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La rivincita della voce

Forse abbiamo tutti preso una brutta abitudine: quella di non stupirsi né scandalizzarsi più quando le macchine emulano gli esseri umani, fino a sostituirli.

Nella musica oramai ci sono ogni sorta di effetti per la voce, emulatori, vocoder, harmonizer, synth e altri diabolici marchingegni che rendono quasi inutile l’intervento umano. Io mi entusiasmo sempre quando li uso o li vedo usare.

Ma questo quartetto ha rivoltato la frittata.

I quattro tedeschi hanno schiacciato David Guetta – grandioso DJ che campa grazie alle suddette cianfrusaglie elettroniche, riempiendo stadi con decine di migliaia di persone – sotto il peso delle loro voci.

Hanno emulato synth, tape delays, vocoder, harmonizers, automated gain and expanders, compressori… solo con le voci.

Guetta stai attento, la voce naturale si sta prendendo la sua rivincita.

Buon ascolto.

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Prove di Islandismo

Coronavirus a Roma: la città in questi giorni mi ricorda molto un viaggio in Islanda che feci anni fa.

Il silenzio. La prima cosa che ricordo è il silenzio che si sentiva andando in giro per Reykjavik. Anche Roma adesso gode di una insolita quiete. Chi esce in balcone non sente più il continuo smarmittare delle macchine di passaggio. Le televisioni, vai a capire perché, sono a volume più basso e non le sento strillare dalle finestre. La piscina qui vicino è chiusa, non fa lezioni di acqua-zumba fino alle 22.

E poi la sera, ah, la sera, il rumore è quasi impercettibile. Mi riferisco al costante brusio di sottofondo di decine, centinaia, migliaia di motori intenti roteare per le più disparate ragioni: condizionare la nostra aria, raffreddare frigoriferi che conservano sushi abbattuto, tenere accesi gruppi di continuità che alimentano luci di pub, palchi, bancarelle.

L’Islanda, soprattutto fuori dalla capitale, mi sembrava un posto pieno di solitudine. E invece ecco spuntare, ad uno sguardo attento, persone in movimento, che si dirigevano quietamente chissà dove. Non si assembravano, non facevano massa. Mi ricorda Roma in questi giorni di desolazione, con un popolo che invece di salutarsi cordialmente, clacsonarsi con rabbia, urlarsi frasi di scherno seguite da qualche mugugno o imprecazione, adesso si evita. Il romano ora cambia marciapiede per non incrociarti. Ti parla, ma a distanza e non ricama più sui contenuti colorandoli di racconti o battute: trasmette informazioni. Stop.

Mi raccontava una collega che l’Islandese medio dà di matto quando c’è traffico. Il problema è la definizione di traffico: un incolonnamento di 4 macchine è già considerato tale. La gente è abituata ad uno spazio vitale ampio e l’ammassarsi di corpi o delle loro automobilistiche estensioni, il sovrapporsi di obiettivi, intenzioni e direzioni diverse viene percepito come una invasione. La gente sclera con cinque macchine in coda.

Dulcis in fundo, la natura. Siamo immersi in scampoli di natura di cui raramente ci rendiamo conto. Tra un palazzo e l’altro si verificano incontri, assemblee, riunioni, conclavi e assembramenti di uccelli di specie diverse. Alle undici di mattina, in pieno smart working, mi sono stupito di sentire un così vario piacevole cantericcio. Tortora, passero, pappagallo, cornacchia, gabbiano, piccione: si danno tutti un gran daffare, cantano, gracchiano, cinguettano e tubano in competizione uno con l’altro. Mi chiedo dove dormano la notte, forse nascosti in anfratti segreti dei nostri palazzi o in invisibili buchi sugli alberi.

Ancora non abbiamo geyser, vulcani, cascate e vette innevate. Non credo si manifesteranno a breve. Rimarremo coi palazzi, i ferramenta, gli alimentari e i supermercati ai piani terra di palazzoni: in cortina, grigio cemento, o più rifiniti e storici come nelle vie del centro.

Ma con il silenzio, e la quiete. E un vuoto.

Un vuoto che all’improvviso ci è piombato addosso e che sembra quasi mi lasci più spazio per vivere.

