Blog

Currently showing blog posts in riflessioni. For all blog posts, please click here.

5+1 antidoti per non deprimersi leggendo Yuval N. Harari

Leggere Harari è un’ attività che può creare dipendenza.

Me ne sono accorto tre mesi fa quando mi sono lanciato anima e corpo in un rave letterario a base di Sapiens – da Animali a Dei e Homo Deus, due tra i suoi testi più conosciuti. Ho ingurgitato in maniera famelica le pagine, ho gustato i suoi sottili ragionamenti, ho apprezzato le visioni sul futuro e addirittura riflettuto su come trarne vantaggio.

Poi, come ogni indigestione, è finita male: a lettura conclusa, sono stato preso dallo sconforto,  da una tristezza ed uno scoraggiamento a tutto tondo, che toccava – orizzontalmente – tanti aspetti dell’esistenza personale e collettiva, e – verticalmente – si diramava in profondità, alle sorgenti del senso stesso della vita.

Intendiamoci: Harari è un personaggio di spicco con una sua consistenza culturale ed esistenziale. Se non lo avete letto, fatelo.

Ma arrivateci preparati.

Dopo la maratona bibliofaga infatti mi sono trovato ad esser turbato interiormente: che senso ha il progresso e l’avanzamento tecnologico – mi chiedevo – se poi tutto è destinato a concludersi con le solite ingiustizie, disuguaglianze sociali ed un probabile collasso del nostro pianeta?

Se noi siamo frutto del caso, che senso ha tutto questo?

E nel futuro, i nostri posteri saranno nella fascia di popolazione inoccupata che andrà avanti a forza di antidepressivi a causa della mancanza di senso in una vita privata del lavoro che viene eseguito al 98% da macchine, oppure tra quell’elite di quasi immortali che costituirà una nuova specie di super-uomini?

Queste domande non sono pensate ad arte per creare un climax nella sequenza narrativa di questo post: sono dubbi legittimi e naturalmente conseguenti da alcuni dei temi trattati in Homo Sapiens ed Homo Deus, testi che non mi metto qui a riassumere o a commentare, rimandando invece alle numerose recensioni e risorse online che ne discutono in maniera eccellente, come ad esempio quello di “MiOffroIo“, una buona sinossi che ne mette in luce anche gli aspetti più apocalittici.

Due elementi hanno per altro contribuito ad aggravare lo stato di prostrazione in cui cadevo di tanto in tanto ripensando alle conseguenze reali delle analisi e delle prospettive descritte da Harari.

Il primo, è che non avevo trovato nessuno con cui parlarne di persona: a lavoro, con gli amici, in famiglia… nessuno li aveva letti e pochi sembravano interessati all’argomento.

Il secondo è che girando per la rete e su youtube, quasi tutti le video recensioni ne tessevano lodi estreme, considerando Harari un vate, un interprete dello spirito dei tempi con una visione lucida sul futuro. Con una sola eccezione, questo Roberto Mercadini, una bomba atomica di idee e riflessioni che pur apprezzando l’autore, ne metteva in luce aspetti controversi.

Che fare allora? Mollare tutto e vivere il momento presente, tanto la vita sarà uno schifo? Oppure continuare a sperare in quei due millimetri di luce che penetrano dall’enorme, pesante portone di disfattismo in procinto di chiudersi definitivamente?

Poi por fortuna ho scoperto di non essere da solo. Mi sono imbattuto quasi er caso in due amici che hanno letto almeno uno dei suoi libri: il primo lo conosco da sempre, amico di infanzia, un letterato, archeologo e informatico trasferitosi in Svezia con tutta la famiglia, davvero entusiasta dei testi di questo “pop-scientist”. Il secondo (che è diventato un amico proprio grazie ad una lunga discussione notturna su Harari) è invece un sismologo della Repubblica Ceca che vive a Bergen (Norvegia), in una fattoria appollaiata su un fiordo, con una moglie, cinque figli, alcune capre ed una barca. Quest’ultimo è rimasto quasi traumatizzato ed il nostro confronto – edificante per entrambi – mi ha convinto che i temi dello storico-antropologo israeliano possono essere considerati da prospettive meno apocalittiche se si considerano alcune premesse importanti.

Ecco allora cinque semplici atteggiamenti che fungeranno da anti-depressivi intellettuali. Mi raccomando, sono da assumere immediatamente prima della lettura di Harari.

