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Come sgominare i parassiti statali

Sono recentemente tornato da Edimburgo, città che oltre ad essere piovosa e pittoresca, ha ospitato una conferenza sui Virtual Research Environments, argomento oscuro ai più e soprattutto impossibile da spiegare a nonna quando mi chiede «Ma di che parlate quando fate queste riunioni?». Ora, quando dico «nonna» non fate l’errore di immaginare una novantacinquenne mansueta e rimbambita. Lei è semplicemente la punta di diamante di una generazione che ha attraversato – rinforzandosi – una guerra, il sessantotto, il boom economico, canale cinque, Mike Buongiorno, le soap opera e Young Signorino: è sveglia, ha sempre la risposta pronta, impossibile da ingannare, abile nel raggirare, arduo piegarla alla propria volontà. In pratica un caterpillar. E’ su questi soggetti che dovrebbero fare i film. Robocop e i supereroi della Marvel a confronto sembrano verginelle alla prima notte di nozze.

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10 libri che lasciano una (bella) traccia

In vista di un possibile progetto di scrittura – di cui non voglio dare alcuna anticipazione poiché si tratta di un desiderio ancora allo stato embrionale – mi sono ritrovato a selezionare alcuni dei titoli migliori tra i libri che ho letto.

Libri che hanno lasciato qualche traccia nella mia vita: che hanno svelato domanda che non riusciva ad emergere, che hanno risvegliato desideri o un desiderio di scrivere come lo scrittore (ambizione esagerata quando si tratta di Calvino… e va bene, lo so) o che semplicemente mi hanno fatto fare delle sane e furenti risate.

10 libribest booksletturalibri edificanti


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Burocrazia vs. Informatica : 1000 a zero

Foreword

Solo questa mattina in occasione di una analisi specialistica – un’ortopanoramica per vedere se i denti crescono verso il cervello o verso il palato – una serie di considerazioni che latentemente si autoalimentavano è esplosa in tutta la sua virulenta grazia. La general picture si sta chiarendo. L’informatica, che sta entrando in maniera sempre più diffusa negli uffici pubblici, ha un ruolo. Lo dovrebbe avere.
Poi c’è la sua antagonista: la burocrazia.
Bhè, nelle buone intenzioni iniziali, il cavallo bolso della burocrazia avrebbe dovute ricevere dall’Informatica una iniezione di energia che potesse ringiovanirlo un po’, dargli un po’ di sprint.

Un’informatica a supporto della burocrazia, che in teoria avrebbe dovuto migliorare il lavoro dei dipendenti e la vita degli utenti dei servizi pubblici. Ovvero i cittadini

Ma questo è successo?  Solo in parte. Il cavallo bolso rifiuta le iniezioni e preferisce gongolarsi nel suo bolsume.

Osserviamo la situazione da un punto di vista nerd-oriented, allora.


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GarageBand: brani professionali in 20 minuti

La verità è che il vero titolo di questo post dovrebbe essere:

GarageBand: la morte della musica…

Però, sai, uno non vuole essere pessimista, vuole vedere positivo… e allora eccoci qui. A scoprire come un ammasso non casuale di bit interpretati da una macchina (quelli che compongono il codice del programma GarageBand) possa rivoluzionare la maniera di fare musica.

GarageBand, per chi non lo sapesse, è un programma dato di default col mac (non Donald’s. Il computer, dico), che permette di effettuare registrazioni multitraccia. Vale a dire registrare strumenti diversi uno alla volta e poi di risentirli assieme.
Insomma simulare una band, se così si può dire.

HT2510_2--002-enNon è professionale, ma fa il suo sporco lavoro. Ha tutto quello che serve per registrare, qualche simpatico effetto (distorsioni, riverberi, ecc…).
Ma va bene, non sono qui per descrivere GarageBand. Trovate tante informazioni sul nuovo santo del nostro tempo, Google ( 🙂 ), oppure potete accontentarvi di quanto dice la Apple:

GarageBand trasforma il tuo iPad, iPhone o iPod touch in una raccolta di strumenti Touch e in uno studio di registrazione completo, così puoi fare musica dove vuoi.

Ci sono inoltre innumerevoli tutorial, anche con video esplicativi (questo mi pare carino)

Tuttavia qui il punto è un altro.

