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Gli Stancocchi su Google Play

D: Non ci posso credere, Six, qui le cose vanno avanti!
S: in che senso?
D: nel senso che pian piano ci diffondiamo!
S: mah… a me sembra di rimanere sempre allo stesso posto.. qui negli occhi di Giovanni. Cosa ti dà questa impressione?
D: ma come… ma che c’entra? Cosa dici? Noi certo che ce ne stiamo fermi. Ma dove volevi andare? Parlo di diffusione in senso lato.
S: mhmm… in senso lato dici, eh?Immagine 4
D: vabbè lascia perdere… anche se adesso non ci stressiamo troppo con i videogiochi, visto che Giovanni ha un po’ rallentato con questa follia delle ore e ore davanti al computer, mi sono accorto di una sorpresa che ci riguarda su Google…
S: ahaa… aspetta, aspetta… forse capisco… certo però anche tu parli complicato, eh?
D: parlo complicato?
S: ma si! Tutta quella storia sulla diffusione, noi che ci diffondiamo…
D: mah, veramente mi pare di aver parlato italiano….
S: ma quale italiano, tu fai dei giri incomprensibili. Potevi dirlo subito che con l’e-publishing di youcanprint lo share dell’ebook aumenta posiziandosi anche sui maggiori ebook store, compresi quelli di ultima generazione come google play… tu vuoi farla sempre complicata?
D: ….

S: non dici nulla?
D: mi hai ammutolito. Dove hai imparato tutte quelle parolacce?
S: parolacce? Ma quali parolacce?
D: ma dai, non fare il vago. ebook, uPublishing… ma chi ti insegna queste volgarità?
Immagine 5S: ma… ma… ma quali volgarità! – e qui Six si infervora e alza la voce – sono cose che oramai masticano tutti,le capisce anche un bambino. Ti fai un libro, lo pubblichi da solo… ma vabbè che te lo spiego a fare
D: ma senti un po’, io non sono per nulla volgare. Tu tiri fuori parole incomprensibili e poi ti metti a fare tanto il saputello

….

 

Bhé per ora credo sia meglio lasciare Dix e Six ai loro oftalmici litigi, e prendere semplicemente nota della grandiosa notizia:

Gli Stancocchi – la vera storia di Dix e Six, è disponibile anche sul book store di Google Play!

Chi se lo sarebbe aspettato, ti sbarcano così, da un momento all’altro anche su Google… ammazza sono troppo forti.. 🙂

EbookGiovannigoogle playself-publishingstancocchitroppoavanti


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Nessun genitore deve volere il meglio per suo figlio

”…e sai perchè? Perché non lo sa. Un genitore non sa cos’è il meglio per suo figlio. Non lo può sapere, come potrebbe? E’ Dio? Legge nella sfera di cristallo? No, è solo un genitore. E allora dovrebbe starsene a guardare e basta, in silenzio e con grande calma”.

Rubo queste poche righe, tra le più essenziali, a Paola Mastrocola, dal suo ”Non so niente di te” del 2013.

Non sono le prime, però. Vengono dopo le pecore. O meglio, dopo l’evento delle pecore, le pecore dentro l’università. Durante una conferenza di economia in cui veniva illustrata una rivoluzionaria teoria, un modello economico nuovo, geniale, brillante.Le pecore portate da uno dei relatori, il nostro protagonista, il personaggio che proclama le parole con cui inizia questo articolo.

Paola-Mastrocola-non-so-niente-di-teCover

No, non mi sono fanno una canna: davvero tutto ciò viene raccontato in ”Non so niente di te”, che alla fine non è un libro. E’ una bomba. Mischiando eventi improbabili con una giusta dose di anteprime su quanto deve ancora accadere e con un tema attualissimo – le aspettative dei genitori sui figli – Paola Mastrocola sforna un libro di quelli che non leggevo da tempo.

Riflettendo su quello che volevo scrivere a riguardo di questo testo, pensavo di metterne in luce tutta la profondità tentando di dimostrare come fosse un pezzo di letteratura contemporanea (dei giorni nostri, intendo), come abbia tutte le carte in tavola per entrare nell’olimpo dei testi immortali, magari citando A. Spadaro per il quale un testo letterario deve confrontarsi con le tensioni radicali di una vita umana, ci deve svelare noi stessi.

Per fortuna, per mia grande fortuna (o sfortuna, Dio solo lo sa) non ho fatto lettere quindi posso lasciar perdere qualsiasi velleità da critico letterario e dire semplicemente quello che penso: ”Non so niente di te” riesce a suscitare pensieri, sentimenti, riflessioni sulla propria vita e, allo stesso tempo, desiderio di andare a fondo.