 

1. Diffidare da chi prevede solo il futuro remoto

Se ci sono persone che rimangono scosse dalle sue riflessioni e ricerche, è perché sono valide, frutto di studio, confronto. La bibliografia in fondo ai suoi libri è enorme, i suoi ragionamenti lineari, quasi inconfutabili, e conducono diretti (mi verrebbe da scrivere “nel baratro”, ma mi astengo) verso conclusioni da Armageddon che  non possono certo farci rallegrare. E il lettore arguto ed intelligente segue, si lascia guidare, convincere, persuadere. E tutto sembra davvero plausibile. Ci si immagina il mondo fra cinquanta o sessanta anni strutturato in caste sociali di superuomini da una parte e di persone medie per lo più inoccupate, forse apatiche, dall’altra. Davvero, seguendo le sue argomentazioni, mi viene da pensare che questo sia lo scenario più probabile verso cui inevitabilmente siamo proiettati.

Poi mi imbatto nella video intervista “Lo storico Harari: “Dalla prosperità dell’UE dipende la pace nel mondo”  in cui alla domanda se ci sarà ancora fra 15 anni l’unione Europea risponde “non lo so, come storico so che non si può prevedere il futuro. Molto spesso accadono eventi inaspettati, questa è l’unica cosa certa della storia“. E segue una serie di esempi a supporto di questa affermazione.

Bumm… Sgancio della bomba.

Ma come? E allora?  Un futuro piuttosto remoto dipinto nei libri in maniera drammatica me lo prospetti quasi come certo e poi – caro Yuval, ora ti do del tu – per uno molto prossimo (EU fra 15 anni) mi dici che non è possibile fare previsioni?  Eh, no, un po’ troppo facile così. E io me le sono forse fatte inutilmente tutte le domande esistenziali deprimenti?
In questo senso, interessante anche l’articolo di Roberto Mercadini “Tutto quello che sai sul futuro è falso” che racconta due interessanti storie in cui le previsioni sul futuro basate su dati scientifici si sono rivelate degli incredibili flop.

 

2. Non uccidere Dio

La religione è un tema difficile da trattare. Interseca la dimensione intellettuale, emotiva e pratica delle persone, ha suscitato – nella storia – una miriade di scrittori a riversare fiumi di inchiostro su una molteplicità di suoi aspetti. Approccio razionale, approccio filosofico, approccio superstizioso, approccio provvidenzialista. Insomma un casino. E certamente non mi aspettavo vi si dedicasse uno spazio eccessivo.

Ma sdoganarla in pochi paragrafi semplicemente come una delle ideologie che ha orientato l’umanità in un certo periodo storico e che adesso non ha praticamente più influenza, mi pare un approccio discutibile.

Nella psicologia analitica di Jung, che pure non contempla l’esistenza di un essere superiore, si dimostra la presenza di un’immagine archetipica della divinità nell’inconscio: al pari della madre, del padre, dell’animus e dell’anima, anche l’immagine/archetipo di Dio ha un suo spazio dentro di noi, che bisogna vivere in qualche modo per essere persone integre. Questo è quanto le scienze psicologiche hanno scoperto. Indipendentemente che si creda oppure no, la spiritualità – necessariamente collegata ad un credo, che sia quello Cristiano, Musulmano o una visione personale che aiuta a vivere questa dimensione – è parte di noi e salva l’uomo dall’appiattimento sul presente e sul materiale.

Insomma l’approccio di Harari rischia davvero di non considerare una dimensione importante dell’essere umano, che ha inscritta in sé una ricerca di senso e una prospettiva religiosa. Non mi sarei assolutamente aspettato una posizione da credente, ma liquidare l’argomento in modo così spiccio è una operazione che sorprende.

 

3. Non andare in montagna con le ciabatte da mare

Un anno mi è capitato. Era un soggiorno improvvisato al camping “I due laghi” di Levico, in Trentino, mentre eravamo diretti verso località marittime.

Unica attrezzatura disponibile: una tenda.

Vestiti a portata di mano: costume, felpe e pantaloni leggeri.

Scarpe: le flip-flop.

Dopo un bagno (gelato) nel lago, seguiamo impavidamente l’impulso a fare un giro sul pendio poco lontano, quello che ora definirei una collinetta delle prealpi. Maglietta da mare, costume, ciabatte da mare ai piedi.

E quella che poteva essere una piacevole passeggiata se solo avessimo avuto un paio di calzature decenti, si rivelò essere una prova generale per una ipotetica gara di camminata sui carboni ardenti. Piedi doloranti, escoriati, ciabatte che ad ogni passo rischiavano di rompersi. Che palle.

Ecco, anche per leggere Harari bisogna essere attrezzati. Ho notato che chi ha studiato materie umanistiche ha un approccio diverso a questi testi rispetto … al resto del mondo. In particolare coloro che posseggono un background tecnico-scientifico tendono a considerare quanto leggono da una prospettiva di verità (o falsità) e con un approccio causa-effetto. Si chiedono se il testo dice il vero, che conseguenze ci saranno e cosa si dovrà fare. E magari si bombardano di paranoie.

Il letterato invece ama il concetto, l’argomentazione, il ragionamento. Ha uno sguardo più critico, si interroga sul senso del tema trattato, lo integra nella sua visione del mondo. E la sera cena tranquillo.

