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EPOS: an e-Infrastructure to integrate Solid Earth Science data

eposBeing a huge Solid Earth Infrastructure, EPOS was recently included in the EGI Competence Centers call, where it will develop a pilot to test some EGI technologies, for instance the solutions to implement AAAI.

My Article on EGI newsletter explains a little bit what EPOS is and possible areas of collaboration with EGI.

 

Link to online article
Link to whole EGI newsletter Issue (PDF)

 


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Interoperability and Richardson Maturity Model

Because of my job at INGV, where I’m involved in the huge EPOS European Project, I’m daily diving into lots of information from papers, blog posts and other resources (not last, some discussions with great colleagues) which all deal with the main subject of interoperability of systems.

Well, actually the real main topic to me is interoperability, whose inflections can be as many as the fields of knowledge (and life) where we use such concept: we may call it Interculturality or Interculturalism in social sciences, we may call it price, which allows the goods exchange in Economics… but well, that’s another story and I think you get the idea. 

Some interoperability specific – more concrete – themes I have to deal with, are stuff like Microservices and everything which is related to web services.
Web services are one of the main concept (and technology) which enable interoperability of systems. 

RESTful web services are at the moment widely used. They basically rely on HTTP technology, are quite human readable and surely machine understandable. The advantage of such services is their ease of use.
In the following example, copying/pasting it to your browser, you access to a free weather services by a RESTful API request:

http://api.openweathermap.org/data/2.5/weather?q=London,uk

Then you get a weird response, pretty human readable (maybe with some newline…) which tells you how’s the weather in London.
Just for fun, here is a list of public RESTful APIs providers. BTW, Facebook and Twitter needs you to be logged in to user their RESTful APIs.

When creating RESTful web service, it is interesting to know that it can reach different degrees of Maturity according to how much you exploit the power of HTTP.

Such different levels of maturity have been modelized by L. Richardson in the Richardson Maturity Model, well described and analyzed in this wonderful post by Martin Fowler.

According to this model, your RESTful service can be “graded” from 0 to 3, where 3 designates a truly RESTful API. using M. Flower words,

Richardson Maturity Model provides a good step by step way to understand the basic ideas behind restful thinking, 

and what is really interesting is

its relationship to common design techniques.

  1. Level 1 tackles the question of handling complexity by using divide and conquer, breaking a large service endpoint down into multiple resources
  2. Level 2 introduces a standard set of verbs so that we handle similar situations in the same way, removing unnecessary variation
  3. Level 3 introduces discoverability, providing a way of making a protocol more self-documenting.

Reading through all the article, you can get more and more familiar with HTTP concepts and understand “the real nature of HTTP”. Also, I was surprised by the power  and richness of all HTTP  (e.g. verbs, hypermedia controls), a communication protocol which deserve a special attention because of its widespread use in any kind of communication.

Last but not least, I discovered Leonard Richardson to be a quite unique person, programmer, musician and writer with a hacker mindset… have a look at his eclectic website.

Link to the article: Richardson Maturity Model by Martin Fowler.

integrationinteroperability.restful servicesrichardson maturity modelwebwebservices


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Burocrazia vs. Informatica : 1000 a zero

Foreword

Solo questa mattina in occasione di una analisi specialistica – un’ortopanoramica per vedere se i denti crescono verso il cervello o verso il palato – una serie di considerazioni che latentemente si autoalimentavano è esplosa in tutta la sua virulenta grazia. La general picture si sta chiarendo. L’informatica, che sta entrando in maniera sempre più diffusa negli uffici pubblici, ha un ruolo. Lo dovrebbe avere.
Poi c’è la sua antagonista: la burocrazia.
Bhè, nelle buone intenzioni iniziali, il cavallo bolso della burocrazia avrebbe dovute ricevere dall’Informatica una iniezione di energia che potesse ringiovanirlo un po’, dargli un po’ di sprint.

Un’informatica a supporto della burocrazia, che in teoria avrebbe dovuto migliorare il lavoro dei dipendenti e la vita degli utenti dei servizi pubblici. Ovvero i cittadini

Ma questo è successo?  Solo in parte. Il cavallo bolso rifiuta le iniezioni e preferisce gongolarsi nel suo bolsume.

Osserviamo la situazione da un punto di vista nerd-oriented, allora.


