80
  10. la pappagorgia di Rob Mathes

E con questo passo e chiudo, non prima di lasciarvi il link alla sua bio.

Buon ascolto!

 

 

 

header image By Photograph: Yamaha Corporation; edit: Crisco 1492 – Derived from File:Yamaha Flugelhorn YFH-8310Z.tif, CC BY-SA 4.0, Link

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Caro Pat, ecco uno che vi frega tutti

Caro Pat, è arrivato Guthrie.
Guthrie lo fa meglio di tutti perché siete tutti in lui. Ci stai tu, ci sta Scott (Henderson), ci sta Marcus (Miller). ci sta Enrico (Cleptone), ci sta Jimmy (Hendrix) e pure quel contadino di Zappa (il Frank)

Guthrie è uno di quei materiali sintetici con tantissime proprietà: ti ci asciughi, lo usi come panno, non lo devi stirare, va bene per le situazioni eleganti ma anche per quelli estreme, poi lo metti in lavatrice con l’acqua fredda e si lava. Super versatile.
Slappa, sweeppa, tappa, arpeggia triadi su 4 ottave con solo due pennate. Scivola nel flusso. Saltella da un piolo all’altro: questo è Guthrie.

Ascoltiamolo

 

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Agosto, fungo mio non ti conosco

Dai diari del mico-terrorista delle Alpi Cozie

Giornata splendida.
Un poco frastornato dalla serata precedente, in cui colpevole di aver ceduto alle pressioni del cameriere ho ingollato un grappino di troppo, non mi sottraggo alla passeggiata.

Sottolineo che l’addetta alle passeggiate è Ignazia (la persona con cui condivido le vacanze – la mia ragazza, insomma – qui prenderà le fattezze di un anonimo personaggio dal nome generico di Ignazia a causa del suo esagerato amore per la privacy). Ogni tanto la ritrovo con la testa china tra pile di cartine, lo sguardo attento e ragionatore, pronta a sfornare itinerari attraverso le montagne… e quindi decide lei, anche perché mi trascina in posti davvero notevoli.

E quindi ecco, insomma si va per la passeggiata, destinazione col de Thures. Il sole c’è. Le gambe ci sono. I panini nello zaino pure.

Nessuno però sospettava che dopo un breve sterrato cominciasse una delle godurie della giornata: i FUNGHI!
Ne trovo alcuni su un pendio all’inizio del cammino.

Sguardo attento, guide alla mano, ed eccomi a cercare di capire cosa diavolo ho davanti. Riesco ad individuare la maggior parte degli esemplari che trovo. Ma raccolgo solo quelli che sono proprio sicuro sicuro sicuro che sono buoni… seguendo la buona scuola paterna che “quelli senza spugnetta sotto non si prendono perché possono essere velenosi”.

Dopo esser stato sottoposto ad un consistente mico-terrorismo psicologico nell’arco temporale che va dalla mia nascita a oggi, secondo cui la raccolta di un solo fungo (solo la raccolta, eh, ancora non si parla nemmeno lontanamente di cuocerlo, assaggiarlo etc.) porta ad una morte sicura ed istantanea, decido comunque di tentare con un’estrema cautela.

Con pazienza lo colgo, lo pulisco e procedo.
Porca miseria, però, i funghi sono tantissimi! Ce ne sono una marea lungo il sentiero, sono ovunque…
E allora con un poco di mediazione con Ignazia, cerco di prendere solo i migliori e di non farmi prendere dal demone del fungo.

E’ difficilissimo, ma ci riesco, e la camminata continua.

No, non è vero. Non ci sono riuscito.
Ma giuro non è colpa mia!!

Il fatto è che finche ti trovi qualche esemplare qui e là lungo il sentiero, o ne vedi qualcuno in lontananza sotto un larice, puoi pure resistere. Ma cosa fai quando incontri dei prati dove i funghi crescono come fossero fiori? O meglio, funghi che crescono come funghi?

20140722_163323Non avevo mai visto una cosa del genere. Intere famiglie di Suillus (funghi commestibili, con la spugnetta sotto, buoni da mangiare e pure per la conserva) che crescevano a gruppi folti, poco distanti uno dall’altro. E io che non sapevo più cosa fare. Come raccoglierli, quanti raccoglierne, quali lasciare quali no… Stavo impazzendo dalla gioia, mi sentivo frastornato, gasato, in fibrillazione, mi girava la testa.

Mi aggiravo per i prati, coltello alla mano, in uno stato mico-confusionale, stordito dall’immensa abbondanza fungina.

Sorprendentemente sono riuscito a mantenere un certo rispetto per la natura (non ho rastrellato come un ossesso, cosa che il demone fungino mi suggeriva interiormente), pulendo ogni fungo in loco, lasciandone alcuni esemplari e non raccogliendo quelli che non mi sembravano tanto per la quale.

Quindi eccoci, con cinque chili di funghi a scendere per il sentiero, fiondarsi in macchina e andare al Carrefour a comprare il necessario per farli sott’olio.

Qui finisce la prima parte della storia. Quella bella, edificante, luminosa.

La seconda parte è quella nerd, oscura, quella che appartiene al regno dell’orrore. (clicca qui sotto per andare alla seconda pagina).

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Orto Botanico

Oggi il tempo è brutto. Dove andiamo?
Ovvio: all’orto botanico!

L’orto è a piedi del Gianicolo, vicino all’Accademia dei Lincei, a due passi da piazza Trilussa. Ma sembra di stare in un luogo senza tempo.

Ecco il reportage di una giornata nel cuore di Roma, ma fuori dal mondo.