Se quindi non appartenete alla schiera dei letterati e tendete ad interpretare tutto secondo criteri di verità, considerate che esiste anche un approccio complementare che è possibile applicare.

 

4. Parlare con persone dotate di capacità critica

Dopo la lunga chiacchierata col mio amico sismologo, di cui queste pillole anti-depressive intellettuali sono una sintesi compressa al massimo, siamo riusciti ricontestualizzare i dubbi di senso e ad integrare meglio le idee di Harari nella nostra personale visione del mondo. Ma anche discutere con l’altro amico archeologo che si trovava abbastanza in linea con le idee di Harari è stato liberante. Insomma, questa quarta pillola è solo un incoraggiamento a condividere i propri pensieri con altre persone dotate di materia grigia. Non importa quanto le nostre conclusioni possano sembrare banali o non al livello degli esperti in materia: parliamone, perché le cose assumono un loro contorno e si ridimensionano quando vengono comunicate.

Inoltre, considerando che la pop-science ha il merito di aprire conoscenze poco accessibili a tutti, e che questo è proprio il paradigma scelto da Harari, dove è il problema nel fare delle pop-chiacchiere con dei pop-amici? Il purismo scientifico non aiuta in questi casi, anche perché gli articoli scientifici ed i testi di antropologia sono solo per gli addetti ai lavori.

 

5. Leggere altri testi

Senza nulla togliere ad Harari, che è bravo, intelligente, ed ha opinioni basate su anni di studio e di ricerca, è bene considerare il pensiero di altri scrittori sullo stesso tema e allaragare la panoramica. Cosa ne pensano i suoi colleghi? Vedono tutti un futuro così nero?

Non c’è bisogno di approcciare testi universitari, ce ne sono di accessibili a tutti. Ne cito tre che ho trovato davvero utili:

Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni Copertina flessibile di Jared Diamond. Un grande classico, da leggere.

Homo Comfort, Il superamento tecnologico della fatica e le sue conseguenze, di Stefano Boni. Un antropologo italiano un po’ anarchico. Un personaggio ed un testo di nicchia, che meritano.

Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Roy Lewis. Da leggere una volta nella vita, recensito qui. Con quest’ultimo c’è anche il rischio di farsi una risata e di apprezzare la bellezza romantica dell’evoluzione dell’uomo.

 

5+1. Subsonica vs. Harari: 1-0

Sanno tutto di te. Sanno la tua posizione perché la condividi. Per stare comodo di quanta libertà ti privi?”. Potrebbe essere la quarta di copertina di Errore di sistema, di Edward Snowden, oppure un capitolo di Homo Deus. E invece no, è un estratto del testo di “Sonde” dei Subsonica.

Lungi dal voler sminuire il lavoro monumentale di Harari e di altri autori di testi giornalistici, divulgativi o scientifici su argomenti simili, non trovate anche voi quanto sia liberante constatare che queste idee aleggiavano nell’aria già da una decina d’anni?

Ecco come continuano i Subsonica: “Perché ti fidi, il consenso non ti fa paura / Sembra che il mondo ora sia fatto su misura / E tu non devi neanche sbatterti per scegliere o per capire / Lo faccio io per te / Tu lasciati servire / Ma è tutto gratis! / Non sono i soldi ad interessargli, non è ciò che paghi / Ma è la tua privacy, sono i tuoi dati / Il vero tesoro venduti a peso d’oro / Vendine un pezzo a loro”. Viene da pensare che siano stati loro ad ispirare la Commissione Europea nel rilascio del GDPR  (Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati entrato in vigore il 25 Maggio 2018, grazie al quale abbiamo un pop-up in più su cui cliccare quando accediamo a siti web che usano i cookies).

E se avessero indetto dieci anni fa una “gara di profezie”, per premiare il per primo che avesse indovinato e comunicato al wide public i rischi connessi alla tecnologia che ci rende produttori di dati che vengono ingurgitati, elaborati ed utilizzati da terzi tramite algoritmi di machine learning… bhé, i vincitori sarebbero ora i Subsonica, che pronosticavano tutto ciò già dal 2011.

Mi spiace Yuval, uno a zero per i Subsonica.

Certo, è un lavoro di fantasia (ecco perché questa pillola è inserita come addendum, un 5+1), ma vale la pena cogliere la provocazione per ridimensionare Harari e la sua apocalisse.

 

 

Titoli di coda

Se siete arrivati sin qui, forse anche voi siete stati travolti dalle belle teorie di Harari, e – sempre forse –  anche voi avete reagito con moti di tristezza e rabbia nel vedere descritte con rigore scientifico la fine della razza umana, la deprimente prospettiva di una vita casuale e con poco senso: bhé, per quello che vale, sappiate che non siete soli.

