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MIles Davis faceva a cazzotti

miles

Varie potrebbero essere le reazioni a questa affermazione:

1)  …embè? (il menefreghista musicale)

2) …che non lo sapevi? (il jazzista, l’amante della musica fica)

3)…noooo… davvero? Scherzi? (l’ignorante del jazz)

Sebbene mi sia sempre spacciato come un gran fico musicale che di musica ci capisce, sebbene abbia sempre dichiarato di amare il jazz, musica fichissima, sebbene Miles sia un fico ed essendo io un aspirante fico dovrei seguire la sua ficaggine… nonostante tutto ciò ammetto, indegnamente, vergogosamente, che non lo sapevo.

Non ne avevo la minia idea, mi ero fatto un’immagine di Miles come uno studio so della musica, un fico che stava ore ad esercitarsi su roba fica e poi si esibiva in locali fichi con gente fica.

A spianare con un bulldozer tutte queste false idee di ficaggine è arrivao il libro “Miles, l’autobiografia” che avevo in libreria da anni, regalatomi dal mio amico (fico) PP.

(Header photo Di Peter Buitelaar (Miles Davis “The Man with the Horn”) [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons)

Due domande sono decisive dopo questa premessa:

 

  1. Davvero amava la boxe?


    Sì è tutto vero. Miles Davis era un appassionato della boxe, la vedeva come una sorta di scienza che coinvolgeva anche l’uso del corpo, uno sport fico. Grazie alla boxe riuscì ad uscire dalla droga (eroina), e anzi direi che era una manifestazione della sua ficaggine e della sua grinta, la stessa che aveva anche nel suonare – e nell’intera vita.  E pensare che la mia prima preoccupazione era “e se si rompe una mano come fa a suonare”… ma cosa vuoi che gliene fregasse a Miles, questo gran fico. Lui aggrediva la vita e la musica, non perdeva tempo appresso a questi pensieri.
  2. Ma perchè diavolo continui ad usare questa parola “fico”? (tra l’altro oramai avviata verso l’obsolescenza).
    Semplicissimo. Se leggete il libro che mi ha ispirato questo post, la parola “fico” è quella più utilizzata. Forse hanno un numero maggiore di occorrenze solo gli articoli determinativi e le congiunzioni tipo “e”. E’ una sorta di bussola che ha guidato le sue scelte: l’essere fico, “cool”, fare cose fiche, vestirsi con stile, avere idee proprie (e fiche).

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Il libro, una sua autobiografia scritta a partire da una intervista, fa vedere chi veramente fosse questo uomo. E’ eccitante e soprendente scoprire il travaglio interiore dietro alla sua musica e dietro alla sua vita: tante donne, ma poche che ha amato. Tante persone conosciute, ma poche che ha veramente considerato amici.

Un carattere difficile (usando un termine aulico direi “da vero stronzo”) con cui lui stesso doveva fare i conti. E forse proprio questa personalità intransigente, ostinata, gli ha permesso di non mollare e di continuare ad andare avanti per la sua strada, aprendo delle porte su nuovi generi musicali, inesplorati.

Non è mia intenzione – qui – riportare le notizie storiche che trovate scritte sui link suggeriti in fondo al post, tipo le persone con cui ha suonato (semplicemente: tutti i più grandi jazzisti del tempo), i successi (ha vinto tutto), la musica che ha creato… Si può leggere tutto nel libro (Miles. L’autobiografia – Davis Miles; Troupe Quincy – Minumum Fax).

