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Scienza e social media – Part IV (the end)

Dopo aver visto in un post precedente alcuni dei motivi tecnologici successo dei social networks, vediamo ora quale sia la nuova ricchezza in questa era social, e quali siano le opportunità e i rischi per la scienza in questo scenario.

 

 4 La nuova ricchezza: i dati e lo stream

Nello scenario sin qui mostrato, la nuova ricchezza è costituita quindi da una parte dai dati e dal loro possesso, dall’altra dalla possibilità di condividerli e  di avere questo ‘flusso continuo’ (il cosiddetto ‘stream’) sempre aggiornato.
Il possesso di dati può essere in maniera abbastanza semplice correlato ad una ricchezza economica: le possibilità offerte dagli strumenti statistici e informatici di esplorare i dati  (data mining) permette infatti di trarre informazioni preziose utilizzabili strategicamente in ambito economico. Questa azione, tra l’altro, viene promossa a livello intercontinentale (Stati Uniti ed Europa) con azioni che tendono a diffondere le politiche di open data, ovvero politiche che favoriscono l’apertura a tutti di tutti i dati (si vedano i due esempi italiani, a livello nazionale e regionale).
Il flusso dei dati (lo stream) è altrettanto prezioso poichè attrae una grande quantità di utenti: è quello che succede su facebook quando si consulta la propria “bacheca” in cerca delle novità degli amici. Questo garantisce quindi una presenza costante di utenti, a cui è possibile veicolare messaggi pubblicitari e che possono inoltre essere in un certo modo ‘indirizzati’ a contenuti di interesse (pubblicità, siti compravendita online ecc).
In questo contesto prenderemo in esame gli aspetti più legati alla scienza.

4.1 Opportunità collaborative offerte alla scienza

Al giorno d’oggi infatti l’idea romantica di scienziato che solo nel suo laboratorio scopre e governa le leggi della materia e del cosmo è non solo obsoleta, ma inadeguata ad affrontare le sfide che la stessa scienza pone.

La scienza ha bisogno di team di scienziati che in maniera collaborativa lavorino insieme per raggiungere obiettivi. Questo è richiesto sia dall’incremento della mole di dati da annalizzare (impossibile per un singolo essere umano senza l’ausilio di un gruppo di ricerca coordinato e di mezzi tecnologici opportuni) sia dal carattere sempre più interdisciplinare che riveste la ricerca, la quale può trovarsi a trattare singoli temi da punti di vista diversi (si pensi solo al tema del DNA che riveste gli ambiti biologico, chimico, teorico, matematico, computazionale…).

Tali considerazioni sono vere in particolar modo per i campi della scienza (diversi dagli studi in laboratorio o teorici) che effettuano monitoraggio e che quindi sono intrinsecamente legati ad aspetti sociali, collaborativi e di condivisione dei dati, come nel caso della sismologia e delle reti sismiche.

Inoltre, per come si configura oggi la prassi della ricerca scientifica, sovente legata a progetti di ricerca nazionali od europei, risulta quasi ovvia non solo l’utilità ma anche la necessità di strumenti sociali e collaborativi, con le caratteristiche descritte precedentemente, che promuovano il dialogo e lo scambio di informazioni tra soggetti che lavorano sullo stesso progetto.

4.2 Rischi comunicativi

I social media, tuttavia, presentano ancora delle sfide, in particolar modo per quanto riguarda i rischi comunicativi che possono essere brevemente elencati:

  • Privacy. La privatezza delle informazioni, specialmente se si tratta di dati sensibili o scientifici, è fondamentale e non sempre adeguatamente curata. UN tipico esempio, allo stato attuale, è dato da tutti i siti a cui è possibile “accedere tramite facebook”. Chi acconsente a queta azione fornisce infatti libero accesso a tutti i propri dati da parte del sito a cui si è acceduti “tramite facebook”, e le informazioni su questa perdita di privacy non sempre sono adeguatamente illustrate.
  • Protezione tramite crittografia: insieme al miglioramento degli algoritmi di crittografia, c’è un aumento delle risorse per ‘craccare’ i dati protetti. Questa è una sfida in continua evoluzione. Fra pochi anni sarà possibile probabilmente scoprire password anche lunghe, e l’unica maniera per avere un accesso sicuro sarà fornire dati “più personali” non tutelando quindi adeguatamente la propria privacy.
  • Incomprensione tra soggetti: sebbene le tecnologie dei SN e, più in generale, collaborative, promuovano e semplifichino la comunicazione, ci sono ancora aspetti culturali, personali e storici che possono complicare il processo comunicativo e che non sono affatto da sottovalutare, come risulta evidente nell’ambito di grandi progetti scientifici europei e , ancor di più, nelle collaborazioni pan-europee. In questa prospettiva, la collaborazione portata avanti attraverso incontri personali, conferenze, riunioni risulta ancora il mezzo più efficace per ragionare assieme in maniera produttiva e creativa.
  • Il problema dello “SPAM”: un grosso problema da arginare è, inoltre, quello dei dati senza significato (il cosiddetto spam, nel gergo informatico utilizzato soprattuto in relazione alla posta elettronica indesiderata).
    Per questo motivo i metadati collegati al dato, che sono uno degli elementi fondamentali del web semantico, rivestono ora come mai una fondamentale importanza, poichè permettono di dare un significato ai dati e quindi rendono una macchina in grado di selezionare in maniera semplice 8e rapida) i dati di interesse da quelli ‘spazzatura’.

 Conclusioni

In conclusione, la scienza nell’era dei social media può trarre grande vantaggio da tutti gli aspetti collaborativi che i social network mettono a disposizione.

Essa potrà esprimere al meglio le potenzialità di progresso di cui da sempre è stata foriera se saprà emendarsi dai timori collegati ai rischi dei social networks e sfruttarne al massimo le potenzialità collaborative e di aggregazione sociale che tali reti presentano.

**************

Bene, questo breve excursus su scienza e social media è finito.
Come al solito, ogni tipo di feedback è gradito tramite i commenti qui sotto.

A presto!

 

 

 

HEADER IMAGE Photo by jesse orrico on Unsplash

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Scienza e social media – Part III

Dopo aver visto in un post precedente cosa siano i social network ed alcuni dei motivi sociali del loro successo, vediamo ora alcuni delle ragioni tecnologiche della loro immensa diffusione.

 

 3 Motivi tecnologici del successo dei Social Networks

I bisogni descritti sopra hanno potuto, tuttavia, trovare soddisfazione almeno parziale anche e soprattutto grazie all’evoluzione tecnologica senza precedenti nella storia dell’umanità, che ha reso possibile la diffusione dei SN per mezzo di:

  • Interfacce grafiche accattivanti e di facile utilizzo. Tale tema è vastissimo, mi limito ad alcuni accenni, come ad esempio l’esplosione del web 2.0. Esso è, in sintesi, un insieme di interfacce e di meccanismi che rendono l’esperienza di navigazione estremamente interattiva e personalizzata. Ciò è possibile con l’uso intensivo di insiemi di tecnologie e di standards come HTML5CSS3javascript. Esse integrano, oltre ad espetti esteticamente gradevoli, anche l’uso della georeferenziazione al fine di erogare i contenuti più adatti all’utente, assemblandoli con contenuti anche esterni e di terze parti di possibile interesse per l’utente.
    Tali nuove tecnologie comprendono protocolli asincroni che riducono i tempi di attesa apparente dell’utente, fornendo un elemento web alla volta e non obbligando l’utente ad aspettare il caricamento completo dei contenuti prima di visualizzare qualcosa; essi inoltre danno la sensazione singolare di “partecipare ad una esperienza” più che di “consultare dei contenuti”.
    Le interfacce grafiche, che ora includono messivamente animazioni, transizioni, modifiche dinamiche dell’aspetto dei contenuti (cf ad esempio le nuove specifiche per i fogli di stile CSS3) aumentano tale aspetto esperienziale.
  • Supporto per grandi moli di dati. Volendo schematizzare con una pseudo equazione, potremmo scrivere molti utenti=molti dati. Il paradigma secondo cui i dati dovevano essere accentrati su una sola macchina si sta rivelando insufficiente per le applicazoini relative ai SN che hanno avuto una incredibile espansione anche grazie a basi di dati distribuite che consentissero un elevato thorughput di transazioni e la possibilità di replicazione, anche a scapito della consistenza in tempo reale che non si è rivelata fondamentale per molte applicazioni dei SN.
    Tali basi di dati sono spesso basate su paradigmi non relazionali, o no SQL, come ad esempio couchDBmongoDBCassadra etc3
  • Incremento della banda. Un altro elemento che ha promosso la diffusione dei SN è l’aumento della banda di comunicazione, che permette il trasferimento di una mole sempre maggiore di dati e di un grande numero di transazioni al secondo, e quindi – osservandone l’aspetto concreto e quotidiano – consente agli utenti di stare collegati senza interruzione e di condividere la loro vita sui SN tramite foto, messaggi, notifiche di spostamento ecc.