Qui si concludono i 5+1 antidoti. Non basteranno certo a non mandare almeno un po’ in crisi il lettore riflessivo e in cerca di senso, ma almeno potranno aprire altre prospettive e non permettere ad un certo disfattismo mascherato da ragionamento arguto di buttarci troppo giù.

 

 

Credits:

Header Photo by https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Homo_Deus_-_A_Brief_History_of_Tomorrow.jpg

Post Photo by Dhruv Deshmukh on Unsplash

antropologiaapocalissedisfattismohararihomo deushomo sapienshumorletteraturaletturarecensione


Read More

INGV assume 3 tecnici informatici su EPOS

3 Posizioni Aperte

Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

EPOS – European Plate Observing system

Stiamo cercando tre figure professionali di tecnico informatico per collaborare alla realizzazione di un’infrastruttura di ricerca europea innovativa con l’obiettivo di integrare dati e servizi nel dominio delle scienze della Terra solida. L’integrazione avviene tramite un sistema avanzato, gli Integrated Core Services (ICS), che permette di ricercare, scaricare e analizzare dati delle comunità scientifiche da un’unica piattaforma e interfaccia web basata su mappa, con dati geolocalizzati.

Il bando di concorso è finanziato dal progetto EPOS-MIUR, la durata del contratto è pari a un anno, con la possibilità di rinnovo. L’inquadramento avverrà nel profilo professionale di Collaboratore Tecnico Enti di Ricerca (livello VI).
Il bando di concorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 79 del 04.10.2019. Il testo completo è disponibile all’indirizzo:

http://istituto.ingv.it/it/amministrazionetrasparente/disposizioni-generali/atti-generali/atti-amministrativi-generali/decreti-e-delibere/anno-2019-1/decreti-del-direttore-degli-affari-amministrativi-e-del-personale-2/13061-n-475-concorso-pubblico-per-n-3-posti-di-cter-vi-livello-a-tempo-determinato-codice-bando-3cter-rm1-09-2019/file.html

E qui:

http://istituto.ingv.it/it/amministrazionetrasparente/bandi-di-concorso/concorsi-pubblici/tempo-determinato-2019.html

Chi siamo

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) è un ente pubblico di ricerca. L’obiettivo primario dell’INGV è contribuire alla comprensione della dinamica del Sistema Terra, nelle sue diverse fenomenologie e componenti solida e fluida, e alla mitigazione dei rischi naturali associati.
L’ente ha dato vita a numerosi progetti, tra cui lo European Plate Observing System (EPOS), ora diventato un ERIC. EPOS (www.epos-eu.org) è una infrastruttura di ricerca europea innovativa che ha lo scopo di integrare dati e servizi nel dominio delle scienze della Terra solida. Si tratta di dati e servizi relativi a terremoti, eruzioni vulcaniche, deformazioni geodetiche, osservazioni satellitari e altro, che presentano un alto grado di eterogeneità in termini di tecnologie di data provision, formati e modalità di presentazione delle risorse. Le attività si svolgeranno nel quadro di questo progetto.

Chi sei tu?

Sviluppatore software con conoscenze di Java, con buone conoscenze di database relazionali e/o sistemista Junior che è interessato al Cloud computing, alla creazione di sistemi geolocalizzati e generalmente appassionato alla esplorazione del mondo delle nuove tecnologie e voglioso di applicarle in modo creativo alla risoluzione dei problemi. Non hai paura di confrontarti con il team per portarlo al raggiungimento degli obiettivi.

Cosa offriamo?

L’opportunità̀ di inserirsi in un team di sviluppo software in ambiente di ricerca, che condivide obiettivi e modalità di lavoro. Il candidato verrà inserito nelle attività lavorative previo formazione, se necessaria, e potrà arricchire la propria esperienza lavorativa nell’ambito dei sistemi cloud, avendo anche opportunità future di crescita professionale commisurate alla effettiva capacità, volontà e al livello professionale.

Requisiti professionali richiesti

I requisiti sono descritti nel bando e qui sinteticamente riportati.
a) diploma di scuola superiore;
b) esperienza nei seguenti ambiti:
– sviluppo software in linguaggio Java o in alti linguaggi a oggetti (C++, Python);
– progettazione e gestione di database relazionali;
– esperienza nell’utilizzo di sistemi Linux/Unix;
– capacità di partecipare a contesti collaborativi e lavoro in team;
c) conoscenze generiche relative a:
– principali linguaggi di programmazione imperativi (es. PHP, javascript);
– basi di database non relazionali, es. MongoDB;
d) conoscenza della lingua inglese;

Sede di lavoro e Retribuzione

La sede di lavoro è Roma, l’attività̀ lavorativa prevede un totale settimanale di 36 ore complessive con flessibilità̀ oraria. La retribuzione lorda annuale per gli CTER di livello VI è regolata dal contratto nazionale vigente e indicativamente ammonta a circa 31000 Euro annui lordi.