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#Buonenotizie – diventare scrittori con il self-publishing

E’ con grande piacere che riporto il mio primo articolo su una fantastica testata giornalistica: Buonenotizie.it

Forse è capitato anche a voi  – discorrendo con amici o conoscenti di scrittura ed editoria – di sentire che il 50% degli italiani ha un romanzo inedito chiuso nel cassetto. Una cifra forse esagerata, che non corrisponde rigorosamente alle statistiche ISTAT secondo cui ogni anno vengono pubblicati circa 60mila nuovi titoli (libro più libro meno).
Tuttavia, accantonando per un momento l’iperbole colloquiale e concentrandoci sui dati ufficiali, osserviamo che proprio queste cifre ci raccontano il grande desiderio degli italiani di far conoscere e pubblicizzare le proprie opere. Negli ultimi dieci anni infatti i libri pubblicati sono circa 600mila: vale a dire che quasi un italiano su cento ha pubblicato un libro nell’ultima decade. Una cifra impressionante!

Chi – del resto – non ha un lontano parente, un amico o  un conoscente che si è cimentato con la scrittura di un libro e con la sua pubblicazione? O forse siamo stati proprio noi i protagonisti dell’avventurosa e ardua ricerca di un editore disposto a pubblicare la nostra opera… Chi ha avuto esperienze di questo genere con il mondo dell’editoria tradizionale sa bene che è facile incorrere in case editrici che – pur senza arrivare alle aberranti pratiche succhia soldi narrate da Umberto Eco nel suo il Pendolo di Focault – richiedono all’autore di investire diverse centinaia di euro (migliaia in alcuni casi) per pubblicare un libro, senza che esso abbia poi il successo sperato o quantomeno la risonanza promessa tramite i canali di distribuzione tradizionali.

[continua a leggere su Buonenotizie.it]

 

HEADER IMAGE BY PIXABAY  Creative Commons CC0


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Come diventare un hacker

“Come posso imparare ad essere un mago degli hacker?”. Cosa abbastanza strana, non sembra che esista nessuna FAQ o documento web che tratti questa questione vitale, cosi ecco qui la mia guida

Questo documento è la traduzione italiana a cura di Daniele Bailo del testo How to became a Hacker scritto da Eric S. Raymond <esr@snark.thyrsus.com> in data 1998/3/02 23:23:03 $

Un ringraziamento particolare ad autistici.org che hanno mantenuto e diffuso questo file su internet, su un canale più accessibile del mio vecchio sito (Daniele Bailo World), un esperimento di gioventù 🙂

 

How to became a Hacker. Perchè questo documento?

Come editore dello Jargon File, spesso ricevo richieste da entusiasti principianti della rete che chiedono (effettivamente) “come posso imparare ad essere un mago degli hacker?”. Cosa abbastanza strana, non sembra che esista nessuna FAQ o documento web che tratti questa questione vitale, cosi ecco qui la mia guida.

Se stai leggendo uno stralcio di questo documento off-line, puoi trovare la versione originale in inglese a http://catb.org/~esr/faqs/hacker-howto.html.

(HEADER IMAGE Photo by Ilya Pavlov on Unsplash)

cyberfilosofiacyberphilosofyeric raymondhackinghowto


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Ma come si sceglie la “faccia” del mio nuovo blog? (a.k.a. temi wordpress per un blog personale)

Insomma era tanto tempo che volevo farlo, ma la mania di perfezionismo contrastava esageratamente la mania di grandezza. Ora le cose si sono parzialmente riequilibrate, ed ecco che come conseguenza mi sono comprato il dominio www.danielebailo.it.
Dopo tanti smanettamenti informatici (vedi sotto per la lista, solo per i nerd!) ho in pratica deciso di copiare tutto questo blog attuale sul nuovo dominio, che sarà la mia nuova home.

Perchè questa scelta?

Oltre che per il succitato spirito egomaniaco, ci sono altre ragioni:

  1. adesso ho la mail daniele@danielebailo.it (probabilmente non gliene frega nulla a nessuno, ma io so’ troppo contento!)
  2. posso organizzare meglio tutti i contenuti che ho in mente di mettere (ad esempio un piccolo portfolio)
  3. posso usare anche temi diversi da quelli che wordpress da di default sul blog hostato da loro

E con quest’ultima considerazione arriviamo al punto dolente…

Oddio, e ora che tema scelgo?

Normalmente per creare altri progetti, la scelta è stata rapida. Ad esempio per il sito chiaracorbellapetrillo, confrontandomi con una mia cara collega, in una settimana abbiamo selezionato e scelto. Per il sito della festa parrocchiale la scelta è durata non più di un’ora (guarda che carino festasantanselmo).

Ma adesso che si tratta di scegliere un layout per il mio blog personale… PANICOOO!

