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Islanda = viale Marconi x 2

sassiL’islanda.

Sono stato in Islanda.
Potrei dire “sono un ragazzo fortunato, perche mi hanno regalato…” citando il caro Lorenzo (o Jovanotti), ma visto che ragazzo non lo sono più tanto (neanche per le categorie ecclesiali che propongono attività per i “giovani dai 20 ai 35 anni”!!) dirò solo che ho avuto una gran fortuna, quella di poter visitare questa terra eccezionale grazie ad un viaggio di lavoro.

Quante cose da dire, immagini impresse, persone incontrate che anche se erano colleghi di lavoro mi hanno dato l’impressione di essere persone di cuore.

Ma prima di far vedere foto, esporre luoghi, mi piacerebbe riuscire a trasmettere il gusto di questa terra con una parola, una frase, qualcosa di incisivo che possa rispondere alla domanda: ma com’è l’Islanda?
La seconda domanda è: che c’entra viale Marconi con l’Islanda?

La risposta alla prima è nella descrizione che mi ha dato un collega incontrato per caso in un bar vicino ai Geyser:

non era la prima volta che ci passava, e quando gli ho chiesto che impressione gli faceva mi ha detto:

C’è questa atmosfera tranquilla, tutto è sereno. Sembra non ci sia nessuno, poi vai in giro e incontri un sacco di gente…

E’ la sintesi migliore di questa nazione.

geyserIn effetti il silenzio o meglio l’assenza di casino è una delle cose che colpiscono di più: che ci si trovi in mezzo ai “lava field”, vicino al geyser, sotto la cascata, davanti al mare o addirittura in città, è sempre impossibile – anche aguzzando l’udito – sentire quel casino invadente a cui noi abitanti di città siamo abituati.
La motivazione di questa tranquillità non va ricercata esclusivamente nel carattere nordico più silenzioso e riservato, caratteristiche che nel caso degli Islandesi prendono piuttosto la forma di un rispetto generalizzato per la natura, forse anche la natura umana.
La ragione dell’atmosfera serena è così semplice che quando ci si pensa cascano le braccia: sono pochissimi.

Gli Islandesi sono una popolazione esigua e non sono nemmeno abituati a vedere grandi numeri, folle, moltitudini di persone. Una delle guide del tour organizzato citava qualche statistica che a me – lordo Romano, abitante della capitale d’Italia e della città che un tempo era detta caput mundi – faceva sinceramente ridere; eccone alcuni esempi che corredo con unità di misura intellegibili:

Superficie
 C.ca 100mila km quadrati, ovvero un terzo dell’Italia. Diciamo il nord Italia.
Turisti nell’ultimo anno
700mila. Solo a Roma sono stati 11milioni! (dati dal sito del comune di Roma)
Tasso di disoccupazione
circa 3%… ah ah … grandi risate. In Italia siamo c.ca al 12% (dati da qui)
Abitanti
Ecco questa è la statistica che preferisco: GLI ISLANDESI SONO C.CA 300mila!
Fantastico! Prendi gli abitanti di viale Marconi e dintorni (ex XV Municipio) che sono c.ca 150 mila, moltiplica per due e avrai l’Islanda.

Embè? Potrà obiettare l’ingenuo lettore…

centraleEh, caro, carissimo, carerrimo lettore, il fatto è che in Islanda in trecentomila ci mandano avanti una nazione che sebbene poco popolata non è affatto deserta ed è, inoltre, piena di servizi.
Andando in giro si notano, anche se sparse, varie case, casette. Alcune sono case di vacanza, altre “locali tecnici”.
Poi ci sono le opere edili dell’ingegno umano: container per acqua, centraline elettriche, stalle, magazzini. Ognuno di questi edifici ha bisogno di una saltuaria manutenzione, di una ristrutturazione, di qualcuno che se ne prenda cura.
Vale lo stesso anche per il numero di macchinari che si vedono: grandi automobili, macchine agricole, trattori, gipponi, benne, camion, ognuno di loro oltre ad essere guidato da una persona (ecco sarebbe interessante vedere il numero di veicoli procapite) ha bisogno di essere manutenuto.

Ma non basta.
E’ una nazione che ha tutti i servizi (che tra l’altro funzionano pure bene). Prova a fare un conto approssimativo di quante persone servano per mandarli avanti. Ecco cos’hanno: strade (operai + materiale importato o prodotto per farle e mantenerle), forze dell’ordine (in quanti mantengono l’ordine pubblico.. cavolo ce ne vorrano un bel po’ solo per completare la gerarchia da Capitano ad appuntato!), centrali elettriche (quasi tutte geotermiche, da cui producono elettricità e acqua calda. In quella che ho visitato ci lavoravano in 26 e poteva alimentare la capitale), servizi postali (qualcuno le porterà pure le lettere), telecomunicazioni (che te lo dico a fare, il telefonino prende pure nella bocca dei vulcani accesi… e chi li ha messi i pali per le centraline, chi ne verifica il funzionamento, chi li ripara?), alberghi e ristorianti (e ci lavora un bel po’ di gente, ti assicuro), la classe politica (di cui a dir la verità non ho sentito dire un gran bene.. ma comunque, sono 64 parlamentari. Alcuni commentavano fossero troppi)… bhè insomma la lista potrebbe essere lunghissima,

piazzettaGli Islandesi mi paiono in definitiva una popolazione molto industriosa. Alcuni hanno più di un lavoro. Probabilmente ci sono pochi parassiti sociali (li mandano nei ghiacciai?, chissà..) e il risultato è impressionante: quattro gatti mandano avanti un intero paese.