Candidatura

Per candidarsi alla posizione è necessario seguire le istruzioni all’art 4 del bando a questo link:

http://istituto.ingv.it/it/amministrazionetrasparente/disposizioni-generali/atti-generali/atti-amministrativi-generali/decreti-e-delibere/anno-2019-1/decreti-del-direttore-degli-affari-amministrativi-e-del-personale-2/13061-n-475-concorso-pubblico-per-n-3-posti-di-cter-vi-livello-a-tempo-determinato-codice-bando-3cter-rm1-09-2019/file.html

AssumeINGVofferte di lavoro


Read More

Come sgominare i parassiti statali

Sono recentemente tornato da Edimburgo, città che oltre ad essere piovosa e pittoresca, ha ospitato una conferenza sui Virtual Research Environments, argomento oscuro ai più e soprattutto impossibile da spiegare a nonna quando mi chiede «Ma di che parlate quando fate queste riunioni?». Ora, quando dico «nonna» non fate l’errore di immaginare una novantacinquenne mansueta e rimbambita. Lei è semplicemente la punta di diamante di una generazione che ha attraversato – rinforzandosi – una guerra, il sessantotto, il boom economico, canale cinque, Mike Buongiorno, le soap opera e Young Signorino: è sveglia, ha sempre la risposta pronta, impossibile da ingannare, abile nel raggirare, arduo piegarla alla propria volontà. In pratica un caterpillar. E’ su questi soggetti che dovrebbero fare i film. Robocop e i supereroi della Marvel a confronto sembrano verginelle alla prima notte di nozze.

burocraziahumourPAparassitipubblica amministrazionestatoumberto ecoumorismo


Read More

10 libri che lasciano una (bella) traccia

In vista di un possibile progetto di scrittura – di cui non voglio dare alcuna anticipazione poiché si tratta di un desiderio ancora allo stato embrionale – mi sono ritrovato a selezionare alcuni dei titoli migliori tra i libri che ho letto.

Libri che hanno lasciato qualche traccia nella mia vita: che hanno svelato domanda che non riusciva ad emergere, che hanno risvegliato desideri o un desiderio di scrivere come lo scrittore (ambizione esagerata quando si tratta di Calvino… e va bene, lo so) o che semplicemente mi hanno fatto fare delle sane e furenti risate.

10 libribest booksletturalibri edificanti


Read More

Burocrazia vs. Informatica : 1000 a zero

Foreword

Solo questa mattina in occasione di una analisi specialistica – un’ortopanoramica per vedere se i denti crescono verso il cervello o verso il palato – una serie di considerazioni che latentemente si autoalimentavano è esplosa in tutta la sua virulenta grazia. La general picture si sta chiarendo. L’informatica, che sta entrando in maniera sempre più diffusa negli uffici pubblici, ha un ruolo. Lo dovrebbe avere.
Poi c’è la sua antagonista: la burocrazia.
Bhè, nelle buone intenzioni iniziali, il cavallo bolso della burocrazia avrebbe dovute ricevere dall’Informatica una iniezione di energia che potesse ringiovanirlo un po’, dargli un po’ di sprint.

Un’informatica a supporto della burocrazia, che in teoria avrebbe dovuto migliorare il lavoro dei dipendenti e la vita degli utenti dei servizi pubblici. Ovvero i cittadini

Ma questo è successo?  Solo in parte. Il cavallo bolso rifiuta le iniezioni e preferisce gongolarsi nel suo bolsume.

Osserviamo la situazione da un punto di vista nerd-oriented, allora.


Read More

GarageBand: brani professionali in 20 minuti

La verità è che il vero titolo di questo post dovrebbe essere:

GarageBand: la morte della musica…

Però, sai, uno non vuole essere pessimista, vuole vedere positivo… e allora eccoci qui. A scoprire come un ammasso non casuale di bit interpretati da una macchina (quelli che compongono il codice del programma GarageBand) possa rivoluzionare la maniera di fare musica.

GarageBand, per chi non lo sapesse, è un programma dato di default col mac (non Donald’s. Il computer, dico), che permette di effettuare registrazioni multitraccia. Vale a dire registrare strumenti diversi uno alla volta e poi di risentirli assieme.
Insomma simulare una band, se così si può dire.

HT2510_2--002-enNon è professionale, ma fa il suo sporco lavoro. Ha tutto quello che serve per registrare, qualche simpatico effetto (distorsioni, riverberi, ecc…).
Ma va bene, non sono qui per descrivere GarageBand. Trovate tante informazioni sul nuovo santo del nostro tempo, Google ( 🙂 ), oppure potete accontentarvi di quanto dice la Apple:

GarageBand trasforma il tuo iPad, iPhone o iPod touch in una raccolta di strumenti Touch e in uno studio di registrazione completo, così puoi fare musica dove vuoi.

