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Google: il Rocco Siffredi della tecnologia (EGU#2)

Cosa c’entra Rocco Siffredi con Google e con la tecnologia?

Il punto in comune è chiaro: l’ostentazione di enorme potenza, in un caso sessuale, nell’altro computazionale (lascio indovinare al lettore quale sia il caso di Google e quale quello del Siffredi).

E’ un parallelo che è apparso in maniera evidente nella mia mente quando ho ascoltato un talk, qui all’EGU, (leggi questo post per scoprire cos’è ‘EGU) del nuovo motore di ricerca/calcolo per le scienze della terra,  EarthEngine, targato Google.

 

 

IMMAGINE Di Niccolò Caranti (Opera propria) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

Arriva un tizio in jeans e maglietta nera, mostra sicurezza e scioltezza, come se stesse andando al pub a prendersi una birra con gli amici.

Poi esordisce: “la mia presentazione non sarà come quelle che avete visto fino ad ora”, ecco subito mi deve fare il diverso. E continua “per quindici anni ho lavorato nella ricerca facendo le cose sbagliate. Ora sono entrato in Google ed ho cominciato a fare le cose giuste“. Minchia! Ma chi sei?
Va avanti: “noi di Google partiamo da un presupposto semplice: la potenza di calcolo e la capacità di storage sono risorse infinite, per noi”.

Vabbè… se volete fare vedere che siete i più fighi allora venite qui e ragalateci 50 euro a testa, no?

E il resto del talk è facile da immaginare: uno sciorinare le caratteristiche fantasmagoriche del software online che hanno creato. In tutto ciò che diceva, nel suo linguaggio, nei suoi atteggiamenti corporei, nel tono di voce e nella postura,  traspariva questa semplice e incontestabile (per loro) verità: sono i più fighi e Google (adorato al pari di una divinità) è bravo, buono, ci vuole bene ma soprattutto è il più forte di tutti, nessuno lo distruggerà, fa cose belle, è bello lavorarci, è bello usarlo.
Google e Ken Shiro. Google e Rocco Siffredi.

Alla fine, nello spazio lasciato alle domande, il tizio diventa quasi aggressivo. Esempio:
Domanda: “che sicurezza abbiamo che il servizio continuerà ad essere attivo nei prossimi dieci anni?”
Risposta del tizio di Google: “nessuna”
….silenzio…
Il tizo riprende: “che sicurezza avete di vivere nei prossimi due anni?
…. (volevo grattarmi)

Ora, per non essere ipocrita, ammetto che Google appare attraente anche a me. Mi chiedo come sarebbe lavorarci, non solo per gli stipendi che immagino alti ma anche perché quando lavori con Google hai la consapevolezza di lavorare per una compagnia che rappresenta il meglio di quanto c’è sul mercato.

Tuttavia un elemento inquietante che mi fa riflettere, fra i molti, è la riverenza con cui i dipendenti di google ne parlano. Sembra davvero – a volte – che per loro sia Dio. C’è un che di religioso nel loro modo di descriverlo o di citarlo.

Il tizio è poi andato via dopo il quarto d’ora canonico dedicato alle presentazioni, invitando tutta l’assemblea ad andare al loro stand per una dimostrazione di questo earthengine, che – io ci sono stato –  fa delle cose effettivamente belle, ma mi lascia perplesso se penso a quanto effettivamente uno scienziato possa usarlo.
Infatti la potenza e il limite, al tempo stesso, dei prodotti Google è quella di creare tecnologie che funzionano benissimo, semplicissime, ma che hanno una flessibilità limitata. La stessa ricerca con Google è effettivamente eccezionale (adesso poi con il completamento automatico sembra che ti legga nel pensiero), ma se volessi ad esempio avere una lista delle pagine che contengono una biografia personale di tutte le persone che si chiamano “Ignazio”, la cosa si fa più compessa: ricevo tonnellate di risultati che poi devo selezionare a mano. Per ricerche complesse è quindi poco adeguato: questo è il motivo che mi lascia un poco titubante sul possibile utilizzo di uno strumento come earthengine.

Ma sarà il tempo a parlare.

Nel frattempo, la loro roccosiffredità rimarrà inalterata, anzi forse aumenterà insieme alle dimensioni enormi di qualsiasi cosa abbiano (calcolo, storage, utenti).
A noi non resta che esserne coscienti e non farci ingannare dalle dimensioni, che un po’ contano, ma non sono tutto.

 

 

Comments (3)

  1. Alberto Michelini says:

    Daniele – Anch’io ho avuto reazioni non molto diverse dalle tue anche se poi non sono stato così introspettivo come lo sei stato tu. Lascio perdere la parte iniziale del tuo post che possa piacere o meno riflette un certo modo di pensare ed agire di gente che in effetti ha anche un po’ di ragioni per essere arrogante visto quello che e’ Google (ma potrebbe tranquillamente essere anche Apple o Microsoft). In ogni caso l’arroganza da fastidio.
    Io penso che per giudicare bisogna sapere e per sapere bisogna prima studiare, usare e vedere come effettivamente funziona. La mia impressione non e’ molto diversa dalla tua a prima vista ma devo anche dire che non ho mai provato Earth Engine e quindi non lo posso valutare. La mia impressione e’ che si focalizza su dati geografici in 2D (come file raster di vario genere (topografia, popolazione, …) della Terra) e solo questo e’ già un punto a sfavore visto che noi studiamo l’interno della Terra. In ogni caso ci sarebbe da mettere le “mani nella marmellata” prima di poter dire qualcosa di più.

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