Per mettere bene a fuoco quanto questa situazione sia quasi incredibile, provate a pensare a questo possibile scenario:
facciamo finta che tu, lettore, che domani diventi il Re d’Italia, impazzisci. E decidi di svuotare completamente il nord italia. Prendi tutti quanti, e con minaccie intimi di sbaraccare a tutti gli abitanti: uomini, donne, bambini, vecchi, e li trasferisci da qualche altra parte (decidi tu dove). Bene, questo territorio rimasto vuoto (mettiamoci pure i soldati incazzosi a guardia della cortina di ferro che hai fatto costruire per delimitare l’area, e che non fanno entrare alcun essere vivente. Infatti la spesa per le munizioni si è impennata perchè – dopo l’ordine che hai dato di non far passare nemmeno le mosche – la maggior parte dei soldati ha cominciato a sparare in aria agli ignari insetti), questo territorio – dicevo – decidi di riempirlo di gente presa da Roma.
Ma sì, esportiamo i Romani.
E fai quanto segue: con gli stessi metodi terroristici usati per svuotare il nord italia, mobiliti tutto viale Marconi e un’altro municipio o quartiere a tua scelta. Facciamo san Paolo, và. Ecco, due municipi, più o meno ci siamo, saranno si e no 300mila persone.
Esattamente gli abitanti dell’Islanda. Trasferiti in un territorio esattamente grande quanto l’islanda (il nord italia).

Ora facciamo l’ulteriore sforzo di fantasia di pensare a quello che potrebbe accadere.
L’impiegato delle poste, ora che è stato trasferito all’ufficio manutenzione semafori, deve reimparare la procedura burocratica per dare il nulla osta alle spese per l’acquisto delle lampadine. L’ingegnere informatico romano, nel clima più freddo milanese, subito si prende la bronchite e i sistemi di controllo del GSM non possono essere sistemati, e al primo guasto metà delle persone non riescono più a chiamare, con conseguente blocco del sistema di trasferimento merci dalla Lombardia al Veneto. A causa di questo, nemmeno i camion di bitume (già carichi e guidati dai trasportatori di elettrodomestici di via della Magliana) sanno più dove andare, e i loro guidatori si perdono alla ricerca di fraschette con vino e porchetta (che a nord non trovano), sparendo dalla circolazione.
gipponeLa squadra di soccorso che li è andati a cercare, al primo semaforo spento (non ha le lampadine) tira dritto sfrociandosi con un camion da 20 tonnellate. Nessuno si fa male, ma la macchina ora è buona solo come opera d’arte moderna.
Insomma, il caos.
Il disastro.
L’apocalisse.

“uhuuu… esageraatoooo”… dirà qualcuno.

Chiaro, questo è solo un’esercizio di fantasia e inoltre gli italiani non sono poi così imbecilli come amano auto-dipingersi. Ma certo è che mandare avanti una nazione intera con un numero di abitanti pari a due quartieri di Roma non è un’impresa trascurabile.

Anzi, è da gran fichi.

Comments (2)

  1. zi< stella says:

    Caro nipote, condivido sulla fiducia il tuo entusiasmo verso le genti nordiche ma….anche in Italia è pieno di gente che lavora e tanto, anche facendo più lavori e se prendi un “meridionale” e lo trapianti è in grado di lavorare anche lui al meglio. E’ IL MANICO CHE NON FUNZIONA!”

  2. Daniele Bailo says:

    Ciao Zia! sono contento che tu abbia letto questo mio post.
    Mi spiace che il messaggio che sia passato è che le genti nordiche siano meglio di noi. In realtà la situazione è più articolata: tanto per dare un esempio, ho notato che mentre molti colleghi Olandesi staccano inesoriabilmente alle 17 (gli uffici chiudono e non ci sono santi), qui in Italia, a confronto, ci ammazziamo di lavoro per stipendi di circa un terzo dei loro.

    Rimane tuttavia lo stupore per 300mila persone che da sole tengono in piedi una nazione. Non è detto che noi italiani non saremmo in grado di fa, a parità di condizioni e di numero di abitanti. Però – questo passamelo- un confronto qualunquista viene troppo spontaneo quando si fanno dei paralleli tra l’efficienza degli uffici amministrativi (tanto per dirne una).

    Ma non è questo il nocciolo del discorso.
    Il nocciolo è la capacità, potremmo dire, di adattarsi dell’essere umano. Adattarsi alle situazioni della vita più disparate, in questo caso a quelle ambientali e sociali.
    …dai nel prossimo post scrivo qualcosa sui pomodori in serra così ci facciamo due risate alle spalle dei nordici 🙂

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