Ci sono inoltre innumerevoli tutorial, anche con video esplicativi (questo mi pare carino)

Tuttavia qui il punto è un altro.

Il punto è la simpatica canzoncina che trovate allegata a questo post. Un motivetto funky  composto una di queste sere, in un momento di relax in cui mi sono detto “ma vediamo cosa può fare questo GarageBand”….

E quindi mi metto a smanettare, scopro che insieme al programma vengono forniti vari loop (pezzettini di brani suonati da un singolo strumento che possono essere suonati in maniera ripetitiva, in “loop”, come ad esempio un giro di accordi o una ritmica con la batteria). Per essere suoni “regalati” di default con il programma non sono per niente male, e quindi prova questo, prova quell’altro, incolla qui, incolla là, eccoti che esce fuori un brano.

Bello, no?

E invece no! La situazione è gravissima!

Ok, ok, sto per fare un po’ di polemica, ma fondata.

Il fatto che per fare un pezzo carino ed orecchiabile bastino un computer, un sequencer tipo garageband e – questo sì mi lascia basito – 20 minuti può essere una buona notizia oppure drammatica.
Alcuni interrogativi mi portano a pensare che si rischia sempre di più di produrre “prodotti” musicali, o peggio, “spazzatura” musicale.

Infatti dov’è l’ispirazione?
Dov’è l’idea musicale, la scelta delle varie possibilità armoniche, la fatica nel capire come organizzare le varie parti del brano?

Non spariscono, ma vengono sostituite da meccanismi di prova / errore in cui si aggiunge materiale musicale al brano, si vede se ci sta bene, poi si cancella e così via. Prove, cancellazioni, aggiunta di tracce, applicazione di effetti…

La musica elettronica fatta bene è tutto un altro discorso, ovviamente.
Ma quattro click per fare un brano che potrebbe essere usato tranquillamente per un videogioco mangiacervello mi esaltano e mi preoccupano allo stesso tempo.

Ancora alcune domande rimangono senza risposta:

  • musicalmente parlando, qui si progredisce o si torna indietro?
  • i brani composti con i loop sono musica o fuffa?
  • siamo ad una rivoluzione musicale o ad una involuzione musicale?
  • e soprattutto…. GarageBand devo cancellarlo dal computer?

Oggi mi fermo alle domande.

Le risposte le lascio a voi… e ad un prossimo post (maybe… tanto per rimanere ad un certo non-livello musicale).

 

 

 


Read More

Mal di schiena o necrolisi?

Autore Lothlorien1994 da https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:LillGubr.jpg

E’ solo una delle domande che mi sono fatto in queste ultime 40h.
Costretto a casa da un mal di schiena allucinante che mi obbliga a stare seduto come Lilli Gruber (in pizzo sulla sedia, schiena dritta, labbra grosse… no quelle no :)) o ancor meglio a stare completamente steso, ho deciso di prendermi un antinfiammatorio.
Ovviamente sotto indicazione della mia fisioterapista di fiducia, di cui non dirò il nome per motivi di privacy. Dico solo che è bravissima! 🙂

Insomma, questo farmaco consigliatomi dal farmacista è un potente antinfiammatorio. Roba normale, che ti indicano in farmacia.
Prima di prenderlo leggo il foglietto illustrativo.
Grave errore.
Scopro tante cose.
Tutte brutte.

Ad esempio che “possono comparire, in qualsiasi momento, con o senza sintomi di preavviso o precedente storia di gravi eventi gastrointestinali, emorragia gastrointestinale, ulcerazione e perforazione, che possono essere fatali”.

Ma se mi salvo dalla diarrea e dall’ulcera perforante (cosa improbabile) ho un’altra chance: “Gravi reazioni cutanee alcune delle quali fatali, includenti dermatite esfoliativa, sindrome di StevensJohnson e necrolisi tossica epidermica […]”.

A parte che Johnson è per me quello degli shampii, l’interrogativo più ansiogeno è: ma che diavolo è una necrolisi tossica epidermica?
Mi muore la pelle?
Mi vengono le squame? Divento un “visitor”? Mi crescono le branchie?

Ma no, devo stare tranquillo.
Il mio corpo uscirà fuori da questa terapia intatto. La schiena non mi farà più male.
“Non ti preoccupare Daniele” mi dico parlando con me stesso come i matti, per tranquillizarmi, “vedrai che tutto andrà, bene…” e mentre dialogo con la mia coscienza l’occhio mi corre sugli effetti collaterali psichiatrici.
Niente di che.
Niente che non possa affrontare: disorientamento (ce l’ho), depressione (ogni tanto ce l’ho), insonnia (raramente), incubi (raramente), irritabilità (dipende da chi ho vicino), reazioni psicotiche (mi manca).
Già, le reazioni psicotiche me le ero dimenticate.