Il punto è la simpatica canzoncina che trovate allegata a questo post. Un motivetto funky  composto una di queste sere, in un momento di relax in cui mi sono detto “ma vediamo cosa può fare questo GarageBand”….

E quindi mi metto a smanettare, scopro che insieme al programma vengono forniti vari loop (pezzettini di brani suonati da un singolo strumento che possono essere suonati in maniera ripetitiva, in “loop”, come ad esempio un giro di accordi o una ritmica con la batteria). Per essere suoni “regalati” di default con il programma non sono per niente male, e quindi prova questo, prova quell’altro, incolla qui, incolla là, eccoti che esce fuori un brano.

Bello, no?

E invece no! La situazione è gravissima!

Ok, ok, sto per fare un po’ di polemica, ma fondata.

Il fatto che per fare un pezzo carino ed orecchiabile bastino un computer, un sequencer tipo garageband e – questo sì mi lascia basito – 20 minuti può essere una buona notizia oppure drammatica.
Alcuni interrogativi mi portano a pensare che si rischia sempre di più di produrre “prodotti” musicali, o peggio, “spazzatura” musicale.

Infatti dov’è l’ispirazione?
Dov’è l’idea musicale, la scelta delle varie possibilità armoniche, la fatica nel capire come organizzare le varie parti del brano?

Non spariscono, ma vengono sostituite da meccanismi di prova / errore in cui si aggiunge materiale musicale al brano, si vede se ci sta bene, poi si cancella e così via. Prove, cancellazioni, aggiunta di tracce, applicazione di effetti…

La musica elettronica fatta bene è tutto un altro discorso, ovviamente.
Ma quattro click per fare un brano che potrebbe essere usato tranquillamente per un videogioco mangiacervello mi esaltano e mi preoccupano allo stesso tempo.

Ancora alcune domande rimangono senza risposta:

  • musicalmente parlando, qui si progredisce o si torna indietro?
  • i brani composti con i loop sono musica o fuffa?
  • siamo ad una rivoluzione musicale o ad una involuzione musicale?
  • e soprattutto…. GarageBand devo cancellarlo dal computer?

Oggi mi fermo alle domande.

Le risposte le lascio a voi… e ad un prossimo post (maybe… tanto per rimanere ad un certo non-livello musicale).

 

 

 


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Mal di schiena o necrolisi?

Autore Lothlorien1994 da https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:LillGubr.jpg

E’ solo una delle domande che mi sono fatto in queste ultime 40h.
Costretto a casa da un mal di schiena allucinante che mi obbliga a stare seduto come Lilli Gruber (in pizzo sulla sedia, schiena dritta, labbra grosse… no quelle no :)) o ancor meglio a stare completamente steso, ho deciso di prendermi un antinfiammatorio.
Ovviamente sotto indicazione della mia fisioterapista di fiducia, di cui non dirò il nome per motivi di privacy. Dico solo che è bravissima! 🙂

Insomma, questo farmaco consigliatomi dal farmacista è un potente antinfiammatorio. Roba normale, che ti indicano in farmacia.
Prima di prenderlo leggo il foglietto illustrativo.
Grave errore.
Scopro tante cose.
Tutte brutte.

Ad esempio che “possono comparire, in qualsiasi momento, con o senza sintomi di preavviso o precedente storia di gravi eventi gastrointestinali, emorragia gastrointestinale, ulcerazione e perforazione, che possono essere fatali”.

Ma se mi salvo dalla diarrea e dall’ulcera perforante (cosa improbabile) ho un’altra chance: “Gravi reazioni cutanee alcune delle quali fatali, includenti dermatite esfoliativa, sindrome di StevensJohnson e necrolisi tossica epidermica […]”.

A parte che Johnson è per me quello degli shampii, l’interrogativo più ansiogeno è: ma che diavolo è una necrolisi tossica epidermica?
Mi muore la pelle?
Mi vengono le squame? Divento un “visitor”? Mi crescono le branchie?