Allora, provo a mettere nero su bianco (o bianco su nero, se come me avete scoperto il ctr+alt+cmd+8 dell’iMac) le cose che desidererei nel nuovo blog:

  1. area per il portfolio, dove inserire vari progetti conclusi (roba di lavoro ma soprattuto di creatività e arte)
  2. uno slideshow iniziale. Mi piace troppo, è carino
  3. contenuti ben distribuiti, nel senso che già dalla prima pagina sia chiaro che c’è una sezione blog, una portfolio, una per la scrittura,  una contacts. IN questo senso un tema di magazine & news andrebbe bene… ma quelli stonano per un blog perosnale
  4. questo è in parziale contraddizione col punto 3: vorrei una cosa semplice, ma allo stesso tempo colorata e creativa. Cioè: abbastanza contenuti da far capire che ci sono varie sezioni, ma che non confornda l’utente (ecco che l’opzione magazine può diventare inapplicabile).

Ecco, sì, vorrei tute queste cose.. quindi bho.

Please help!

Chissà, magari volete darmi una mano nella scelta… allora ci sono due possibilità:

  1. La prima è che mi suggeriate qualche tema che vi piace e che secondo voi può andare. Sarei pure disposto a spendere una piccola cifra, và…
  2. Vi elenco quelli passati al vaglio finora e mi date un parere. Chissà magari col confronto si chiariscono le cose.
    Eccole di seguito:

Simplemag

Lo stesso con cui ho fatto il sito chiaracorbellapetrillo. Forse modificato opportunamente può funzionare.
Ha il vantaggio che si possono organizzare bene le sezioni. Inoltre ci ho già smanettato abbastanza. Forse però è troppo per magazine.

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Hueman

Sembra un bel tema con varie impostazioni. Ma andrà bene per un blog personale, non è troppo incasinato? IN particolare non mi convince il fatto che non abbia lo slideshow. O meglio, ce l’ha solo nella configurazione a tre colonne (con quella principale al centro).

hueman-theme

Jovial

E’ un poco corporate e si dovrebbe lavorare sui colori. Ma potrebbe essere carino. Sotto ha il blog, poi ha lo slideshow. Non che sia molto creativo, è un po’ quadrettoso. Ma forse può andare.

Schermata 02-2456695 alle 17.30.56

 

Kent

Questo mi piace un sacco. Solo due drawbacks: è troppo quadrettoso ed è molto magazine. Si potrà riuscire a renderlo più… come dire… creativo?

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Reporter

E’ fantastico mi piace un sacco. Ma andrù bene per un blog personale? Certo, ha delle funzinonalità davvero bellissime…

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The Newswire

Anche questo, è fantastico. Cacchio mi piacciono tutti quelli giornalistici? Frose devo aprire una testata giornalistica?

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Time

Altro tema molto bello. Ma tirando fuori il macho che è in me mi chiedo: non è da femmina?

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Unite

Su questo ci sarebbe da lavorarci un po’, ma forse incarna il mix di semplicità e organizzazione che cerco. Chissà, magari va bene.

Schermata 02-2456695 alle 17.52.51

 

Ecco la rassegna è finita, ed io mi trovo da capo a dodici. Come uscirne? Credo che un periodo di disintossicazione dai wordpress theme e qualche consiglio esterno siano il toccasana che mi serve.
Quindi arrivederci, passo e chiudo.

Anzi no, un ultimo messaggio lo lascio: HELP, HELP, HELP

Lista smanettamenti informatici

  1. acquisto dominio e spazio web da tophost (5 euro per un anno!)
  2. download & installazione wordpress
  3. installazione del mitico plugin WP jetpack, che permette di far parte della rete di wordpress (seguire ed essere seguito, poeter fare ‘mi piace’ sui post, avere le statistiche di wordpress e tante alte cosine) anche avendo un self-hosting

lettura-scritturariflessionitecnologytecnology & ICTwordpress


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Quando una cosa funziona, bisogna dirlo (specialmente se è una roba nerd, poi dell’INPS!!)

Ho provato un senso di  soddisfazione – quasi di liberazione –  quando, volendo verificare se ho una remota possibilità di andare in pensione (e comunque la risposta è “no, creperai lavorando”), mi sono collegato al sito dell’INPS.

Guida-Fisco-Contributi-Volontari-Inps-2012

Però fermi tutti, chiariamo subito una cosa. Se scrivo queste due righe è solo perchè l’immagine mentale che ho dell’INPS è stata completamente sovvertita. Rivoluzionata, cambiata in maniera irreversibile.
“Ehh… e cosa mai avrai pensato?…” ci si potrebbe chiedere.
Niente di che, quello che pensano tutti: 

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Lavorare con un illuminato (non è una pubblicità dell’ENEL) (EGU #3)

Questa foto merita di stare al centro della pagina. E’ memorabile.