Buono a sapersi: se – finalmente libero dal mal di schiena – mi ritroverò nudo sul balcone a parlare con la fata turchina mentre capitan uncino mi offre un bicchiere di coca cola con la mano buona, posso dare una motivazione a tutto ciò.
Le vertigini che provo? Tutto ok, un altro effetto indesiderato.
Palpitazioni, dolori toracici, infarto miocardico? Tutto sotto controllo, fa parte delle possibili (rare) patologie cardiache.

Ecco, non continuo oltre (e sì che ne avrei… a pag 13 vengono elencate nausea, vomito, diarrea, dispepsia, dolore addominale, flatulenza, anoressia) mi chiedo solamente cosa cavolo contengano questi farmaci.

Mi chiedo se – dovendo scegliere tra vivere senza mal di schiena e camminare normalmente o vedere i folletti che mi attraversano la strada – cosa dovrei preferire.

Me lo chiedo, me lo richiedo….

Nessuno risponde.
Anzi no, scusate, c’è giusto Capitan Uncino che mi sta dicendo qualcosa.
Sorry ma devo staccare…

 

 

HEADER IMAGE BY typographyimages on PIXABAY  Creative Commons CC0


Read More

Ma come si sceglie la “faccia” del mio nuovo blog? (a.k.a. temi wordpress per un blog personale)

Insomma era tanto tempo che volevo farlo, ma la mania di perfezionismo contrastava esageratamente la mania di grandezza. Ora le cose si sono parzialmente riequilibrate, ed ecco che come conseguenza mi sono comprato il dominio www.danielebailo.it.
Dopo tanti smanettamenti informatici (vedi sotto per la lista, solo per i nerd!) ho in pratica deciso di copiare tutto questo blog attuale sul nuovo dominio, che sarà la mia nuova home.

Perchè questa scelta?

Oltre che per il succitato spirito egomaniaco, ci sono altre ragioni:

  1. adesso ho la mail daniele@danielebailo.it (probabilmente non gliene frega nulla a nessuno, ma io so’ troppo contento!)
  2. posso organizzare meglio tutti i contenuti che ho in mente di mettere (ad esempio un piccolo portfolio)
  3. posso usare anche temi diversi da quelli che wordpress da di default sul blog hostato da loro

E con quest’ultima considerazione arriviamo al punto dolente…

Oddio, e ora che tema scelgo?

Normalmente per creare altri progetti, la scelta è stata rapida. Ad esempio per il sito chiaracorbellapetrillo, confrontandomi con una mia cara collega, in una settimana abbiamo selezionato e scelto. Per il sito della festa parrocchiale la scelta è durata non più di un’ora (guarda che carino festasantanselmo).

Ma adesso che si tratta di scegliere un layout per il mio blog personale… PANICOOO!

Allora, provo a mettere nero su bianco (o bianco su nero, se come me avete scoperto il ctr+alt+cmd+8 dell’iMac) le cose che desidererei nel nuovo blog:

  1. area per il portfolio, dove inserire vari progetti conclusi (roba di lavoro ma soprattuto di creatività e arte)
  2. uno slideshow iniziale. Mi piace troppo, è carino
  3. contenuti ben distribuiti, nel senso che già dalla prima pagina sia chiaro che c’è una sezione blog, una portfolio, una per la scrittura,  una contacts. IN questo senso un tema di magazine & news andrebbe bene… ma quelli stonano per un blog perosnale
  4. questo è in parziale contraddizione col punto 3: vorrei una cosa semplice, ma allo stesso tempo colorata e creativa. Cioè: abbastanza contenuti da far capire che ci sono varie sezioni, ma che non confornda l’utente (ecco che l’opzione magazine può diventare inapplicabile).

Ecco, sì, vorrei tute queste cose.. quindi bho.

Please help!

Chissà, magari volete darmi una mano nella scelta… allora ci sono due possibilità:

  1. La prima è che mi suggeriate qualche tema che vi piace e che secondo voi può andare. Sarei pure disposto a spendere una piccola cifra, và…
  2. Vi elenco quelli passati al vaglio finora e mi date un parere. Chissà magari col confronto si chiariscono le cose.
    Eccole di seguito:

Simplemag

Lo stesso con cui ho fatto il sito chiaracorbellapetrillo. Forse modificato opportunamente può funzionare.
Ha il vantaggio che si possono organizzare bene le sezioni. Inoltre ci ho già smanettato abbastanza. Forse però è troppo per magazine.

Schermata 02-2456695 alle 17.19.49

Hueman

Sembra un bel tema con varie impostazioni. Ma andrà bene per un blog personale, non è troppo incasinato? IN particolare non mi convince il fatto che non abbia lo slideshow. O meglio, ce l’ha solo nella configurazione a tre colonne (con quella principale al centro).

hueman-theme

Jovial

E’ un poco corporate e si dovrebbe lavorare sui colori. Ma potrebbe essere carino. Sotto ha il blog, poi ha lo slideshow. Non che sia molto creativo, è un po’ quadrettoso. Ma forse può andare.