Ma no, devo stare tranquillo.
Il mio corpo uscirà fuori da questa terapia intatto. La schiena non mi farà più male.
“Non ti preoccupare Daniele” mi dico parlando con me stesso come i matti, per tranquillizarmi, “vedrai che tutto andrà, bene…” e mentre dialogo con la mia coscienza l’occhio mi corre sugli effetti collaterali psichiatrici.
Niente di che.
Niente che non possa affrontare: disorientamento (ce l’ho), depressione (ogni tanto ce l’ho), insonnia (raramente), incubi (raramente), irritabilità (dipende da chi ho vicino), reazioni psicotiche (mi manca).
Già, le reazioni psicotiche me le ero dimenticate.

Buono a sapersi: se – finalmente libero dal mal di schiena – mi ritroverò nudo sul balcone a parlare con la fata turchina mentre capitan uncino mi offre un bicchiere di coca cola con la mano buona, posso dare una motivazione a tutto ciò.
Le vertigini che provo? Tutto ok, un altro effetto indesiderato.
Palpitazioni, dolori toracici, infarto miocardico? Tutto sotto controllo, fa parte delle possibili (rare) patologie cardiache.

Ecco, non continuo oltre (e sì che ne avrei… a pag 13 vengono elencate nausea, vomito, diarrea, dispepsia, dolore addominale, flatulenza, anoressia) mi chiedo solamente cosa cavolo contengano questi farmaci.

Mi chiedo se – dovendo scegliere tra vivere senza mal di schiena e camminare normalmente o vedere i folletti che mi attraversano la strada – cosa dovrei preferire.

Me lo chiedo, me lo richiedo….

Nessuno risponde.
Anzi no, scusate, c’è giusto Capitan Uncino che mi sta dicendo qualcosa.
Sorry ma devo staccare…

 

 

HEADER IMAGE BY typographyimages on PIXABAY  Creative Commons CC0


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Ma come si sceglie la “faccia” del mio nuovo blog? (a.k.a. temi wordpress per un blog personale)

Insomma era tanto tempo che volevo farlo, ma la mania di perfezionismo contrastava esageratamente la mania di grandezza. Ora le cose si sono parzialmente riequilibrate, ed ecco che come conseguenza mi sono comprato il dominio www.danielebailo.it.
Dopo tanti smanettamenti informatici (vedi sotto per la lista, solo per i nerd!) ho in pratica deciso di copiare tutto questo blog attuale sul nuovo dominio, che sarà la mia nuova home.

Perchè questa scelta?

Oltre che per il succitato spirito egomaniaco, ci sono altre ragioni:

  1. adesso ho la mail daniele@danielebailo.it (probabilmente non gliene frega nulla a nessuno, ma io so’ troppo contento!)
  2. posso organizzare meglio tutti i contenuti che ho in mente di mettere (ad esempio un piccolo portfolio)
  3. posso usare anche temi diversi da quelli che wordpress da di default sul blog hostato da loro

E con quest’ultima considerazione arriviamo al punto dolente…

Oddio, e ora che tema scelgo?

Normalmente per creare altri progetti, la scelta è stata rapida. Ad esempio per il sito chiaracorbellapetrillo, confrontandomi con una mia cara collega, in una settimana abbiamo selezionato e scelto. Per il sito della festa parrocchiale la scelta è durata non più di un’ora (guarda che carino festasantanselmo).

Ma adesso che si tratta di scegliere un layout per il mio blog personale… PANICOOO!

Allora, provo a mettere nero su bianco (o bianco su nero, se come me avete scoperto il ctr+alt+cmd+8 dell’iMac) le cose che desidererei nel nuovo blog:

  1. area per il portfolio, dove inserire vari progetti conclusi (roba di lavoro ma soprattuto di creatività e arte)
  2. uno slideshow iniziale. Mi piace troppo, è carino
  3. contenuti ben distribuiti, nel senso che già dalla prima pagina sia chiaro che c’è una sezione blog, una portfolio, una per la scrittura,  una contacts. IN questo senso un tema di magazine & news andrebbe bene… ma quelli stonano per un blog perosnale
  4. questo è in parziale contraddizione col punto 3: vorrei una cosa semplice, ma allo stesso tempo colorata e creativa. Cioè: abbastanza contenuti da far capire che ci sono varie sezioni, ma che non confornda l’utente (ecco che l’opzione magazine può diventare inapplicabile).

Ecco, sì, vorrei tute queste cose.. quindi bho.

Please help!