 

Fra qualche giorno analizzeremo quale sia la nuova ricchezza nel mondo dei social e quali siano le opportunità che ssa fornisce alla scienza… stay tuned.

E per qualsiasi domanda, lascia un commento qui sotto.

 

 

CITAZIONI

3 per la consistenza e i database non relazionali si veda “CAP theorem” su wikipedia o su “couchDB, the definitive Guide”

 

 

HEADER IMAGE Photo by Samuel Zeller on Unsplash

 

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Scienza e social media – Part II

Dopo aver introdotto l’argomento in un post precedente, passiamo al cuore del tema: cosa sono i social network ed i motivi sociali del loro successo.

 

  1. Cos’è un social network

Un social network (SN da ora in poi), o rete sociale, è una piattaforma informatica generalmente accessibile tramite world wide web (www) che permette ad utenti e gruppi di utenti di interagire condividendo informazioni e dati. Tali reti sono normalmente tematiche (ad esempio dedicate alla musica, o alle scienze, o all’amcizia etc) anche se allo stato dell’arte le più diffuse, come facebook, tendono ad integrare utenti ed interessi diversi.

In un SN si possono condividere informazioni personali, sulla propria vita passata, sui propri interessi, sulle attività che si stanno svolgendo, generalmente in tempo reale. Un SN permette anche la condivisone di materiale multimediale (foto, video ecc).

Alcuni SN permettono inoltre all’utente di condividere in maniera collaborativa dei file di tipo office (documenti, presentazioni, fogli di calcolo ecc) tramite servizi affiliati; si veda ad esempio google drive, accessibile facilmente se si ha un account google che dà accesso al SN Google Plus.

  1. Motivi sociali del successo dei Social networks

Pur senza essere un sociologo, mi è possibile mettere in luce un sotto-insieme delle dinamiche puramente umane che contribuiscono alla diffusione inarrestabile dei SN:

  • Bisogno di socialità dell’essere umano, a cui i SN offrono un succedaneo, rispetto alle relazioni reali, che tuttavia pare coinvolgere e soddisfare molte persone
  • possibilità di comunicare e scambiare informazioni e dati in maniera immediata e semplice (cf. prossimo post)
  • possibilità di essere visibili, farsi conoscere dal mondo
  • estrema “democraticità” dei SN, per cui la visibilità di un singolo utente non viene decisa da organismi superiori ma democraticamente costruita dalla “mandria elettronica”[1]
  • bisogno di conoscenza, una delle necessità psichiche dell’essere umano, che può presentarsi in maniera polimorfa: necessità di conoscenza scientifica, necessità di conoscenza di notizie, curiosità per il sapere[2]
  • per ultimo aggiungo un aspetto socio-economico: l’accesso di molti utenti ad un unico portale può costituire motivo di ricchezza e di profitto, perciò viene promosso, facilitato ed incentivato dall’industria pubblicitaria e da altri soggetti economici come vedremo meglio nel prossimo post

Fra qualche giorno analizzeremo alcuni dei motivi tecnologici del loro successo… stay tuned.

