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L’algoritmo della decenza coppiale (solo per nerd!)

RIESUMO UN POST DI DUBBIO VALORE ESISTENZIALE (ma con qualche possibilità cabarettistica) SCRITTO QUANDO C’ERA TANTO, TANTO BISOGNO DI VACANZA…

Il delirio che state per leggere (a vostro rischio e pericolo) è conseguenza di:

  • il relax di una mini vacanza in Corsica in cui l’aerofagia mentale è riuscita ad infiltrarsi nelle fitte trame – normalmente impenetrabili – delle soglie dell’autocontrollo, abbassate a causa del clima estivo e dello spirito vacanziero
  • il caldo insopportabile della capitale che proibisce qualsiasi tipo di attività riposatoria a causa dell’appiccicume sospeso nell’aria. Chi si stende sul materasso è perduto, e rischia di annegare nei prodotti dei propri processi traspiratori.
  • il tentativo di dare una risposta alla domanda che molti si pongono quando, incontrando un potenziale partner stabile, pensano “Ma non sarà troppo giovane?” oppure “ma non sarà troppo maturo/a?”.
Ghiacciolo-squagliato

ecco come può ridurti il caldo

Ecco, per non lasciare al caso, all’interpretazione personale, agli umori momentanei e ai pruriti intranatichei la risposta, proviamo a creare un algoritmo che permetta di capire se si è entro un certo limite imposto dalla decenza.
Ammesso che la parola “decenza” abbia ancora un significato – ne dubito ogni volta che vedo la de Filippi condurre una qualsiasi delle sue trasmissioni. Motivo per cui i risultati del presente lavoro non sono applicabili a lei.

coppiade filippidecenzaidiozieriflessioni


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Spennellare personaggi #2: l’amico bengalese

Riprendiamo le spennellate. Stavolta con l’intento, dichiarato, di non scavare nelle profondità oscure dell’animo umano, ma di tenersi più sul leggero. O anche di scavare, al limite, ma senza tirare su solo detriti.

L’amico bengalese
In pratica succede che almeno un paio di volte al mese lo si incontra. Al semaforo, al benzinaio, per strada. Da qualche parte in giro per la città o per il paese. Ci si perde di vista,  magari non ci si rivede mai più. Ma non con tutti. Sicuramente – anche per te – c’è un rappresentante di questa etnia para-orientale ( “para”, poichè sebbene stia proprio sotto le chiappe della Cina, che nell’immaginario collettivo rappresenta l’Oriente con la O maiuscola, non è proprio oriente vero certificato d.o.p. ) che dopo un po’ è diventato familiare.
Un conoscente. No di più, quasi un amico.

Un appuntamento fisso alle 7,50 di mattino (a che ora si alza per venire qui alle 7, visto che abita fuori città?): “bongiorno capo!”. Qualche volta si acconsente al lavaggio del vetro, il più delle volte no, magari si prendono i fazzoletti o l’arbre magique all’uva spina cingalese. In qualche caso nulla, niente. Solo un saluto, un sorriso, uno sguardo, un “no grazie”, una “come va”, “oggi piove”.

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