Chissà, magari volete darmi una mano nella scelta… allora ci sono due possibilità:

  1. La prima è che mi suggeriate qualche tema che vi piace e che secondo voi può andare. Sarei pure disposto a spendere una piccola cifra, và…
  2. Vi elenco quelli passati al vaglio finora e mi date un parere. Chissà magari col confronto si chiariscono le cose.
    Eccole di seguito:

Simplemag

Lo stesso con cui ho fatto il sito chiaracorbellapetrillo. Forse modificato opportunamente può funzionare.
Ha il vantaggio che si possono organizzare bene le sezioni. Inoltre ci ho già smanettato abbastanza. Forse però è troppo per magazine.

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Hueman

Sembra un bel tema con varie impostazioni. Ma andrà bene per un blog personale, non è troppo incasinato? IN particolare non mi convince il fatto che non abbia lo slideshow. O meglio, ce l’ha solo nella configurazione a tre colonne (con quella principale al centro).

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Jovial

E’ un poco corporate e si dovrebbe lavorare sui colori. Ma potrebbe essere carino. Sotto ha il blog, poi ha lo slideshow. Non che sia molto creativo, è un po’ quadrettoso. Ma forse può andare.

Schermata 02-2456695 alle 17.30.56

 

Kent

Questo mi piace un sacco. Solo due drawbacks: è troppo quadrettoso ed è molto magazine. Si potrà riuscire a renderlo più… come dire… creativo?

screenshot

 


Reporter

E’ fantastico mi piace un sacco. Ma andrù bene per un blog personale? Certo, ha delle funzinonalità davvero bellissime…

screenshot (1)

 

 

The Newswire

Anche questo, è fantastico. Cacchio mi piacciono tutti quelli giornalistici? Frose devo aprire una testata giornalistica?

screenshot

 

Time

Altro tema molto bello. Ma tirando fuori il macho che è in me mi chiedo: non è da femmina?

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Unite

Su questo ci sarebbe da lavorarci un po’, ma forse incarna il mix di semplicità e organizzazione che cerco. Chissà, magari va bene.

Schermata 02-2456695 alle 17.52.51

 

Ecco la rassegna è finita, ed io mi trovo da capo a dodici. Come uscirne? Credo che un periodo di disintossicazione dai wordpress theme e qualche consiglio esterno siano il toccasana che mi serve.
Quindi arrivederci, passo e chiudo.

Anzi no, un ultimo messaggio lo lascio: HELP, HELP, HELP

Lista smanettamenti informatici

  1. acquisto dominio e spazio web da tophost (5 euro per un anno!)
  2. download & installazione wordpress
  3. installazione del mitico plugin WP jetpack, che permette di far parte della rete di wordpress (seguire ed essere seguito, poeter fare ‘mi piace’ sui post, avere le statistiche di wordpress e tante alte cosine) anche avendo un self-hosting

lettura-scritturariflessionitecnologytecnology & ICTwordpress


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Zerocalcare

La mia prima volta è stata ad Amsterdam.

Ero dal bassista bravo, quello alto, coll’ego che sciaborda, che sona come ‘na macina, che c’ha il mac a 438576 pollici in una casa de 40 metri quadri.

pastamaticDovevamo registrare il pezzo funky composto ai tempi dell’università e c’era pure er Pastamatic (il batterista co’ mille bracci). Lo studio era già prenotato. Era quello dove ha registrato Lady Gaga, perché ovviamente una cosa normale non si può fare. Noi no. E quindi, tra un urto di nervi e una lite perché non andavamo d’accordo sui riff, è arrivata la sera, ma eravamo morti di nervi e di stanchezza registratoria, quindi dopo il kebab e la birra siamo tornati a casa.
(con l’occasione, ecco dove trovate il pezzo: http://www.youtube.com/watch?v=FW0XtUjUJKs)

E lì l’ho fatto.
Non me ne vergogno.
Anzi è stata un’esperienza travolgente.
Senza chiedere il permesso, l’ho preso e portato in bagno. Mi sono tolto i pantaloni, e l’ho poggiato sopra di me, sulle gambe.

letturalettura-scritturariflessioniscrittura


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Ansia: un problema vecchio di 400 anni…

Nelle mie varie letture mi sono imbattuto nel testo che riporto qui sotto.
Leggendo solo il titolo, ci si potrebbe chiedere: “Ma chi l’ha scritto?” … “Umberto Galiberti, Jung, qualche altro psicologo?”.
No. Risposta errata.
L’ha scritto un tizio vecchio di 400 anni. Cioè, capiamoci bene, ora non c’è più. Quindi, corregendomi, dico “se fosse ancora vivo avrebbe circa 450 anni”. 