La Mastrocola giochicchia con le parole, le espressioni, riuscendo a mettere in risonanza con dialoghi tutto sommato semplici alcune dinamiche interne che io e tutti quanti – ne sono sicuro – ci portiamo dentro.
Roba del tipo: ma faccio quello che faccio perché lo voglio o per accontentare qualcuno? Mi sono sono scelto la mia strada? Ma la dovevo davvero scegliere? Ma cosa volevano i miei genitori da me? Cosa voglio dai miei figli?

Ecco, tira fuori temi grossi, temi importanti, temi da ricerca vocazionale, da riflessione profonda… ma con un umorismo, una fantasia, una leggerezza fantastici.
Quando si legge questo libro si sta sereni. Si vola. Si sorride. E magari si fanno pure le tre di notte per finirlo.

”Forse è proprio questo, papà. Dovreste essere curiosi, molto curiosi dei vostri figli. Morire dalla curiosità di vedere come diavolo andrà a finire. Invece siete sempre così scontenti, così incontentabili. Sembra che conosciate già tutto. Non vi lasciate sorprendere. Peccato. Vi private di una grande felicità”.

Il protagonista è un universitario che studia economia, e che si sente soffocato dal sistema. Perché questa follia delle pubblicazioni a catena per farsi conoscere e riempire il curriculum? Perché le chiacchiere accademiche al solo fine di mettersi in mostra ed aumentare il prestigio? Concorre tutto ciò alla costruzione della verità, di una scienza sana che magari ci eviterà qualche devastante crisi economica?
Nel racconto tutte queste contraddizioni escono fuori, e spingono Filippo – il protagonista – a scelte estreme ma normali, con personaggi come la zia che fanno apparentemente da sfondo, ma che in realtà hanno influito enormemente con la loro presenza su Filippo.

La Mastrocola riesce ad amalgamare bene tanti ingredienti, ha una bella prosa, e dipinge personaggi che sono vicini a noi. Anzi, forse siamo proprio noi.
Ora tutto sta a capire se siamo tra i buoni o fra i cattivi. Ma il bello è proprio qui: in ”Non so niente di te” non ci sono buoni o cattivi.
Esistono solo splendidi, fantastici, normalissimi esseri umani.

Straconsigliato a tutti coloro che:

  1. sono figli
  2. hanno figli
  3. stanno per finire l’università
  4. devono decidere cosa fare nella propria vita
  5. hanno deciso cosa fare nella propria vita, ma non sono sicuri
  6. vogliono fare i pastori
  7. vogliono studiare economia
  8. vogliono sposare (hanno sposato) una svedese o norvegese

 

 

header image Di 4028mdk09 (Opera propria) [CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons

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Eco – la massoneria a Praga…aga…ga

Fine del lavoro: mi fiondo in macchina e mi avvio a casa. Nel cervello le sinapsi ancora si inviano mutui segnali sull’ultimo argomento che stavo trattando, un brokering system basato su cataloghi di metadati per la condivisione di servizi e dati scientifici. Gli occhi sfarfallano un po’, oggi li ho sforzati troppo.

Ma alla fine come sempre arrivo alla meta: la casa, la mia bella casina e soprattutto IL DIVANO.
So bene che l’idolatria di questo ammasso di legno, stoffe e cuscini mi costerà una permanenza prolungata nel Purgatorio. Unica consolazione, sapermi non da solo ma in compagnia di altri centinaia (migliaia?) di uomini Italiani.
Prendo l’eBook reader e scartabello un poco tra i libri ancora da leggere.
Tra i vari titoli mi salta agli occhi Il cimitero di Praga – Umberto Eco
“Bhè”, mi dico, “Eco è bravo, me lo hanno pure consigliato questo libro…”.
E mi metto a leggere.

Il-cimitero-di-praga-Umberto-EcoScopro la storia di una vita sdoppiata, uno schizofrenico che vive ed opera nel XIX secolo, Simone Simonini, professione notaio – ufficialmente – ma ufficiosamente falsificatore di documenti, che non sa più se sia lui a scrivere il diario personale o un gesuita di cui lui a volte assume le spoglie. Simonini è uno svalvolato la cui storia si intreccia con personaggi storici veramente esistiti, alcuni conosciuti da tutti come Mazzini, altri più di nicchia, come Leo Taxil.

Ma prima proseguire, voglio confessare che la colpa è mia.

Lo sapevo già. L’avevo letto quel maledetto Pendolo di Focault. Conoscevo già  le fisse di Eco, le sue perversioni storico-religiose.

E anche qui le ho ritrovate.

I libro infatti contiene una storia eccezionale, coinvolgente e ti tiene attaccato alle pagine. Il protagonista passa attraverso gli eventi principali che ruotano intorno all’unità d’Italia. Poi Eco è un bravo scrittore, lo sappiamo tutti, riesce a portarti quasi sempre alla fine del libro perché vuoi capire che succede (forse ci sono alcune eccezioni come L’isola del giorno prima, ma vabbè). Inserisce episodi storici, personaggi reali, tutto è basato su una solida ricerca bibliografica e ti obbliga a sfogliare il dizionario ogni due o tre pagine perché saltano fuori parole di cui magari non sospettavi nemmeno l’esistenza. E in effetti alcune volte non esistono perché se le è inventate lui, che è un grande neologista.