Riporto solo due assaggi. 
Il primo: un brano tratto dal libro,

Al tavolo dove ero seduto, la moglie di un politico ha detto qualche stronzata sul jazz, come: “Stiamo sostenendo questa forma d’arte solo perché viene dal nostro paese, e si tratta d’arte nella sua forma più vera, o siamo semplicemente blasé e ignoriamo il jazz perché viene da qui e non dall’Europa, e viene suonato da persone di colore? “Se ne uscì così di punto in bianco. Non mi piace domande del genere perché sono solo domande da qualcuno che sta cercando di sembrare intelligente, quando in realtà  non gliene frega un cazzo. La guardai e dissi: “Che cosa è? E’ l’ora del Jazz o qualcosa del genere? Perché mi chiedi una cazzata del genere? ”
Allora lei disse: “Beh, sei un musicista jazz, no?”
Così ho detto: “Io sono un musicista, questo è tutto. ”
“Beh, allora, sei un musicista, fai musica … ”
” Vuoi davvero sapere perché il jazz non ha il rispetto che si merita in questo paese? ”
Lei disse: “Sì, mi piacerebbe saperlo.”miles-davis_l2 “Il jazz è ignorato qui perché l’uomo bianco vuole sempre vincere. A un bianco piacerebbe vedere altre persone bianche vincere, proprio come si te, e quando si tratta di jazz e il blues non possono vincere, perché i neri lo hanno creato. E così quando suoniamo in Europa, i bianchi laggiù ci apprezzano perché sanno chi ha fatto cosa e lo ammettono ammetterlo. Ma la maggior parte degli americani bianchi non lo ammetterà mai. ”
Lei mi guardò e si girò tutta rossa, poi disse: “Bene, che cosa haifatto che è così importante nella tua

vita? Perché sei qui? “
Ora, io proprio non sopporto sentirmi dire stronzate del genere  da qualcuno tanto ignorante, che però vuole fare il fico e ti mette in una situazione in cui devi parlare in questo modo. Se l’era proprio cercata. Così le risposi:” Beh, ho cambiato la musica cinque o sei volte, penso sia questo, e suonare solo e composizioni dei bianchi è una cosa in cui proprio non credo” . La guardai con uno sguardo di ghiaccio e continuai :” Ora, dimmi che cosa hai fatto di tanto importantem oltre a essere bianca, e questo certo per me non è importante, dimmi quali meriti puoi vantare”.
Cominciò a contrarre tutta la bocca. Non riusciva nemmeno a parlare tanto era incazzata. C’era un silenzio così pesante che si tagliava con il coltello […]

Il secondo: un concetto anti-paranoia di cui ho discusso con mio fratello qualche tempo fa.
Verso la fine del libro parla della sua attività al momento dell’autbiografia, in particolare di una sua collaborazione con un giovane musicista. Molto giovane, circa 23 anni. E lui ne aveva più di 60.
Questo ragazzo era bravissimo con la musica elettronica e collaborava con Miles, che (da vero fico, diciamolo) andava in ricerca dei talenti nascosti e non aveva bisogno di tanti curriculim “o altre cazzate del genere”, come avrebbe detto lui. Ascoltava la musica, se gli piaceva ed il suo compositore aveva stile, gli ispirava fiducia e bravura, collaborava.
Bene, questo ragazzo non riusciva a chiudere i pezzi. Faceva tutto, ma aveva difficltà a concluderli, a dargli un senso armonico e chiedeva con insistenza a Miles di insegnargli un po’ di armonia, per capire come fare. 
Miles insisteva nel non insegnargli nulla perchè a suo dire la musica studiata in maniera nozionistica uccideva l’istinto, la creatività. Metteva dei filtri alla libertà che un artista può esprimere producendo i suoni che vuole.
Paolo Fresu, tra l’altro, nella sua autobiografia dice qualcosa di simile.

Miles insomma conclude che per esprimere quanto si ha dentro, a volte bisogna buttare nella spazzatura gli schemi imposti, le abitudini consolidate nel tempo, anche la propria educazione. Lasciarsi andare.

DSCN5561E allora che aspettiamo? Jazziamoci!

Se volete sapere quasi tutto su Miles Davis vi consiglio:

  1. Il libro (Miles. L’autobiografia – Davis Miles; Troupe Quincy – Minumum Fax).
  2. Questo blog trovato per caso ma ricco di informazioni  http://milesdavis91.wordpress.com/
  3. Un file pdf con biografia

Comments (2)

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