Schermata 02-2456695 alle 17.30.56

 

Kent

Questo mi piace un sacco. Solo due drawbacks: è troppo quadrettoso ed è molto magazine. Si potrà riuscire a renderlo più… come dire… creativo?

screenshot

 


Reporter

E’ fantastico mi piace un sacco. Ma andrù bene per un blog personale? Certo, ha delle funzinonalità davvero bellissime…

screenshot (1)

 

 

The Newswire

Anche questo, è fantastico. Cacchio mi piacciono tutti quelli giornalistici? Frose devo aprire una testata giornalistica?

screenshot

 

Time

Altro tema molto bello. Ma tirando fuori il macho che è in me mi chiedo: non è da femmina?

time_thumb

 

Unite

Su questo ci sarebbe da lavorarci un po’, ma forse incarna il mix di semplicità e organizzazione che cerco. Chissà, magari va bene.

Schermata 02-2456695 alle 17.52.51

 

Ecco la rassegna è finita, ed io mi trovo da capo a dodici. Come uscirne? Credo che un periodo di disintossicazione dai wordpress theme e qualche consiglio esterno siano il toccasana che mi serve.
Quindi arrivederci, passo e chiudo.

Anzi no, un ultimo messaggio lo lascio: HELP, HELP, HELP

Lista smanettamenti informatici

  1. acquisto dominio e spazio web da tophost (5 euro per un anno!)
  2. download & installazione wordpress
  3. installazione del mitico plugin WP jetpack, che permette di far parte della rete di wordpress (seguire ed essere seguito, poeter fare ‘mi piace’ sui post, avere le statistiche di wordpress e tante alte cosine) anche avendo un self-hosting

lettura-scritturariflessionitecnologytecnology & ICTwordpress


Read More

Zerocalcare

La mia prima volta è stata ad Amsterdam.

Ero dal bassista bravo, quello alto, coll’ego che sciaborda, che sona come ‘na macina, che c’ha il mac a 438576 pollici in una casa de 40 metri quadri.

pastamaticDovevamo registrare il pezzo funky composto ai tempi dell’università e c’era pure er Pastamatic (il batterista co’ mille bracci). Lo studio era già prenotato. Era quello dove ha registrato Lady Gaga, perché ovviamente una cosa normale non si può fare. Noi no. E quindi, tra un urto di nervi e una lite perché non andavamo d’accordo sui riff, è arrivata la sera, ma eravamo morti di nervi e di stanchezza registratoria, quindi dopo il kebab e la birra siamo tornati a casa.
(con l’occasione, ecco dove trovate il pezzo: http://www.youtube.com/watch?v=FW0XtUjUJKs)

E lì l’ho fatto.
Non me ne vergogno.
Anzi è stata un’esperienza travolgente.
Senza chiedere il permesso, l’ho preso e portato in bagno. Mi sono tolto i pantaloni, e l’ho poggiato sopra di me, sulle gambe.

letturalettura-scritturariflessioniscrittura


Read More

Ansia: un problema vecchio di 400 anni…

Nelle mie varie letture mi sono imbattuto nel testo che riporto qui sotto.
Leggendo solo il titolo, ci si potrebbe chiedere: “Ma chi l’ha scritto?” … “Umberto Galiberti, Jung, qualche altro psicologo?”.
No. Risposta errata.
L’ha scritto un tizio vecchio di 400 anni. Cioè, capiamoci bene, ora non c’è più. Quindi, corregendomi, dico “se fosse ancora vivo avrebbe circa 450 anni”. 

E mi stupisce con quanto acume riesca a toccare i punti nodali dell’ansia, suggerendo approcci concreti ad alcune situazioni.
Certo, è uno scritto che potrebbe suscitare reazioni allergiche a chi ha qualche pregiudizio nei confronti dei credenti, della fede, e delle cose che puzzano di chiesa. Ma leggendolo con mente libera forsa ha qualcosa da rivelare a tutti… Ma del resto non voglio commentarlo troppo. Si spiega benissimo da solo.

Ancora più interessante è notare che noi, con le nostre ansie e agitazioni… non ci siamo inventati niente. Si, certo, il traffico, gli orari,  le città in cui diventiamo pazzi… tutto vero. Eppure non sembra che nel passato si stesse più sereni.
Ancor meglio, direi che NON E’ VERO CHE “Si stava meglio quando si stava peggio“.
Queste boiate le lascio al boia.

ansiafedefiltoeariflessionis.francesco di sales


Read More

Iscriviti

Ricevi i post nella tua email

Il tuo indirizzo: