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La favola della sera: Cunegonda la ruota rotonda

Ecco un altro esperimento fanta-letterario, nato quasi per scherzo. Usi plurimi sono applicabili, secondo le istruzioni indicate di seguito.

Indicazioni terapeutiche:  per sedare le energie eccessive dei più scalmanati, per alimentare la fantasia dei più creativi, per accompagnare al sonno quelli stanchi…
Controindicazioni: ipersensibilità verso i componenti (personaggi, luighi ecc) del racconto.
Avvertenze speciali: in caso di ingestione (questo significa che il bambino ha ingurgitato un tablet, un laptop o un intero pc fisso) consultare immediatamente il medico e mostrargli il contenitore (vale a dire il bambino) o l’etichetta (?).

Immagini: rubacchiate qua e là su internet.
Testo: emerso autonomamente dai miei neuroni.

Buona lettura

partenza

Un giorno il signor Gualtiero Gualtieri, stufo della traffico e della vita caotica della città, decise  di fare una gita sulle Alpi.
Aprì allora il garage, salì sulla sua jeep e accese il motore rombando.
Le sue quattro ruote subito scattarono sgommando sulla strada.

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Cunegonda – la ruota rotonda –  era molto contenta. Non le piaceva stare rinchiusa in un garage umido e puzzolente di muffa: voleva scoprire il mondo e vivere nuove avventure. Insieme alle sue tre compagne ruote, spinsero la macchina lungo strade di città, autostrade, strade di montagna, strade in salita e piccole mulattiere.Le tre ruote erano felici, finalmente stavano all’aria aperta! Cunegonda però era strana.

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Spennellare personaggi #2: l’amico bengalese

Riprendiamo le spennellate. Stavolta con l’intento, dichiarato, di non scavare nelle profondità oscure dell’animo umano, ma di tenersi più sul leggero. O anche di scavare, al limite, ma senza tirare su solo detriti.

L’amico bengalese
In pratica succede che almeno un paio di volte al mese lo si incontra. Al semaforo, al benzinaio, per strada. Da qualche parte in giro per la città o per il paese. Ci si perde di vista,  magari non ci si rivede mai più. Ma non con tutti. Sicuramente – anche per te – c’è un rappresentante di questa etnia para-orientale ( “para”, poichè sebbene stia proprio sotto le chiappe della Cina, che nell’immaginario collettivo rappresenta l’Oriente con la O maiuscola, non è proprio oriente vero certificato d.o.p. ) che dopo un po’ è diventato familiare.
Un conoscente. No di più, quasi un amico.

Un appuntamento fisso alle 7,50 di mattino (a che ora si alza per venire qui alle 7, visto che abita fuori città?): “bongiorno capo!”. Qualche volta si acconsente al lavaggio del vetro, il più delle volte no, magari si prendono i fazzoletti o l’arbre magique all’uva spina cingalese. In qualche caso nulla, niente. Solo un saluto, un sorriso, uno sguardo, un “no grazie”, una “come va”, “oggi piove”.

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Islanda: dal pomodoro di gomma al pornospruzzo

BEST 5 PLACES IN ICELAND

Che bello! Finalmente un mio sogno si avvera: scrivere un articolo intitolato “best 5…” qualcosa. Che volete, mi accontento di poco… e soprattutto mi gaso a pensare che in genere gli articoli intitolati in questo modo compaiono tra i primi posti nei motori di ricerca.

Quindi, dopo questo mix di provincialismo estremo e di high-tech-social-communication-strategy, passiamo alla descrizione dei best 5 places (a mio parere).

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Premessina
Il viaggio che ho fatto era di lavoro, ma ritaglia di qua, rosicchia su, ruspa a destra e a sinsitra sono riuscito a recuperare del tempo libero per fare qualche giro. Inoltre i colleghi Islandesi (in foto) ci hanno portato a fare un giro di qualche sito lavorativamente interessante (faglie e centrali).