(Avviso: le foto in anteprima potrebbero essere al contrario stortignaccole… Mr. WordPress sa perché… ma se ci cliccate sopra sono nel verso giusto!)

 

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La favola della sera: Cunegonda la ruota rotonda

Ecco un altro esperimento fanta-letterario, nato quasi per scherzo. Usi plurimi sono applicabili, secondo le istruzioni indicate di seguito.

Indicazioni terapeutiche:  per sedare le energie eccessive dei più scalmanati, per alimentare la fantasia dei più creativi, per accompagnare al sonno quelli stanchi…
Controindicazioni: ipersensibilità verso i componenti (personaggi, luighi ecc) del racconto.
Avvertenze speciali: in caso di ingestione (questo significa che il bambino ha ingurgitato un tablet, un laptop o un intero pc fisso) consultare immediatamente il medico e mostrargli il contenitore (vale a dire il bambino) o l’etichetta (?).

Immagini: rubacchiate qua e là su internet.
Testo: emerso autonomamente dai miei neuroni.

Buona lettura

partenza

Un giorno il signor Gualtiero Gualtieri, stufo della traffico e della vita caotica della città, decise  di fare una gita sulle Alpi.
Aprì allora il garage, salì sulla sua jeep e accese il motore rombando.
Le sue quattro ruote subito scattarono sgommando sulla strada.

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Cunegonda – la ruota rotonda –  era molto contenta. Non le piaceva stare rinchiusa in un garage umido e puzzolente di muffa: voleva scoprire il mondo e vivere nuove avventure. Insieme alle sue tre compagne ruote, spinsero la macchina lungo strade di città, autostrade, strade di montagna, strade in salita e piccole mulattiere.Le tre ruote erano felici, finalmente stavano all’aria aperta! Cunegonda però era strana.

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Spennellare personaggi #2: l’amico bengalese

Riprendiamo le spennellate. Stavolta con l’intento, dichiarato, di non scavare nelle profondità oscure dell’animo umano, ma di tenersi più sul leggero. O anche di scavare, al limite, ma senza tirare su solo detriti.

L’amico bengalese
In pratica succede che almeno un paio di volte al mese lo si incontra. Al semaforo, al benzinaio, per strada. Da qualche parte in giro per la città o per il paese. Ci si perde di vista,  magari non ci si rivede mai più. Ma non con tutti. Sicuramente – anche per te – c’è un rappresentante di questa etnia para-orientale ( “para”, poichè sebbene stia proprio sotto le chiappe della Cina, che nell’immaginario collettivo rappresenta l’Oriente con la O maiuscola, non è proprio oriente vero certificato d.o.p. ) che dopo un po’ è diventato familiare.
Un conoscente. No di più, quasi un amico.

Un appuntamento fisso alle 7,50 di mattino (a che ora si alza per venire qui alle 7, visto che abita fuori città?): “bongiorno capo!”. Qualche volta si acconsente al lavaggio del vetro, il più delle volte no, magari si prendono i fazzoletti o l’arbre magique all’uva spina cingalese. In qualche caso nulla, niente. Solo un saluto, un sorriso, uno sguardo, un “no grazie”, una “come va”, “oggi piove”.

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Islanda: dal pomodoro di gomma al pornospruzzo

BEST 5 PLACES IN ICELAND

Che bello! Finalmente un mio sogno si avvera: scrivere un articolo intitolato “best 5…” qualcosa. Che volete, mi accontento di poco… e soprattutto mi gaso a pensare che in genere gli articoli intitolati in questo modo compaiono tra i primi posti nei motori di ricerca.

Quindi, dopo questo mix di provincialismo estremo e di high-tech-social-communication-strategy, passiamo alla descrizione dei best 5 places (a mio parere).

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Premessina
Il viaggio che ho fatto era di lavoro, ma ritaglia di qua, rosicchia su, ruspa a destra e a sinsitra sono riuscito a recuperare del tempo libero per fare qualche giro. Inoltre i colleghi Islandesi (in foto) ci hanno portato a fare un giro di qualche sito lavorativamente interessante (faglie e centrali).

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Vale a dire interessante dal punto di vista ingegneristico geologico. Una maniera mooolto bella per accoglierci e ringraziarci del lavoro fatto.
(Oddio, se per ringraziarci avessero fatto un simpatico versamento sul c/c non mi sarei mica offeso).
Ma passiamo ai best 5.

cultura idroponicaordinariabellezzatempo liberoviaggi


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Islanda = viale Marconi x 2

sassiL’islanda.

Sono stato in Islanda.
Potrei dire “sono un ragazzo fortunato, perche mi hanno regalato…” citando il caro Lorenzo (o Jovanotti), ma visto che ragazzo non lo sono più tanto (neanche per le categorie ecclesiali che propongono attività per i “giovani dai 20 ai 35 anni”!!) dirò solo che ho avuto una gran fortuna, quella di poter visitare questa terra eccezionale grazie ad un viaggio di lavoro.

Quante cose da dire, immagini impresse, persone incontrate che anche se erano colleghi di lavoro mi hanno dato l’impressione di essere persone di cuore.

Ma prima di far vedere foto, esporre luoghi, mi piacerebbe riuscire a trasmettere il gusto di questa terra con una parola, una frase, qualcosa di incisivo che possa rispondere alla domanda: ma com’è l’Islanda?
La seconda domanda è: che c’entra viale Marconi con l’Islanda?

La risposta alla prima è nella descrizione che mi ha dato un collega incontrato per caso in un bar vicino ai Geyser:

islandaordinariabellezzariflessioni


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