Credits: Header photo di nextvoyage da Pixabay

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Il più grande uomo scimmia del pleistocene

Fa strano immaginarsi diluvi universali, lotte con le fiere e scalate di vulcani alla ricerca del fuoco, mentre si sta sbragati su uno scoglio a respirare l’odore di mare pulito, girati sul fianco con l’avambraccio sotto l’orecchio, a nascondere il volto dall’abbagliante riverbero del sole.
Ma leggendo Roy Lewis è praticamente inevitabile.
Questa estate, ingurgitato dal libro e proiettato in questa dimensione parallela, con la manopola del tempo girata indietro di alcuni milioni di anni, ho spiato da vicino le vicende di Ernest e la sua famiglia. Sorridevo agli episodi assurdi che li coinvolgevano, mi rattristavo con loro per le difficoltà, mi gasavo quando, scoperto il fuoco, sono riusciti a conquistare le caverne e tenere a bada bestie più grandi di loro.
Ma soprattutto ho unito tanti puntini. Tante di quelle che un approccio post-ideologico mi ha suggerito – nel passato – essere “sovrastrutture borghesi” o “invenzioni del clero per mantenere il potere” si sono rivelate null’altro che tappe naturali nella storia dell’evoluzione umana. Mi vengono in mente ad esempio la nascita dei miti, Adamo, Eva, il diluvio universale, l’Eden. Oppure la struttura delle società e i vari ruoli nella tribù – vale a dire il futuro stato. O ancora, l’amore. Oh si, l’amore, quello vero, il sesso senza pornografia, senza le sovrastrutture e anche un po’ inconsapevole.
Infine una nota personale: la lettura in parallelo di questo libro e “Homo Comfort” di S. Boni ha generato un’alchimia interessante. Mentre il primo canta odi all’evoluzione e alle conquiste – soprattutto tecnologiche – dell’uomo, il secondo la mette seriamente in discussione puntando il dito sull’onnipresenza tecnologica. Leggendo quest’ultimo mi ero un po’ depresso.
Per fortuna c’era l’uomo scimmia del pleistocene a tirarmi su: una pietra miliare, uno di quei libri da leggere una volta nella vita.

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Alieni sul GRA :: #musical snippet

No, pazzesco. Giuro non è una bugia. Non è lo Xanax. E nemmeno la carbonara che ieri sera non ho digerito.

C’erano davvero. Verdi con la pelle raggrinzita. Odoravano di asettico, di ospedale. Non ho avuto il coraggio di guardarli in faccia ma… ragazzi… si sentiva che loro erano lì, e ci guardavano.

Noi nelle nostre piccole automobili – sì piccole, piccolissime, anche i SUV erano delle caccolette a confronto –  e loro lì. In quella nave mastodontica. E poi la luce, il casino. Solo a tratti però. In realtà per pacchetti di alcuni secondi c’era un silenzio profondo. Mi sentivo il cuore pensa tu.

Con quel casino che c’è sul GRA – dico. Ma che ci sono venuti a fare gli alieni?

electronicgrajuicylogic pro Xmusicsynth


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Quiet Call – lo Squire in azione #musicalsnippet

Entro e.. lui stava lì: poverino.
Ce n’erano tanti altri come lui. Lì su. Appesi. Sembravano impiccati. Condannati ad una mortale solitudine.

Non me la sono sentita di lasciarlo nel suo stato di abbandono. Già lo sentivo vicino a me. Col suo profilo sinuoso, era perfettamente compatibile col mio avambraccio.

E quindi via. Mi sono comprato uno Squire, che per chi non lo sapesse è un basso.

Suono pazzesco per il prezzo (400 eur), eccolo qui alla prova in un pezzo ambient.
Un altro #musicalsnippet. 
Buon ascolto


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Dio c’è e gli piacciono i Coldplay: I want something just like this.

I Coldplay – band alternative rock oramai assieme sin dal 1997 – ci sorprendono ancora con un pezzo che ha popolato le top 10 di radio, televisioni e emittenti internet europee e statunitensi. Stiamo parlando del singolo composto in collaborazione con i ChainSmokers (gruppo elettronico  – quasi house – che pompa davvero), dal titolo Something just like this.

Pochi accordi, una linea melodica semplice, anni di esperienza, tanta stoffa compositiva e un grande lavoro di mixing e… eccaallà: ci ritroviamo in macchina o sotto la doccia a fischiettarne il motivetto o a canticchiare qualche parola carpita qua e là, mentre svolazzava nell’aria sul percorso tra le casse e le nostre orecchie.

Già: le parole. Il testo. Le lyrics. Ma cosa dice questo pezzo?

E’ una storia epica, sublime, commovente. Una storia che tanti di noi vivono quotidianamente. Una storia di tante coppie, di innamorati, di fidanzati, di mariti, di mogli.