E mi stupisce con quanto acume riesca a toccare i punti nodali dell’ansia, suggerendo approcci concreti ad alcune situazioni.
Certo, è uno scritto che potrebbe suscitare reazioni allergiche a chi ha qualche pregiudizio nei confronti dei credenti, della fede, e delle cose che puzzano di chiesa. Ma leggendolo con mente libera forsa ha qualcosa da rivelare a tutti… Ma del resto non voglio commentarlo troppo. Si spiega benissimo da solo.

Ancora più interessante è notare che noi, con le nostre ansie e agitazioni… non ci siamo inventati niente. Si, certo, il traffico, gli orari,  le città in cui diventiamo pazzi… tutto vero. Eppure non sembra che nel passato si stesse più sereni.
Ancor meglio, direi che NON E’ VERO CHE “Si stava meglio quando si stava peggio“.
Queste boiate le lascio al boia.

ansiafedefiltoeariflessionis.francesco di sales


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L’algoritmo della decenza coppiale (solo per nerd!)

RIESUMO UN POST DI DUBBIO VALORE ESISTENZIALE (ma con qualche possibilità cabarettistica) SCRITTO QUANDO C’ERA TANTO, TANTO BISOGNO DI VACANZA…

Il delirio che state per leggere (a vostro rischio e pericolo) è conseguenza di:

  • il relax di una mini vacanza in Corsica in cui l’aerofagia mentale è riuscita ad infiltrarsi nelle fitte trame – normalmente impenetrabili – delle soglie dell’autocontrollo, abbassate a causa del clima estivo e dello spirito vacanziero
  • il caldo insopportabile della capitale che proibisce qualsiasi tipo di attività riposatoria a causa dell’appiccicume sospeso nell’aria. Chi si stende sul materasso è perduto, e rischia di annegare nei prodotti dei propri processi traspiratori.
  • il tentativo di dare una risposta alla domanda che molti si pongono quando, incontrando un potenziale partner stabile, pensano “Ma non sarà troppo giovane?” oppure “ma non sarà troppo maturo/a?”.
Ghiacciolo-squagliato

ecco come può ridurti il caldo

Ecco, per non lasciare al caso, all’interpretazione personale, agli umori momentanei e ai pruriti intranatichei la risposta, proviamo a creare un algoritmo che permetta di capire se si è entro un certo limite imposto dalla decenza.
Ammesso che la parola “decenza” abbia ancora un significato – ne dubito ogni volta che vedo la de Filippi condurre una qualsiasi delle sue trasmissioni. Motivo per cui i risultati del presente lavoro non sono applicabili a lei.

coppiade filippidecenzaidiozieriflessioni


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Islanda = viale Marconi x 2

sassiL’islanda.

Sono stato in Islanda.
Potrei dire “sono un ragazzo fortunato, perche mi hanno regalato…” citando il caro Lorenzo (o Jovanotti), ma visto che ragazzo non lo sono più tanto (neanche per le categorie ecclesiali che propongono attività per i “giovani dai 20 ai 35 anni”!!) dirò solo che ho avuto una gran fortuna, quella di poter visitare questa terra eccezionale grazie ad un viaggio di lavoro.

Quante cose da dire, immagini impresse, persone incontrate che anche se erano colleghi di lavoro mi hanno dato l’impressione di essere persone di cuore.

Ma prima di far vedere foto, esporre luoghi, mi piacerebbe riuscire a trasmettere il gusto di questa terra con una parola, una frase, qualcosa di incisivo che possa rispondere alla domanda: ma com’è l’Islanda?
La seconda domanda è: che c’entra viale Marconi con l’Islanda?

La risposta alla prima è nella descrizione che mi ha dato un collega incontrato per caso in un bar vicino ai Geyser:

islandaordinariabellezzariflessioni


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