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Gli stancocchi si danno marketing

Porca miseria, secondo me si sono infurbiti.

Sentite questa: l’altro giorno sentivo vociare dall’interno del libro. Ne ho alcune copie sulla scrivania dell’ufficio. A volte i colleghi ne vogliono una, allora le tengo lì.
Insomma, sento come delle vocine. Mi pare folle: ma come fanno gli occhi a parlare tra le pagine? Capisco fossero stati i miei, quelli personali, che mi porto proprio qui sotto la fronte. Ma da dentro al libro… bho mi pare strano. Non impossibile – certo – oramai quasi non uso più questo termine da quando ho capito che sono usciti, scappati, violando qualsiasi legge di natura e di buon senso. Però, via, un limite a quello che accade ci dovrà pur essere, no?
Bhè, fatto sta che appena sento il parlottio mi lancio ad aprire la prima copia, quella in cima alla pila. Come c’era da aspettarsi, appena apro una pagina a caso, il vociare si arresta. Allora, con grande pazienza, richiudo, rimetto il libro esattamente come stava prima. Aspetto due minuti e le voci ricominciano.

[…continua a leggere…]

 

HEDAER IMAGE BY geralt  at pixabay 

glistancocchilettura-scritturascritturastancocchi


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Zerocalcare

La mia prima volta è stata ad Amsterdam.

Ero dal bassista bravo, quello alto, coll’ego che sciaborda, che sona come ‘na macina, che c’ha il mac a 438576 pollici in una casa de 40 metri quadri.

pastamaticDovevamo registrare il pezzo funky composto ai tempi dell’università e c’era pure er Pastamatic (il batterista co’ mille bracci). Lo studio era già prenotato. Era quello dove ha registrato Lady Gaga, perché ovviamente una cosa normale non si può fare. Noi no. E quindi, tra un urto di nervi e una lite perché non andavamo d’accordo sui riff, è arrivata la sera, ma eravamo morti di nervi e di stanchezza registratoria, quindi dopo il kebab e la birra siamo tornati a casa.
(con l’occasione, ecco dove trovate il pezzo: http://www.youtube.com/watch?v=FW0XtUjUJKs)

E lì l’ho fatto.
Non me ne vergogno.
Anzi è stata un’esperienza travolgente.
Senza chiedere il permesso, l’ho preso e portato in bagno. Mi sono tolto i pantaloni, e l’ho poggiato sopra di me, sulle gambe.

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La favola della sera: Cunegonda la ruota rotonda

Ecco un altro esperimento fanta-letterario, nato quasi per scherzo. Usi plurimi sono applicabili, secondo le istruzioni indicate di seguito.

Indicazioni terapeutiche:  per sedare le energie eccessive dei più scalmanati, per alimentare la fantasia dei più creativi, per accompagnare al sonno quelli stanchi…
Controindicazioni: ipersensibilità verso i componenti (personaggi, luighi ecc) del racconto.
Avvertenze speciali: in caso di ingestione (questo significa che il bambino ha ingurgitato un tablet, un laptop o un intero pc fisso) consultare immediatamente il medico e mostrargli il contenitore (vale a dire il bambino) o l’etichetta (?).

Immagini: rubacchiate qua e là su internet.
Testo: emerso autonomamente dai miei neuroni.

Buona lettura

partenza

Un giorno il signor Gualtiero Gualtieri, stufo della traffico e della vita caotica della città, decise  di fare una gita sulle Alpi.
Aprì allora il garage, salì sulla sua jeep e accese il motore rombando.
Le sue quattro ruote subito scattarono sgommando sulla strada.

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Cunegonda – la ruota rotonda –  era molto contenta. Non le piaceva stare rinchiusa in un garage umido e puzzolente di muffa: voleva scoprire il mondo e vivere nuove avventure. Insieme alle sue tre compagne ruote, spinsero la macchina lungo strade di città, autostrade, strade di montagna, strade in salita e piccole mulattiere.Le tre ruote erano felici, finalmente stavano all’aria aperta! Cunegonda però era strana.

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