La storia di un uomo che  si confronta con miti di supereroi, di forza, di dominio e di superamento dei propri limiti. E allo stesso tempo nota la propria inadeguatezza, il suo non essere “upon that list”, sulla lista dei big, dei superman con talenti eccezionali, quelli che salvano la terra con azioni eclatanti.

E anche la storia di una donna, che osservando il travaglio dell’uomo, la sua spinta verso la sfida, forse la sua frustrazione, chiede:
ma rifletti sulla direzione che vuoi prendere, quanto hai voglia di rischiare? Dove vuoi andare?
Guarda che io non cerco il supereroe, il mito [il superfigo,ndr], cerco qualcuno a cui rivolgermi, qualcuno su cui contare, qualcuno da baciare, qualcuno che mi manchi: voglio proprio qualcosa del genere.

I want something just like this: un uomo che mi ami. Un uomo che io possa amare.
Ecco, una storia ordinaria. Un comunissimo promemoria.
Una freccia accesa verso la vocazione fondamentale di tutti – amare – declinata nella coppia.
Un “reminder vocazionale” che ci viene sparato nelle orecchie centinaia di volte al giorno.

E che mi commuove perché mi ricorda che è tutto un po’ più semplice, e che i supereroi ci sono sì, ma stanno nei film della Marvel.

I want something just like this. Qualcuno che mi ami, qualcuno da amare. E’ tutto qui.

…mah… poi dicono che Dio non parla nella vita di tutti i giorni… sarà…

 

HEADER IMAGE BY Di Guy Hurst (guy hurst) on Flickr (“Coldplay – Glastonbury 2016”) [CC BY 2.0], attraverso Wikimedia Commons


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Musical Snippet#1 – Electro Raptus

Quest’ultimo periodo è stato musicalmente molto attivo.
Oltre ad un cospicuo sperpero di denaro per acquisti musicali ECCEZIONALI – pedaliere, looper, vocoder, guitar synth – ho fatto quel click micidiale.

Il click sul tasto sinistro del mouse che ha avuto due effetti: primo, diminuire l’ammontare totale del mio conto di 200 euro. Secondo, installare sul mio computer un software strafico, strafichissimo, potentissimo.

Si tratta di Logic Pro x.

Vorrei tralasciare qui l’argomento tristissimo di come la Apple è riuscita a ridurmi (cioè, rendiamoci conto, gli sto facendo pubblicità… sono diventato un “Apple Evangeliser”… naaaaa), e invece introdurre il concetto di Musical Snippet.

Analogamente agli snippet di codice, vale a dire dei pezzi di codice che sono in genere pubblici (esempio di snippet in un forum) mi sono ritrovato a rovistare in vecchie cartelle in cui ho ritrovato brevi pezzi composti anni fa, oppure produrne di nuovi adesso che Logic pro X è installato.

Da qui l’idea di condividere snippet musicali, da ascoltare, da convidere, da riutilizzare per i vostri mix casalinghi (se siete aspiranti DJ) o per altri mix (se siete DJ oppure baristi che producono milkshake).

Parte quindi l’operazione Musical Snippet.

Qui sotto, condivido un primo Musical Snippet dal titolo “Electro Raptus” (fatto in cucina mentre la verdura era sul fuoco). Il video è stato creato grazie ai tizi di http://www.renderforest.com/ , un servizio che produce video in maniera semi-automatica.

Buona visione e buon ascolto.


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Scott henderson – Lady P

Summer Fusion…

buon ascolto…

header image Di Svíčková (Opera propria) [GFDL o CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons

fusionjazzmusicaScott henderson


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Marble Machine

Quando la creatività incontra la tecnologia

grazie a Tramedipensieri

 

creativitàmacchinemarble machinemusica


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Artisti di strada

Allora, siccome sto in fissa con gli artisti di strada, ecco tre video davvero carini.

Tre soggetti differenti, accomunati da due elementi:

  1. sono artisti di strada
  2. suonano con attrezzatura “povera”

Le loro esibizioni hanno punti in comune interessanti: si basano su singoli strumenti “semplici” (no one-man-band), ed hanno un loro svolgimento sensato. Si concludono o quando raggiungono un climax, o scemano lentamente. In ogni caso si tratta di un “discorso” musicale.

Ma lasciando da parte commenti troppo intellettuali, ecco qui i tre video. Il mio favorito? Il pipe Guy, perché ha suoni davvero mooolto C64!

Engioi ( ;))

artisti di stradafrikkettonimusicastreet artist


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