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Vale a dire interessante dal punto di vista ingegneristico geologico. Una maniera mooolto bella per accoglierci e ringraziarci del lavoro fatto.
(Oddio, se per ringraziarci avessero fatto un simpatico versamento sul c/c non mi sarei mica offeso).
Ma passiamo ai best 5.

cultura idroponicaordinariabellezzatempo liberoviaggi


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Islanda = viale Marconi x 2

sassiL’islanda.

Sono stato in Islanda.
Potrei dire “sono un ragazzo fortunato, perche mi hanno regalato…” citando il caro Lorenzo (o Jovanotti), ma visto che ragazzo non lo sono più tanto (neanche per le categorie ecclesiali che propongono attività per i “giovani dai 20 ai 35 anni”!!) dirò solo che ho avuto una gran fortuna, quella di poter visitare questa terra eccezionale grazie ad un viaggio di lavoro.

Quante cose da dire, immagini impresse, persone incontrate che anche se erano colleghi di lavoro mi hanno dato l’impressione di essere persone di cuore.

Ma prima di far vedere foto, esporre luoghi, mi piacerebbe riuscire a trasmettere il gusto di questa terra con una parola, una frase, qualcosa di incisivo che possa rispondere alla domanda: ma com’è l’Islanda?
La seconda domanda è: che c’entra viale Marconi con l’Islanda?

La risposta alla prima è nella descrizione che mi ha dato un collega incontrato per caso in un bar vicino ai Geyser:

islandaordinariabellezzariflessioni


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Quando una cosa funziona, bisogna dirlo (specialmente se è una roba nerd, poi dell’INPS!!)

Ho provato un senso di  soddisfazione – quasi di liberazione –  quando, volendo verificare se ho una remota possibilità di andare in pensione (e comunque la risposta è “no, creperai lavorando”), mi sono collegato al sito dell’INPS.

Guida-Fisco-Contributi-Volontari-Inps-2012

Però fermi tutti, chiariamo subito una cosa. Se scrivo queste due righe è solo perchè l’immagine mentale che ho dell’INPS è stata completamente sovvertita. Rivoluzionata, cambiata in maniera irreversibile.
“Ehh… e cosa mai avrai pensato?…” ci si potrebbe chiedere.
Niente di che, quello che pensano tutti: 

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Lavorare con un illuminato (non è una pubblicità dell’ENEL) (EGU #3)

Questa foto merita di stare al centro della pagina. E’ memorabile.

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Perchè? Lo spiego subito:
Chi ha l’occhio da scienziato avrà già intuito che stavo presentando un poster. Ero all’EGU a Vienna.
Il tizio vicino a me, con pantaloni viola, camicia nera, foulard di seta nero con colombe bianche e un giacchetto tipo chiodo (e la capigliatura assicuro che non è una parrucca, ma vero capello anni 70!), sebbene possa dare l’idea di essere un frikkettone trovato all’ultimo momento per le strade della città, è in realtà un grande (rischia seriamente di diventare il mio Guru informatico): si chiama Keith J Jeffery, è un vero cervellone delle architetture informatiche in Europa, con vari titoli (dice un excerpt di una sua bio: “Keith Jeffery is currently Director of IT and International Strategy of STFC (Science and Technology Facilities Council), based at the Rutherford Appleton Laboratory (RAL) in the UK.“). Ma possiede vari altri titoli (direttore di quà, presidente di là), si è occupato di Grid o ora lavora col Cloud e tante altre belle cosine che tralascio.

Oltre ad essere molto simpatico, eclettico e singolare, ci sono vari altre caratteristiche che ci accomunano (suona la chitarra ed è un vero rocchettaro). Ma più di tutto, ha una maniera di ragionare affascinante. Ha un pensiero sistemico.
Non sono sicuro se sia la modalità di pensiero dei geni: ne ho conosciuti personalmente pochi ma in effetti pensano in maniera simile.

Mentre ero alla presentazione del poster, lui era lì con me essendone un co-autore. Nei momenti morti tra una chiacchierata e l’altra con quelli che volevano informazioni su simpatici ed incomprensibili schemi, ci siamo messi  a fare un piano di lavoro per i prossimi mesi, ed lì ho visto il genio al lavoro.
Bellissimo, mi sembrava di essere tornato all’università, ai tempi di informatica teorica.