E per qualsiasi domanda, lascia un commento qui sotto.

 

CITAZIONI

[1] Per la definizione di “mandria elettronica” si veda l’interessante saggio di TLFriedman “Le radici del futuro. La sfida fra la Lexus e l’ulivo: che cos’è la globalizzazione e quanto conta la tradizione

[2] Sui bisogni psichici dell’essere umano si vedano le teorie di Maslow o anche testi più recenti come “Amori difficili” di T.Cantelmi e R.Barchiesi

 

HEADER IMAGE Photo by Sabri Tuzcu on Unsplash

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Scienza e social media – Part I

Sono passati poco più di dieci anni da quando uno studente della Harvard University ha gettato le basi per quello che – allo stato dell’arte – è il network che quasi automaticamente viene associato all’espressione “social network”: Facebook.

M.Zuckerberg – questo è il nome dell’oramai ex-studente, novello milionario – ha saputo farsi portavoce e interprete dell’aspetto sociale della rete, che ha favorito in un tempo relativamente ridotto, se paragonato alle centinaia di migliaia di anni che ci sono voluti all’uomo per introdurre ad esempio l’uso del ferro, una diffusione enorme e capillare dell’utilizzo dei computer e, più nello specifico, del  web.

Facebook tuttavia può essere considerato solo un caso d’uso del concetto più esteso di social media, che ha assunto le forme più diverse a seconda dell’ambito di interesse degli utenti: si passa quindi da network integrati simili a Facebook come Google plus, a network di utenti esperti che collaborano a costruire conoscenza (es. wikipedia e tutti i suoi wiki-derivati) o a rispondere a domande di meno esperti (es. la comunità di stackexchange), oppure – ancora – a network dedicati ai messaggi brevi (twitter) e network rivolti alla scienza in modo più specifico.

Tra questi ultimi possiamo citare:

– Mendeley.com, una comunità che permette di condividere e catalogare le proprie pubblicazioni scientifiche, anche tramite l’utilizzo di software di catalogazione gratuito e scaricabile

– Researchgate e Academia, due social network che in maniera simile a Facebook permettono di condividere il proprio stato, aggiungere informazioni personali, in particolare quelle relative alla propria carriera scientifica, ed il curriculum.

Tratterò le opportunità collaborative offerte dai social media, approfondendo nei prossimi post i seguenti punti:

1) cosa sia un social network

2) motivi sociali del successo dei social networks (d’ora in poi SN)

3) motivi tecnologici del loro successo

4) la nuova ricchezza introdotta dai Social Network: i dati e lo stream

 

Fra pochi giorni cominceremo con i primi due paragrafi: cosa sono i social network e motivi sociali del loro successo…. stay tuned.

E per qualsiasi domanda, lascia un commento qui sotto.

 

 

 

HEADER IMAGE Photo by NASA on Unsplash

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Communication and Dissemination for European Projects (#2)

In  a previous post we introduced the importance of communication within the context of European funded Projects, and we defined three different modules to establish an efficient communication:

A) Internal Communication Tools
B) Communication Activities
C) Website

After describing the list of tools for internal communication, we will now deal with the Communication Activities and the website.

Why do we need Communication activities?

They are the core of internal (among project members) and external (external stakeholders) communication, and define how the various actors of the projects (project members, scientists, external stakeholders, funding agencies, common citizens etc.) communicate. They are usually explained all through the Communication Plan.