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Perchè? Lo spiego subito:
Chi ha l’occhio da scienziato avrà già intuito che stavo presentando un poster. Ero all’EGU a Vienna.
Il tizio vicino a me, con pantaloni viola, camicia nera, foulard di seta nero con colombe bianche e un giacchetto tipo chiodo (e la capigliatura assicuro che non è una parrucca, ma vero capello anni 70!), sebbene possa dare l’idea di essere un frikkettone trovato all’ultimo momento per le strade della città, è in realtà un grande (rischia seriamente di diventare il mio Guru informatico): si chiama Keith J Jeffery, è un vero cervellone delle architetture informatiche in Europa, con vari titoli (dice un excerpt di una sua bio: “Keith Jeffery is currently Director of IT and International Strategy of STFC (Science and Technology Facilities Council), based at the Rutherford Appleton Laboratory (RAL) in the UK.“). Ma possiede vari altri titoli (direttore di quà, presidente di là), si è occupato di Grid o ora lavora col Cloud e tante altre belle cosine che tralascio.

Oltre ad essere molto simpatico, eclettico e singolare, ci sono vari altre caratteristiche che ci accomunano (suona la chitarra ed è un vero rocchettaro). Ma più di tutto, ha una maniera di ragionare affascinante. Ha un pensiero sistemico.
Non sono sicuro se sia la modalità di pensiero dei geni: ne ho conosciuti personalmente pochi ma in effetti pensano in maniera simile.

Mentre ero alla presentazione del poster, lui era lì con me essendone un co-autore. Nei momenti morti tra una chiacchierata e l’altra con quelli che volevano informazioni su simpatici ed incomprensibili schemi, ci siamo messi  a fare un piano di lavoro per i prossimi mesi, ed lì ho visto il genio al lavoro.
Bellissimo, mi sembrava di essere tornato all’università, ai tempi di informatica teorica.

Nella pianificazione delle attività per la costruzione dell’infrastruttura del progetto, mentre un qualsiasi nerd sarebbe partito dall’installare un qualcosa e smanettare, lui ha preso la cosa tutta da un atro verso: “prima di tutto abbiamo bisogno di quattro modelli per descrivere completamente il sistema” mi spiegava, “uno per gli utenti, uno per i dati, uno per le risorse e l’ultimo per il processing”.
E continuava “poi dobbamo trovare le interfacce tra i vari modelli e vedere le interazione utente-sistema, sistema-sistema, dati-processing”… e via su questo tono.

Alla fine sul file excel avevamo una lista di una cinquantina di task, di cui nessuno intellegibile da un essere umano normale, e solo un paio comprensibili da un nerd (tipo: “installare postgresql”), tutto il resto trattava di oggetti astratti, delle loro interazione e delle strategie per riuscire a definirli proponendo prima uno schema semplificato, poi chiedendo alla comunità un feedback ed infine mettendo assieme i pezzi.

Ovviamente i miei neuroni rincorrevano i suoi, nel tentativo di captare il più possibile. Dopo la compilazione della lista l’ho poi sottoposto ad un trattamento shock: una buona mezz’ora di bombardamento  di domande per essere sicuro di aver capito quello che avevamo appena scritto. Ho forzato con l’apriscatole la sua scatola cranica ed ho trovato una miniera. Eccezionale!

Ora non mi resta che lavorarci assieme, imparando il più possibile.
E facendo un upgrade del mio pensiero.

Se poi vado in crash, rebootto!

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Google: il Rocco Siffredi della tecnologia (EGU#2)

Cosa c’entra Rocco Siffredi con Google e con la tecnologia?

Il punto in comune è chiaro: l’ostentazione di enorme potenza, in un caso sessuale, nell’altro computazionale (lascio indovinare al lettore quale sia il caso di Google e quale quello del Siffredi).

E’ un parallelo che è apparso in maniera evidente nella mia mente quando ho ascoltato un talk, qui all’EGU, (leggi questo post per scoprire cos’è ‘EGU) del nuovo motore di ricerca/calcolo per le scienze della terra,  EarthEngine, targato Google.

 

 

IMMAGINE Di Niccolò Caranti (Opera propria) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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Un congresso di geoscienziati? (alias: EGU #1)

Ho vari amici e conoscenti al di fuori della cerchia del lavoro con cui spesso mi ritrovo a parlare delle mie attività. Ogni volta – sorprendentemente – scopro quanto sia poco semplice raccontare quello che si fa a questi congressi  o meeting a cui ogni tanto partecipo.

Avendo già gettato la spugna sul tentativo di rispondere alla fatidica domanda “che lavoro fai?” posta dai  non addetti ai lavori di età superiore a 70 anni  (“…lavoro in EPOS, un progetto Europeo che si occupa delle integrazione delle infrastrutture di ricerca per le scienze della terra, ora mi occupo della raccolta dei metadati per la creazione del catalogo che permettarà la discovery e l’integrazione dei dati” ho provato a dire, e seguivano sguardi basiti, degli “ah però, interessante” detti con evidente meccanicità e altre scene che vi risparmio), tento allora di illustrare come funziona un congresso come l’EGU.

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