Nella pianificazione delle attività per la costruzione dell’infrastruttura del progetto, mentre un qualsiasi nerd sarebbe partito dall’installare un qualcosa e smanettare, lui ha preso la cosa tutta da un atro verso: “prima di tutto abbiamo bisogno di quattro modelli per descrivere completamente il sistema” mi spiegava, “uno per gli utenti, uno per i dati, uno per le risorse e l’ultimo per il processing”.
E continuava “poi dobbamo trovare le interfacce tra i vari modelli e vedere le interazione utente-sistema, sistema-sistema, dati-processing”… e via su questo tono.

Alla fine sul file excel avevamo una lista di una cinquantina di task, di cui nessuno intellegibile da un essere umano normale, e solo un paio comprensibili da un nerd (tipo: “installare postgresql”), tutto il resto trattava di oggetti astratti, delle loro interazione e delle strategie per riuscire a definirli proponendo prima uno schema semplificato, poi chiedendo alla comunità un feedback ed infine mettendo assieme i pezzi.

Ovviamente i miei neuroni rincorrevano i suoi, nel tentativo di captare il più possibile. Dopo la compilazione della lista l’ho poi sottoposto ad un trattamento shock: una buona mezz’ora di bombardamento  di domande per essere sicuro di aver capito quello che avevamo appena scritto. Ho forzato con l’apriscatole la sua scatola cranica ed ho trovato una miniera. Eccezionale!

Ora non mi resta che lavorarci assieme, imparando il più possibile.
E facendo un upgrade del mio pensiero.

Se poi vado in crash, rebootto!

egukeith jefferyordinariabellezzatecnology


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BES: L’economia si avvicina all’uomo?

Ieri ho prima sentito a Radio 1 e poi trovato su internet il sito dell’ISTAT che parla di questo nemmeno tanto nuovo indicatore: il BES, ovvero BENESSERE EQUO SOSTENIBILE.

Non è un indicatore che nasce dagli ambiti vicini al commercio equo e solidale, bensì da situazioni meno alternative e pienamente istituzionali:

L’impegno a trovare nuove misure “oltre il Pil” si è fortemente rafforzato dopo la pubblicazione nel settembre 2009 dei risultati della Commissione istituita dal presidente francese Sarkozy e presieduta dal premio Nobel Joseph Stiglitz, con la collaborazione dell’altro premio Nobel Amartya Sen e dell’economista Jean Paul Fitoussi. Nel documento conclusivo la commissione ha suggerito che il Pil deve essere corredato da altre informazioni sulla ricchezza prodotta, ma ha anche indicato che le misure macroeconomiche vanno affiancate a misure della qualità della vita e a misure della sostenibilità. 

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il Gianicolo

Fra i motivi in testa ad un’ipotetica lista per cui val la pena di sopportare questa assurda città, il Gianicolo.

 

 

Camminare – a costo di tacchi alti – sotto lo sguardo altero di Garibaldi. Sporgersi su Roma nella luce dorata d’estate. Risentire il tuffo al cuore del primo cannone. Scorgere, fra le fronde o nella nebbia del ricordo, il teatro dei burattini. Scendere le gradinate su cui hai visto il tuo primo Goldoni. Ai piedi della quercia rabbrividire di pietà per il poeta.

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Chiara Corbella Petrillo

Un breve video su Chiara Corbella.

Più infro, video, foto su http://www.chiaracorbellapetrillo.it/

Felicità nel dolore… ecco qualcosa che fa riflettere…

musica-video


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Campotosto: svegliarsi la mattina con le montagne negli occhi

Svegliarsi la mattina (anche non all’alba) con le montagne negli occhi. Per esempio quelle sul lago di Campotosto. Soprattutto se sei in buona compagnia (grazie dell’ospitalità Freak!) e il tuo bello ti porge un caffè mentre sei ancora avvoltolata nel sacco a pelo… 😉

lago di campotosto

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