An approach which seems to be quite effective, in order to define the communication activities in the Communication Plan, is the following:

  1. Define general Objectives
  2. For each objective, define a clear, pragmatic and concrete sub-objective
  3. For each sub-objective, describe
    1. Who are the actors involved
    2. Who are the means of communication
  4. Define Key Performance Indicators (KPI) to evaluate the effectiveness of the action

I’ll make it more clear by means of an example: let’s assume that your project includes the participation of Small Medium Enterprises (SME). We have then the following schema:

  • Objective: involvement of SME;
  • Sub-Objective1: Participation of SME to project events;
    • Actors: Project Management Office (PMO), SME representative
    • Action1: PMO invites SME to project’s events by means of email invitations
      • KPI for Action1: number of invites / number of participants ratio
    • Action2:  Ask to SME to contribute with talks/ presentations to the event/conference
      • KPI for Action2: number of talks by SME representatives
  • Sub-Objective2: Keep SME updated about project’s news;
    • Action1: send monthly newsletter to SME by email
      • KPI for Action1: number of clicked links from the email
    • Action2:  ….
      • KPI for Action2: ….
  • Sub-Objective3: produce documentation about common work;
    • Action1: …
      • KPI for Action1

Well… got the idea?

Of course a list of tools (means of communications) should be also provided, at it may include

  • Newsletters
  • Social network activities
  • Videos
  • Interviews

It is not simple to enumerate them. Their necessity and usability really depends on the type of projects and its goals. In addition, it is really an activity for which some expertise in communication is needed. With respect to this, the best suggestion would be to get in touch with some serious communication company, used to work in EU projects.

The website: a must

The purpose of the website is usually to disseminate project’s relevant information to all stakeholders. The website shouldn’t contain reserved material but only publicly accessible material (e.g. documents and presentations external or internal stakeholders, images for press review).

And socials?
The website should include also news and interactions from social networks. However the website should be simple enough to allow almost anyone with basic IT skill to add pages, articles, images.

Which technology?

A simple CMS (content Management System) software based on standard LAMP technologies (Linux Apache MySQL PHP) is the most reasonable solution: many popular solutions exist such as WordPress, Joomla, Drupal etc. would be preferable. To be web 2.0 compliant the layout template could be based on a CSS3 framework such as Bootstrap, Foundation, Sass as such infrastructures provide cross-browser compatibility on desktop and mobile devices.

Users & editors

We plan to have up to five content editors (i.e. CMS users), their access credentials will give them editing capabilities on various subsections of the Web site; they must be able to:

  • create new pages and update existing content pages.
  • rename existing pages or move them around the site hierarchy structure, site navigation should auto-update accordingly
  • set publish/unpublish dates for documents
  • upload set of images and add a public viewing gallery for them into any page
  • edit content boxes appearing in splash / summary pages, or in side columns

The editors will need to be fully formed on all the tools available in the CMS; probably via a initial dedicated hands-on seminar ( e.g. three or four 2-hours sessions).

..and some extras….

The management of the Website will also need prompt CMS software update, performance and security monitoring, full management of the SQL database, we might need extra Database tables and CMS tools (PHP snippets based on the CMS API), traffic stats monitoring (Google Analytics).

That’s all folks

Now we get to the conclusion. I’ll tell you a secret: contents of those two posts were actually taken out from a work I did in order to select a company to support our project i communication activities. And it seems to work.

Of course, these are just some ideas which need some (much) refinement.

However having seen that – unfortunately – the communication activities in EU projects are sometimes decoupled by the the wealth of knowledge about communication (widely used – on the contrary – for commercial purposes), those two posts want to be a startup guide to dive into the matter of communication in EU projects.

Comments and feedbacks are more than welcome.
And please share your experience.

EU aims at competition, it’s true, but sharing information about those “hidden challenges” will help everybody to design and run better projects for a better science.

 

HEADER IMAGE Photo by Pavan Trikutam on Unsplash

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Communication and Dissemination for European Projects (#1)

Communication is often considered a structural pillar in several domains.
Of course commercial domain makes wide use of any kind of communication “tool” (e.g. social networks, communication techniques as “story telling”, or the old well-known commercial ads) in order to engage users and – in the end – increase profit.
However the importance of Communication has been recognised as relevant also in the field of science, and in particular of the Science Projects funded by the European Community.

Documents like Communicating EU research and innovation: guidance for project participants demonstrate how serious this issue has been taken by the EU.

In addition, almost all EU projects I’ve come across, include a Communication Working Package.

