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La favola della sera: Cunegonda la ruota rotonda

Ecco un altro esperimento fanta-letterario, nato quasi per scherzo. Usi plurimi sono applicabili, secondo le istruzioni indicate di seguito.

Indicazioni terapeutiche:  per sedare le energie eccessive dei più scalmanati, per alimentare la fantasia dei più creativi, per accompagnare al sonno quelli stanchi…
Controindicazioni: ipersensibilità verso i componenti (personaggi, luighi ecc) del racconto.
Avvertenze speciali: in caso di ingestione (questo significa che il bambino ha ingurgitato un tablet, un laptop o un intero pc fisso) consultare immediatamente il medico e mostrargli il contenitore (vale a dire il bambino) o l’etichetta (?).

Immagini: rubacchiate qua e là su internet.
Testo: emerso autonomamente dai miei neuroni.

Buona lettura

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Un giorno il signor Gualtiero Gualtieri, stufo della traffico e della vita caotica della città, decise  di fare una gita sulle Alpi.
Aprì allora il garage, salì sulla sua jeep e accese il motore rombando.
Le sue quattro ruote subito scattarono sgommando sulla strada.

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Cunegonda – la ruota rotonda –  era molto contenta. Non le piaceva stare rinchiusa in un garage umido e puzzolente di muffa: voleva scoprire il mondo e vivere nuove avventure. Insieme alle sue tre compagne ruote, spinsero la macchina lungo strade di città, autostrade, strade di montagna, strade in salita e piccole mulattiere.Le tre ruote erano felici, finalmente stavano all’aria aperta! Cunegonda però era strana.

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“Sei forse triste?”,  le chiesero le sue compagne. “La montagna ed i paesaggi sono molto belli”, rispose Cunegonda, “ma siamo sempre attaccate alla macchina, non possiamo mai andare sui prati, raccogliere funghi, scoprire la natura e vivere avventure…”.“Sì è vero, ma siamo sempre assieme e facciamo qualcosa di utile. Siamo ruote!”. Cunegonda però era irrequieta.

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Mentre il signor Gualtiero Gualtieri guidava la jeep lungo una salita, si accorse all’ultimo momento di una grossa buca sulla la strada.
Frenò, sterzò, accelerò di nuovo, ma non riuscì ad evitarla e Cunegonda finì nella buca. Il colpo fu così forte che si staccò dall’automobile.

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Immediatamente ebbe un brivido lungo il copertone. “Cosa succede?” si chiese, ancora stordita dalla botta.
Si accorse che non era più sulla strada e stava rotolando giù dalla cima della montagna: rimbalzava sull’erba, si scontrava con grossi massi, piombava su cespugli di rododendro e di rosmarino selvatico, rotolava scompigliando la chioma dei fiori di camomilla.
Stava vivendo l’avventura che aveva desiderato: era contenta, anche se sola!

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La jeep del signor Gualtiero Gualtieri, nel frattempo, era rimasta bloccata per strada: senza Cunegonda non poteva muoversi. Egli decise allora di cercare aiuto nel paesino ai alle pendici del monte.
Il tempo intanto passava e Cunegonda continuava la sua discesa rotolando in mezzo al bosco ma all’improvviso andò a sbattere contro un grosso albero che arrestò la sua corsa.
Impaurita, Cunegonda rimbalzò indietro, e scivolando sul sottobosco e sul muschio non riuscì a trovare la spinta necessaria per ripartire.
Fece un giro su sé stessa e si accasciò tra un grosso fungo ed un mucchietto di ramoscelli.
Era sola, abbandonata al freddo e all’umidità.

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Cunegonda adesso aveva paura. Senza la jeep che guidava il suo cammino e senza la compagnia delle altre ruote adesso si sentiva sola. Chissà se qualcuno si sarebbe mai accorto di lei, abbandonata in quell’angolo di bosco?
Stava calando la sera la sera e il signor Gualtiero, che stava scendendo in paese, per arrivare prima decise di passare per un piccolo sentiero dentro al bosco.
Sentiva l’umidità entrargli nelle ossa, ma come fu sorpreso quando, seguendo delle tracce che attraversavano il sentiero, vide Cunegonda accasciata in terra, coperta di fango e di erba: L’aveva ritrovata!
Pieno di felicità la raccolse e la fece rotolare su per la salita, verso la jeep.
Cunegonda taceva.

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“I funghi e l’erba sono molto belli” pensava tra sé e sé, “ma avventurarsi da soli non è una cosa per ruote” . E poi era preoccupata: “Chissà cosa diranno le mie compagne, adesso”. Temeva l’avrebbero rimproverata per la sua audacia. Era quasi sera, il signor Gualtiero e Cunegonda arrivarono alla jeep, e subito il nostro amico cominciò a rimontarla.
“Ciao Cunegonda, ma dove sei stata?” chiesero le altre ruote con curiosità. “Strano, non sono arrabbiate”… pensò Cunegonda.

Cunegonda raccontò la sua avventura. Le altre ruote ascoltavano ammirate, e quando finì le dissero “Siamo contente che sei qui fra noi, ti abbiamo aspettato tanto, ci mancavi!”. E Cunegonda, vedendo che non solo non erano arrabbiate ma anzi erano felici di vederla, fece scendere una piccola lacrima lungo la gomma del copertone.
“Amiche mie, avevate ragione”, disse loro, “fare le cose con voi, tutti assieme, è molto più bello che andarsene da soli. Anche se in posti bellissimi.”
“Il posto migliore”, concluse, “è dove c’è qualcuno a cui voler bene”.
Le amiche fecero sobbalzare la macchina dalla gioia.
Il signor Gualtiero, felice come due Pasque, continuò il suo viaggio verso la vetta.

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