Però ha due difetti.

1. Sta troppo in fissa

In fissa con questa maledetta massoneria. Con gli intrighi, il pensare obliquo, lo spionaggio, il controspionaggio e il tradimento di tutti, le sette cattoliche, il revisionismo sui lati più oscuri della storia degli ordini religiosi, gli ebrei, il denaro, l’avidità.

Il protagonista, passando attraverso varie trasformazioni, arriva a questo obiettivo esistenziale (una fissa pure la sua) di propagare il più possibile un documento sulla congiura ebraica assemblato da lui, in cui narra di una riunione massonica di ebrei nel cimitero di Praga (da cui il titolo del libro). Mi ha ricordato la P2.

Eco mescola storie di massoneria, di ciarlatani che riciclano testi da passare a vari servizi segreti, che si rivendono menzogne riprese a loro volta da scritti basati su falsi. In un certo senso è l’operazione che effettua anche lui, partendo da fonti storiche vere, personaggi reali e architettando una storia completamente inventata in cui i personaggi compiono azioni documentate dalle cronache storiche.

Potremmo dire che è un meta-racconto.

O un racconto frattale, in cui l’operazione effettuata contiene al suo interno – zoomando un po’  – l’operazione stessa: scrive un falso storico che racconta di un personaggio che scrive falsi storici. Geniale.

Ma c’è sempre questa presenza della massoneria. Dell’intrigo.

Eco ha l’amore per il mistero basato sul falso. L’agitarsi dei popoli, dei potenti, causato da balle colossali. Energie sprecato attorno al nulla.

Questa considerazione mi porta direttamente al secondo punto.

2. Dipinge l’essere umano come nativamente gretto.

Leggendo questo libro ho avuto l’impressione di una sorta di suo feticismo per le oscurità dell’animo umano, per personaggi che cercano la vanagloria e che in definitiva hanno come unico fine quello di sopravvivere e salvare la pelle. Per la menzogna, per il tradimento, il tornaconto personale, il piacere del caos, l’obliquità di intenti e di pensiero.

Ora, poiché Eco è uno scrittore di spessore e quello che scrive è arguto e penetrante, non fuffa facilmente smaltibile dai nostri neuroni, mi chiedo che immagine di essere umano venga comunicata e metabolizzata più o meno inconsciamente da noi.

Chi è l’Uomo? Quello che rubacchia, cerca di scalare le vette della società sulle spalle dello sfigato che tanto morirà perché è nato col destino già tracciato? Il traffichino? L’omnifalsificatore che vittima delle sue stesse menzogne sdoppia la sua identità?

…mhmmm… siamo sicuri che l’Uomo sia questo?

Non concordo con chi sostiene la tesi della finzione letteraria, per cui tutto quello che si scrive è un’opera di fantasia, contestualizzata in un preciso momento della storia e che quanto si racconta sia semplicemente e innocentemente un plot che deve essere credibile. No, troppo naive. Questa visione si infrange nell’impatto con le parole scritte fra le righe, come intercalare, con i commenti messi in bocca a personaggi secondari: tutto questo esprime una visione chiara dell’Uomo.

Una visione che non mi piace.

No, caro Umberto Eco, l’essere umano che dipingi tu nei tuoi romanzi mi fa schifo. E’ una delle versioni più grette di persona che si possa immaginare.

Io non sono così.

Tu non sei così.

Noi non siamo così.

E mi incuriosisce, forse addirittura mi spaventa un po’, riflettere su dove tu attinga, all’interno del tuo animo, per tirar fuori questa mole imponente di doppiezza.
Anzi si che ti dico?
Non la voglio sapere.
Affari tuoi!

PS: preso dalla foga rischio di dimenticarmi le conclusioni e i consigli per la lettura.
Lo ritengo un bel libro. Forse fa bene sapere quello che ci si aspetta, prima di leggerlo. Ottimo per svernare durante le influenze, quando si deve riempire il tempo dedicato alla noia.
Ma non aspettatevi che faccia scendere la febbre…anzi…

 

Header image by Postdlf da w [GFDL o CC-BY-SA-3.0], attraverso Wikimedia Commons

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Orto Botanico

Oggi il tempo è brutto. Dove andiamo?
Ovvio: all’orto botanico!

L’orto è a piedi del Gianicolo, vicino all’Accademia dei Lincei, a due passi da piazza Trilussa. Ma sembra di stare in un luogo senza tempo.

Ecco il reportage di una giornata nel cuore di Roma, ma fuori dal mondo.

(Avviso: le foto in anteprima potrebbero essere al contrario stortignaccole… Mr. WordPress sa perché… ma se ci cliccate sopra sono nel verso giusto!)

 

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