This issue – or better this challenge – needs at least two ingredients to be properly tackled:

  1. a good Communication Plan
  2. the know how and technical tools which are, in the end, the substance of the communication itself. They include all the technical tools (e.g. teleconferencing tools) and best practices which must be used to carry on an effective communication based on the communication plan.

In this post I’ll deal with the second aspect, reporting the experience we had in the context of the EPOS european project and providing some thoughts, guidelines and – most importantly – our experience about the creation of  all the tools we needed to set up an efficient communication.

We called it Communication & Management Toolkit. 

 

HEADER IMAGE Di Sceptre (Opera propria) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

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Metadata and Borkering – a modern approach #2

The second episode of metadata and brokering.
Topics covered:
1. additional definition (ontology, relational database and others)
2. the wide picture: What’s the data fabric, data fabric elements from Research Data Alliance (RDA) and possible concrete implementations of RDA guidelines.


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Le donne di Lisbona hanno bei polpacci…

…ma anche gli uomini, i bambini, gli anziani… insomma tutti, anche noi (io e Lucignolo, il mio cicerone di fiducia nelle trasferte estere).

Ora la domanda è: perché tutte questa speciale attenzione al polpaccio sebinonelico?
E’ una caratteristica dei portoghesi? (bho… forse)
E’ semplicemente una mia fissa? (si lo è, ma questo è un altro discorso)
E’ la moda dell’anno? (non mi pare)

La risposta è che l’attenzione a questa parte del corpo affonda le sue radici in una esperienza inizialmente straziante: immaginate di arrivare la mattina dall’aeroporto, coi mezzi pubblici, armati trolley (eh…sono finiti i bei tempi dello zaino da inter-railer) e di scoprire che la strada dal tram all’alloggio si sviluppa in direzione quasi verticale. Sulle prime sembra uno stradello in salita pieno di sanpietrini, poi ci si rende conto che il sanpietrino – già giurato nemico del trolley che per non sganganare le rotelle deve essere caricato sulle spalle – si esaurisce gradualmente in una serie illimitata di gradini.

Gradini. Scale. Corrimano. Cordoli di marmo. E ancora altri gradini.
Scalette. Rialzi. Curvette. Sanpietrini. Rientri. Sbalzi. Gradinate. Scalinate.

La strada verso casa si sviluppa attraverso quegli angusti e caratteristici vicoli che affiancano case piastrellate di maioliche, porte che si aprono su edifici instabili, piazzette con ‘locals’ al bivacco. E mentre il fiatone mi rende cianotico cerco di ammirare questo bundle di bellezza.

Arrivato sulla soglia dell’alloggio abbandono pesantemente la valigia sul terreno sanpietrinoso e mentre mi appoggio allo stipite del portone per riprendere fiato e lasciare che il sangue defluisca nuovamente verso le gambe per irrorare i polpacci, il mio collega mi informa che siamo al terzo piano.
Senza ascensore ovviamente.

Rassegnato alla mia sorte, pronto ad installare un pace maker una volta rientrato a Roma, mi avvio per l’ultimo brano della mia ascesa, giurando di non muovermi più per altre 48 ore.

…E infatti nemmeno un’ora dopo – tempo di una doccia – rieccoci fuori a battere inesorabilmente le strade di Lisbona, evitando come la peste i luoghi ingolfati da turisti.

 

Chilometri a piedi su e giù per le scale di Lisbona, miglia a promenarsi along infinite alleys, per tutti i cinque giorni di trasferta. Sempre trasportandosi il peso della fatica della giornata di lavoro sulle spalle, manco fosse l’Armadillo di Zerocalcare.
Visto che il tempo a mia disposizione si sta esaurendo, indico solo due posti davvero carini e allego un po’ di foto delle sante scale lisboniche.

1. Il cinese illegale

IMG_20150522_223423Un posto che ti chiedi: come hanno fatto a pensarci? Come gli è venuto in mente?
Si tratta di una casa normalissima, in cui i muri sono stati buttati giù per fare spazio… ad un ristorante cinese. Tutto ovviamente illegale: si entra da un normale portone, si salgono le scale, si arriva nella sala coi tavolini. Un posto fuori dal mondo, con cibo buono. Ma il cinese è sempre cinese, e la notte er fritto s’è fatto sentì!
Ecco un post carino che indica come arrivarci

2. Chapito a Mesa

IMG_20150521_001206Vabbè, qui si tratta un grande classico: il pubbetto che fa anche cene, un posto carino… ma aspetta. Da dove si entra?
Si tratta in realtà di un centro culturale in cui si fanno spettacoli e performances artistiche. I prezzi sono buoni, il luogo caratteristico… e poi insomma, ve lo googlate e ne parlano in tanti, senza che mi ripeto 🙂

Bene mi pare tutto e posso anche salutarvi.

 

A proposito: alla fine della trasferta i polpacci mi si sono rivitalizzati, zompavo grillescamente su e giù per le scalinate, il fiato si era fatto più lungo e i polmoni avevano riacquisito la loro originale capacità volumetrica.
Bell’allenamento, ‘ste scale.

 

 


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#italiasicura

Recentemente ho scoperto il portale #italiasicura, che viene definito come

La mappa dei cantieri antidissesto, i nuovi dati aperti con le opere contro frane e alluvioni comune per comune e lo stato delle emergenze regione per regione.

Mi pare un tool interessante da vari punti di vista. Certamente è anche una operazione politica per dimostrare cosa il governo sta facendo. Ma senza entrare nel merito, mi pare comunque che si tratti di un tool ben fatto, con statistiche interessanti (sapevate ad esempio che i danni subiti dal patrimonio pubblico e privato ammontano a c.ca 3Miliardi di euro?).

Altri due aspetti interessanti

1 Openadata

ISTAT, Protezione civile e ISPRA sono i tre fornitori di dati per questo tool. Ma attenzione, i dati sono tutti OPEN! Finalmente quindi un tool che aggrega dati open “sparsi” per la rete… l’auspicio è che presto altre istituzioni pubbliche accettino la sfida dell’open data aprendo i loro archivi in maniera intellegibile anche a delle macchine (@INGV ci riusciremo?).
http://mappa.italiasicura.gov.it/#/opendata

2. Opensource

I creatori di questo tool meritano un po’ di complimenti: osservando la lista dei tool opensource usati risulta evidente che non si sono fissati e focalizzati su una tecnologia (quello che chiamo il geek approach) ma hanno usato un approccio modulare usando tecnologie diverse per scopi diversi. Quindi per far girare il portale si passa da tecnologie basate su python a Java, javascript, openlayers… insomma, tanti “oggetti tecnologici” tutti ben integrati.
Complimenti!
http://mappa.italiasicura.gov.it/#/opensource

Concludendo

Complimenti per il tool, almeno dal punto di vista tecnico. L’auspicio? Che si possa sfruttare ancora di più l’opendata e che le istituzioni “aprano” i loro archivi in maniera efficiente (no fuffa, please).

http://mappa.italiasicura.gov.it/

 


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RDA – recommendation on citing data

RDA stands for Research Data Alliance. It is a nice group of people who are meeting and discussing together in order to do something very close to what led to the establishment of the TCS/IP stack in the 70’s, but for the data.
In a scenario where there are not agreed directives to manage, use, re-use, produce, store and curate the data, RDA wants to establish some order and structure in all that.
So they have organized discussion, Request For Comments (RFC), suggestions about best practices, guidelines documents… and other initiatives which are now going on.

Research Data Alliance also has some “political influence” as it is also supported by the European Commission, the National Science Foundation and other U.S. agencies, and the Australian Government.

In this scenario, they are providing nice guidelines documents which are worth of reading.
This time, I want to share their ideas about the hot issue of Data Citation (which is related to Persistent Identifiers as DOI or EPIC PID).

The citation of the data is as hot as challenging to approach. Maybe this guidelines can be a good start to establish some structured discussion in many infrastructure which need to tackle this issue.

Downloadable version of Recommendations on Making Data Citeable published


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